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Mostra il contenuto con la massima reputazione da 24/07/2026 in tutte le aree

  1. Recentemente mi sono trovato a mettere in fila i ricordi che ho del forum; mercoledi ci sarà un'interessante "fuori programma" che ci vede protagonisti ed avevo bisogno di raccogliere e scrivere un pò di cose su di noi. Spero che a 43 anni e 360 giorni (come mi ha definito @al3cs sono "Dariuz il grigio") mi lascerete scrivere qualche riga tra il nostalgico ed il piacevole, quello che insomma fanno i vecchi di merda come il sottoscritto... Sono iscritto al forum dal 2010 (se non ricordo male, ma ho premesso che sono un vecchio bacucco), sono arrivato qua in cerca di informazioni per il mio viaggio sulla east coast del 2011; credo di essermi fin da subito distinto per i diari surreali che mi divertivo a scrivere, in cui fatti piuttosto insignificanti diventavano surreali iperboli mentre disgrazie catastrofiche erano comunque descritte con folle ironia (vedi il volo cancellato il pomeriggio prima della partenza nel 2014 o il bombarolo pazzo che voleva ammazzarmi a Yellowstone). Questo forum è online grazie alla passione di Claudio @KlaSan e Roberto @Shining che ormai 17 (diciassette, DICIASSETTE) anni fa misero su questo sito, senza di loro non saremmo qui oggi; D I C I A S E T T E anni dopo. Questo forum è online grazie alla passione dello staff, abbiamo visto tante persone succedersi nel gruppo ed ognuna a modo suo ha lasciato qualcosa qua sopra (salvo chi, come un bambino tignoso, si è fatto cancellare l'account...l'ho già detto che invecchiando uno ha meno remore a dire le cose?), abbiamo gestito scazzi cosmici, abbiamo organizzato meravigliosi raduni, abbiamo "mandato avanti la baracca" compatibilmente con la vita che non è rimasta ad aspettare mentre scrivevamo post e guide ed abbiamo affrontato un paio di cambi piattaforme (ricordo che l'ultimo a ipb è costato svariati anni di inferno ai molti che si sono prodigati per rimettere su tutto a tempo di record). Questo forum è online grazie a tutti gli utenti, a chi è passato solo per raccogliere qualche informazione, a chi è arrivato tramite i social e poi qua è rimasto, a chi è diventato un amico virtuale e reale, a chi ha contribuito aiutando altri utenti, a chi ha scritto un diario o semplicemente un post. Il forum è qualcosa che probabilmente appartiene al passato, forse è un covo di vecchi boomer che non si arrendono a chatgpt, ai "seguo" di Facebook ed al mondo che cambia più velocemente di quello che riusciamo a comprendere; questo forum costituisce una nicchia di appassionati che mettono a disposizione degli altri utenti tempo e conoscenze, in maniera indipendente e gratuita (vorrei sempre ricordare che qua nessuno promuoverà un ameno albergo a 40 km dalla Monument Valley, solo perchè il proprietario ci ha fatto dormire gratis in cambio di pubblicità positiva), affinchè tutti possano avere il viaggio migliore possibile; credo che al giorno d'oggi sia una cosa estremamente rara e preziosa. Il forum non è solo Stati Uniti e viaggi, ma anche amicizie indelebili con persone conosciute dall'altra parte del Paese, relazioni, amori improbabili nati tra queste pagine e che vanno avanti più o meno alla luce del sole, matrimoni ed anche figli (nel mio caso un nipote); tutte cose che senza questo spazio non sarebbero state possibili; mentre raccoglievo le mie memorie per la famosa "sorpresa work in progress" mi sono fermato a riflettere su tutte le cose che sono successe in questi anni di forum; a come sono cambiato e soprattutto a come è cambiata la mia vita, alle esperienze che ho vissuto grazie alle informazioni raccolte qua sopra e che probabilmente senza il forum non sarebbero state possibili. Sono andato a controllare prima di prendere la pastiglina e finirla con questi deliri, mi sono iscritto al forum il 15 giugno 2010, è incredibile pensare come un click su un anonimo forum di viaggi, sedici anni fa, abbiamo cambiato così tanto e radicalmente la mia vita, quella delle persone che mi sono accanto e come continui a cambiarla anche in questo momento. Credo che al di la di tutto, questo spazio sia un posto prezioso che deve essere preservato, custodito e "portato avanti", arriverà un giorno in cui entrare qua sarà come ascoltare un vecchio 33 giri dei Beatles, ma evidentemente non è ancora questo il giorno. Lunga vita al forum ❤️ Il vostro Dariuz il grigio (anche se non riesco più a partecipare come un tempo, leggo sempre quasi tutto).
    22 punti
  2. Cari utenti, ho il piacere di informarvi che il nostro forum è stato il soggetto di una puntata del podcast "USA on the road - viaggi negli States", realizzato dalla nota travel writer Simona Sacri @SimoSacri. Simona è una travel writer ed una delle voci più autorevoli del turismo negli Stati Uniti. Da anni collabora con Visit USA Italia, contribuendo a raccontare le infinite sfaccettature del territorio americano attraverso reportage, podcast e approfondimenti. Le ho scritto mesi fa per una questione piuttosto surreale che vedeva protagonista il forum (ci sarebbero tante cose da dire al riguardo, ma oggi mi concentrerei sulle cose belle), in cerca di un consiglio e per un confronto; ho trovato una persona appassionata di States ed una professionista estremamente preparata. Nel corso dei mesi abbiamo scambiato diversi messaggi ed infiniti audio su svariati argomenti, finchè mi ha proposto di dedicare una puntata del suo podcast al nostro forum, alla storia di questa piattaforma ed a cosa facciamo ormai da tanti anni. Come ben sapete in oltre 17 anni di storia, il nostro forum Usa on the Road ha sempre scelto di rimanere una realtà libera e indipendente. Non abbiamo mai inseguito collaborazioni o sponsorizzazioni: il nostro obiettivo è sempre stato uno solo, condividere informazioni raccolte sul campo da chi gli Stati Uniti li vive davvero, viaggio dopo viaggio. Seguiamo il lavoro di Simona da tanti anni; nella divulgazione appassionata che la contraddistingue, abbiamo riconosciuto professionalità, competenza, credibilità ed una passione autentica per gli Stati Uniti. Valori che rispecchiano perfettamente lo spirito della nostra community. Accettare il suo invito a partecipare al podcast è stato quindi semplice, ma soprattutto un piacere. Una delle rarissime collaborazioni che abbiamo scelto di intraprendere in oltre diciassette anni di attività, perché nasce dal rispetto reciproco e dalla volontà comune di raccontare gli Stati Uniti in modo serio, indipendente e con passione... Nella puntata che trovate online sui canali di Simona (elencati di seguito), potete ascoltare gli interventi che io @dariuz (se a qualcuno fosse sfuggito chi sta scrivendo) e @acfraine abbiamo realizzato durante la registrazione della puntata. LINK DIRETTO ALLA PUNTATA SPOTIFY - USA on the road - Viaggiare negli States Sito web ps: visto che ne io ne il mio compare Derio registriamo podcast quotidianamente, abbiate pietà, ci siamo impegnati molto...
    18 punti
  3. Alla fine di maggio nostro figlio aveva una settimana libera da impegni lavorativi e personali, perciò già in aprile abbiamo organizzato un viaggio nel nord dell’Inghilterra, approfittando del fatto che dal 20 maggio al 3 giugno saremmo stati come al solito ospiti a casa sua a Southampton. A posti già visti anni fa abbiamo aggiunto località non ancora visitate e fra queste soprattutto quelle gestite dal National Trust. Con la tessera del FAI si possono visitare gratuitamente dimore storiche, castelli, giardini e monumenti archeologici mentre con quella del National Trust (nostro figlio è membro) si può anche parcheggiare gratuitamente in parcheggi dedicati situati lungo le coste o in campagna, cosa molto positiva perché i parcheggi in Gran Bretagna sono diventati veramente costosi. La scelta della settimana non è stata delle migliori: sapevamo che il weekend era un bank holiday, ma ignoravamo che fosse un’intera settimana di vacanze scolastiche, quindi ci siamo trovati in vacanza con un bel po’ di inglesi; per di più, proprio quando siamo partiti è iniziata un’ondata di calore che al nord non è stata intensa come al sud ma ci ha costretto ad acquistare pantaloni corti, calzini leggeri e per me due canotte (io e mio marito eravamo arrivati dall’Italia anche con mantelle e pantaloni antipioggia ). Per risparmiare un po’, abbiamo scelto di pernottare alcune volte in camera tripla, abbiamo spesso fatto colazione in camera, a pranzo abbiamo sfruttato i meal deal, un pranzo veloce offerto soprattutto nei supermercati che combina a un prezzo fisso molto conveniente un piatto principale (sandwich, panino, wrap), uno snack (patatine o frutta) e una bibita, e mangiato al ristorante o al pub solamente alla sera. L’itinerario è stato molto intenso perché non potevamo aggiungere giorni e nostro figlio non ha voluto limitarsi a una sola zona, l’est oppure l’ovest. Comunque il giro è stato bellissimo e ci ha confermato che tutta la Gran Bretagna merita assolutamente di essere visitata. Il periodo era quello giusto per vedere migliaia di uccelli nelle riserve protette: abbiamo visto più sule che in Nuova Zelanda e molte più pulcinelle di mare che in Islanda e in Alaska (ci abbiamo addirittura camminato in mezzo ). Il Lake Distict, a cui abbiamo voluto dare una seconda possibilità, si è confermato una zona troppo affollata e piuttosto invivibile mentre le Yorkshire Dales si sono rivelate una piacevole scoperta. Questo l’itinerario 23 maggio: Southampton – Hardwick Hall - York 24 maggio: York – Helmsley – Rievaulx Abbey – Thornton Dale – RSBP Bempton Cliffs - Robin Hood's Bay - Whitby 25 maggio: Runswick Bay – Saithes - Roseberry Topping – Durham – Souter Lighthouse – Newcastle 26 maggio: Newcastle - Dunstanburgh Castle - Farne Islands – Bamburgh Castle – Purdy Lodge 27 maggio: Purdy Lodge - Lindisfarne Castle – Vallo di Adriano – Keswick (Derwentwater) – Buttermere – Cockermouth 28 maggio: Cockermouth – Grasmere – Ambleside – Sizergh – Hawes – Muker – Reeth – Carperby 29 maggio: Carperby - Fountains Abbey - Brimham Rocks - Malham Cove – Haworth – Liverpool 30 maggio: Liverpool - Charlecote Park – Southampton Metto alcune foto York Rievaulx Abbey RSBP Bempton Cliffs Robin Hood's Bay Whitby Saithes Durham Souter Lighthouse Farne Islands Bamburgh Castle Lindisfarne Castle Vallo di Adriano Derwentwater Buttermere Grasmere Sizergh Yorkshire Dales
    9 punti
  4. 24 maggio: York – Helmsley – Rievaulx Abbey – Thornton Dale – RSBP Bempton Cliffs - Robin Hood's Bay – Whitby (prima parte) Oggi abbiamo un programma molto intenso (sarà così tutti i giorni) ma riusciremo a rispettarlo. Facciamo un'abbondante colazione in albergo e alle 8:00 partiamo. La prima sosta è alle affascinanti rovine di Byland Abbey, un'abbazia cistercense fondata nel 1177. Durante il periodo della soppressione dei monasteri voluta da Enrico VIII venne abbandonata e cadde gradualmente in rovina. Oggi il sito è gestito dall'English Heritage e l'accesso è gratuito. A quest'ora ci siamo solo noi e le rovine immerse nella campagna inglese ci regalano un'atmosfera davvero suggestiva. Proseguiamo e ci fermiamo brevemente a Helmsley, un paesino con una caratteristica Market Place dove ogni venerdì si tiene il tradizionale mercato. A pochi passi dal centro sorge l'Helmsley Castle, una roccaforte medievale risalente al XII secolo. Anche questo sito è gestito dall'English Heritage con visita a pagamento. È ancora chiuso, ma non l'avremmo visitato in ogni caso (nemmeno il figlio che ha la tessera dell'English Heritage). Anche la Rievaulx Abbey è gestita dall'Englisch Heritage e l'ingresso è a pagamento. Non entriamo nemmeno qui e la ammiriamo da fuori. L'Abbazia di Rievaulx è una delle più imponenti abbazie cistercensi d'Inghilterra. Fu fondata da monaci inviati da San Bernardo di Chiaravalle e divenne uno dei centri monastici più ricchi e potenti d'Inghilterra. Fu chiusa e parzialmente distrutta nel 1538 per volere di Enrico VIII. Le rovine sono inserite in un paesaggio suggestivo e si capisce perché sono diventate una meta amata dai poeti romantici e dai pittori. Anche le case del minuscolo paese cresciuto intorno all'abbazia sono veramente pittoresche. La prossima tappa che mi sono segnata è Thornton-le-Dale. È un villaggio con caratteristiche abitazioni in pietra attraversato da un ruscello. Non ha niente da invidiare a molti paesini delle Cotswolds, compreso l'affollamento, il traffico e le difficoltà di parcheggio. La sua attrazione più famosa è il Beck Isle Cottage, una casa con il tetto in paglia situata in una posizione suggestiva sul ruscello, che è diventata una delle immagini più instagrammate dello Yorkshire. Dopo un giro veloce e qualche foto ripartiamo per la meta più attesa della giornata, la riserva ornitologica RSPB di Bempton. Il traffico è in aumento, d'altronde era prevedibile: è la domenica di un bank holiday e di una settimana di vacanze scolastiche, è una bella giornata di sole e procediamo in direzione mare. Lasciata la periferia di Scarborpugh, ci fermiamo lungo la strada in una piccola coop dove il figlio si compra un meal deal da mangiare alle Bempton Cliffs mentre noi prevediamo di pranzare con della frutta. Sono un po' preoccupata: troveremo posto nel parcheggio della riserva? Risposta: no. L'accesso al parcheggio è bloccato da una lunghissima fila di auto in attesa. Cosa facciamo? Aspettiamo un po', poi decidiamo di girare la macchina e andarcene. Siamo veramente dispiaciuti ma fortunatamente riusciamo a parcheggiare in una rientranza della strada a poco più di un chilometro dall'ingresso della riserva che raggiungiamo a piedi. Il biglietto costa £8.00 e ne vale la pena perché il posto è spettacolare. Dal Visitor Hub prendiamo il sentiero che porta alla costa e ci fermiamo a pranzare su una panchina poi raggiungiamo le scogliere. Fra aprile e luglio le scogliere di gesso bianco di Bempton ospitano circa mezzo milione di uccelli marini che si radunano qui per allevare i loro piccoli. Prendiamo per primo il sentiero che costeggia la costa a sinistra, il Jubilee Corner Trail, e arriviamo a un'affollata piattaforma, poi torniamo indietro, sempre lungo la costa, e proseguiamo lungo le scogliere lungo lo Staple Newk Trail. Vediamo migliaia di uccelli, in volo, sul mare o appollaiati sulle rocce. Naturalmente riconosciamo sule e gabbiani; impariamo i nomi degli altri dai cartelloni esplicativi: guillemot (uria, mai sentito), kittiwake (gabbiano tridattilo), razorbill (gazza marina). Dovrebbero esserci anche le pulcinelle di mare ma non ne vediamo. Ci rifaremo fra due giorni. È veramente un luogo bellissimo! Super consigliato, non solo per la fauna ma anche per il paesaggio.
    9 punti
  5. Dopo la decisamente piovosa esperienza in Norvegia dello scorso anno, Pamela e i bambini hanno deciso che per l’estate 2026 non ci sarebbero state trattative. Mi hanno messo letteralmente con le spalle al muro e il diktat è stato chiarissimo: «Vogliamo mare, sole e relax. Obiettivo Grecia!» A malincuore mi sono messo l’anima in pace e ho iniziato a cercare un’isola greca che potesse, almeno in parte, venire incontro anche alle mie esigenze. Qualche trekking, un po’ di natura, magari qualche escursione… insomma, qualcosa che mi permettesse di non trascorrere due settimane con la sola prospettiva di spostarmi dalla spiaggia alla piscina. Il risultato, però, è stato abbastanza deludente. Forse, anzi sicuramente, perché cercavo controvoglia. Alla fine abbiamo iniziato a prendere in considerazione Corfù. C’erano dei voli davvero interessanti, non era troppo lontana e, soprattutto, permetteva di organizzare una vacanza senza spendere una fortuna. E diciamocelo: spendere poco per un viaggio che non suscitava in me particolare entusiasmo mi sembrava, tutto sommato, cosa buona e giusta. Ma io conosco i miei polli. E infatti, proprio quando stavamo per formalizzare l’acquisto, Pamela ha iniziato lentamente a cambiare registro. «Magari facciamo qualcosa anche di un po’ più attivo… alla fine, a me bastano anche tre giorni al mare per rilassarmi». Ora, io quella frase la aspettavo da giorni. Anzi, probabilmente l’aspettavo da quando avevamo iniziato a parlare della Grecia. Perché, mentre ufficialmente ero impegnato nella ricerca dell’isola perfetta, sottobanco avevo già studiato un piano B. E quel piano B aveva un nome preciso: Turchia. Ho quindi mantenuto un’espressione assolutamente neutrale, facendo finta di non avere la minima idea di dove volessi andare a parare, e ho risposto con la massima naturalezza: «Dai, cerco qualcosa che possa fare al nostro caso». Qualche ora dopo, naturalmente, avevo già spiattellato tutto. Qualche giorno a Istanbul, la Cappadocia — che ero praticamente certo avrebbe rapito il cuore di Pamela — un percorso di avvicinamento verso la costa e, alla fine, i tanto desiderati giorni di relax al mare. Il tutto con una condizione imprescindibile: niente maratone quotidiane. Un itinerario sì, ma senza trasformare ogni giornata in una corsa contro il tempo. E, dove possibile, hotel con piscina: un piccolo dettaglio pensato per accontentare Pamela, ma soprattutto per garantire ai bambini la loro dose quotidiana di divertimento. Insomma, un viaggio che sulla carta sembrava riuscire a mettere tutti d’accordo: storia e cultura per me, paesaggi ed esperienze per tutti, qualche trekking per non perdere completamente le buone abitudini e, soprattutto, mare, sole e relax per Pamela e i bambini. La Grecia era ormai definitivamente archiviata. E così, quasi per caso, da una vacanza che avrebbe dovuto essere una semplice fuga al mare è nato qualcosa di decisamente diverso. È così che ha preso forma il progetto Turchia on the road 2026. Mi sono messo alla ricerca dei voli, il prezzo migliore era con Air Serbia ma l’idea dello scalo non mi esaltava così ho deciso di spendere qualcosa in più e prendere il diretto con Pegasus, ho aggiunto un bagaglio da 20 kg da imbarcare e mi sono fiondato sul secondo obiettivo, quello di costruire un giro che funzionasse per noi partendo dalla base dei diari letti sul forum, quelli di @Bianco31, @alessipe ed @ester70k. Inizialmente avevo pensato di fare la tratta Istanbul-Goreme con volo interno su Nevşehir, prendere lì la macchina e poi lasciarla all’aeroporto di Dalaman dopo l’estensione mare a Fethiye e da lì prendere un secondo volo interno per tornare ad Istanbul. Facendo i conti con i due voli interni per quattro persone ed il drop off dell’auto e sorta nel frattempo anche la volontà di visitare Efeso, ho pensato di fare un paio di tirate in auto e completare un anello su Istanbul facendo la parte mare a Kusadasi. Mi sono fiondato quindi sul noleggio auto e dopo un’accurata ricerca ho scelto la compagnia locale Cizgi che offre un’ottima assicurazione e nessun deposito sulla carta di credito con dei pacchetti economici per abbattere la franchigia anche se alla fine opto per prenderla a parte con Rental Cover. Sistemati volo ed auto e definito l’itinerario inizia la parte per me più divertente della programmazione che è quella della scelta degli hotel: per Istanbul punto su un appartamento in quanto gli orari per le colazioni sono abbastanza in là un po’ ovunque e volendo anticipare le ondate di turisti è mia intenzione visitare le attrazioni principali all’apertura che è generalmente alle 9. Per la Cappadocia l’imperativo è avere un hotel con piscina e con terrazza direttamente sui camini delle fate in modo da poter osservare le mongolfiere all’alba mentre per il resto del viaggio non ho necessità particolari se non, come detto in precedenza, la presenza della piscina. Prenotati anche gli hotel mi assicuro il parcheggio in aeroporto a Fiumicino ed un alloggio per la sera precedente in zona Ciampino dove i prezzi sono più economici e comunque in 30 minuti si raggiunge facilmente il Leonardo da Vinci; ora non ci resta che studiare nel dettaglio l’itinerario, ed aspettare che arrivi la partenza 30 LUGLIO Alle 14, subito dopo aver terminato a lavoro, partiamo in direzione Roma; essendomi alzato come ogni benedetta mattina alle 5:10 per guadagnarmi la pagnotta ho le palpebre leggermente pesanti dopo un’oretta abbondante di guida così mi fermo in autogrill e ci beviamo un caffè. Alle 17:15 giungiamo davanti al cancello dell’Hibiscus Apartment e solo qui mi accorgo che l’host mi ha mandato un messaggio su Booking per sapere l’orario del nostro arrivo. Lo chiamo e mi dice che sarebbe giunto immediatamente ed infatti dopo un paio di minuti si presenta un simpatico ragazzo di colore che ci apre il cancello, ci mostra il parcheggio privato e ci accompagna all’interno dell’appartamento, semplice ma pulito e curato, insomma quello di cui abbiamo bisogno per questa notte. Hibiscus Apartment Ci consiglia qualche ristorante in zona ma noi abbiamo appuntamento a cena con i nostri amici @pandathegreat e @mouette così ci diamo una rinfrescata veloce e dopo un’oretta li raggiungiamo a casa. Ci abbracciamo dopo tanto tempo, i ragazzi ci mostrano la casa nuova in ristrutturazione e poi per Andrea ed Arizona arriva il momento più atteso, quello di incontrare nuovamente i gatti dei ragazzi, anche se solamente uno si palesa mentre gli altri due restano nelle retrovie per timore. Mangiamo, beviamo, ci raccontiamo aneddoti di viaggio ed anche questa volta, come l’ultima, ci dimentichiamo di fare una foto insieme! Tornati in appartamento ci fiondiamo a letto in trepidante attesa per la partenza di domani. Spese prima della partenza: Pegasus: € 1199,72 Cizgi Car Rental: € 414,89 + Rental Cover: € 25,25 Spese di giornata: Hibiscus Apartment, Ciampino: € 95,25 Sarni, Brecciarola: € 3 31 LUGLIO Alle 6 sono già in piedi, come sempre l’ansia da partenza mi colpisce, dopo mezz’ora si alza anche Pamela e ci facciamo un caffè in camera prima di chiamare anche i bambini. Alle 7:45 lasciamo l’appartamento e passiamo davanti al Bar L’Incontro che dista solo 200 metri, facciamo take away e portiamo via tre croissant, una bomba ed una bottiglia d’acqua, Ary ha qualche problemino di stomaco così prendiamo anche una Coca Cola. Raggiungiamo in una mezz’ora abbondante il nostro fido parcheggio Kingparking, lasciamo l'auto e saliamo immediatamente sul van che ci porta al terminal partenze. Consegniamo subito il bagaglio da imbarcare in modo da essere più liberi, passiamo velocemente i controlli e finalmente ci sediamo a fare colazione. Dopo aver gironzolato qua e là per l’aeroporto, avendo il volo alle 12 decidiamo di prendere qualcosa per il pranzo ai bambini; ci fermiamo da Burger In dove prendiamo due hot dog ed un pacchetto di patatine da portare a bordo. Hot dog approvato! Attendiamo che esca fuori sui monitor il nostro gate (E3) e quando lo raggiungiamo troviamo già lì le hostess pronte ad aprire le pratiche di imbarco, con un quarto d’ora di anticipo. Siamo così tra i primi a salire a bordo, o meglio sul bus, che ci porta fin sotto l’aeromobile, entriamo dalla porta posteriore e ci accomodiamo ai nostri posti. Questo è sempre il momento più emozionante Pamela è con i bambini nelle file da tre mentre io sono di fianco ma lato finestrino e vicino ho una ragazza che ha un “leggero” problema di sudore acido, sarà un bel viaggio! Partiamo in orario ed il volo fila liscio, puzza di ascelle a parte, ed atterriamo in leggero anticipo all’aeroporto Sabiha Gökçen, il secondo scalo di Istanbul, che si trova nella parte asiatica della città a circa 35 km dal centro. Una volta sbarcati ci mettiamo pazientemente in coda per le pratiche doganali che sbrighiamo in mezz’ora e con un controllo documenti, una foto e la consegna di un foglietto bianco che attesta la data di entrata e che dobbiamo riconsegnare al momento di lasciare il paese. Giunti al nastro troviamo già la nostra valigia, la ritiriamo e ci dirigiamo verso la stazione della metropolitana; da casa avevo già preparato tutto il piano per raggiungere coi i mezzi il nostro appartamento, operazione che richiede oltre un’ora e mezza di viaggio. Come prima cosa acquisto la Istanbulkart, tessera elettronica fondamentale per girare la città: serve per viaggiare su metropolitana, tram, autobus, traghetti e linee ferroviarie come il Marmaray ed è lo strumento più comodo ed economico per muoversi in città. Ad ogni stazione o fermata del tram ci sono chioschi automatici blu e gialli (multilingue compreso l’italiano) dove acquistare o ricaricare la tessera, il funzionamento è semplice: si acquista prima la carta che è possibile utilizzare anche per più persone, si ricarica l’importo desiderato e si passa ai tornelli d’ingresso. Quando si esaurisce si ricarica l’importo voluto alle solite macchinette, il vantaggio è che le corse singole costano meno utilizzando la Istanbulkart rispetto all’acquisto senza carta. Presa la carta e fatta la ricarica raggiungiamo la fermata della metro 4 direttamente in aeroporto, passiamo quattro volte la tessera e saliamo a bordo del primo treno; dopo 21 lunghissime fermate scendiamo alla stazione di Ayrılık Çeşmesi dove cambiamo mezzo e ci trasferiamo sul treno Marmaray B1 che passa sotto il Bosforo ed in due rapidi stop scendiamo alla stazione di Sirkeci. In viaggio sulla metro 4 Qui sbagliamo l’uscita e dobbiamo fare un breve tratto in discesa per raggiungere la fermata del tram T1; è un primo approccio con le caotiche ed acciottolate strade di Istanbul. Primo assaggio delle vie di Istanbul Saliti sul tram scendiamo alla fermata Beyazit e tramite una lunga strada in discesa raggiungiamo il Dila Apart Hotel; la prima impressione non è sicuramente delle migliori, la strada è piena di negozi di calzature e tessuti, fanno anche una sorta di mercato e nel pomeriggio ci sono cartacce, imballi ed altra spazzatura a terra. Raggiungiamo il portone d’ingresso e componiamo il codice per l’accesso alla struttura, saliamo al primo piano ma le scale sono strette e scomode, raggiungiamo finalmente la porta della stanza, la chiave come ci avevano detto è nella serratura, entriamo e ci troviamo di fronte un appartamento, piccolo, semplice ma decisamente curato ed accogliente. C’è una piccola cucina, una stanza con un letto matrimoniale e due lettini all’ingresso, per 50 euro a notte staremo più che bene. Dila Apart Hotel In fase di prenotazione su Booking avevo avuto qualche problema in quanto già nel mese di aprile avevo ricevuto un messaggio con richiesta di aggiornare la carta perchè non era stato possibile effettuare la verifica della stessa; accertatomi con il servizio clienti che non fosse una truffa ho confermato i dati e qualche giorno prima della partenza ho ricevuto lo stesso messaggio. Ho chiamato nuovamente e ho chiesto di contattare la struttura per capire quale fosse il problema, non volevo certo rischiare di restare senza alloggio a ridosso della partenza. Il gentile operatore mi ha spiegato che l’host aveva problemi col pagamento ma ho fatto notare che tutte le altre che richiedevano pagamento anticipato avevano utilizzato senza problemi la stessa carta. Ci siamo così accordati per il pagamento in loco quindi appena fatto il check in ho mandato un messaggio whatsapp al titolare, che tra l’altro è sempre stato super reattivo nelle risposte via messaggio, e ci siamo dati appuntamento per il mattino successivo. Lasciamo tutti i bagagli, sono le 18:30 ed io e Pamela siamo a digiuno da colazione così usciamo subito alla ricerca di un ristorante per la cena; da casa mi ero segnato qualche nome e quindi puntiamo al Little Sofia Restaurant. Attraversiamo una strada piena di locali, i buttadentro cercano di attirarci con i loro menu, promesse di the e dolci gratis ma rifiutiamo ogni invito, devo ammettere che sono tutti gentilissimi e per nulla insistenti. Uno però ci colpisce particolarmente, regala ad Arizona una rosa fatta con un tovagliolo di carta e gli promettiamo che torneremo da lui nei prossimi giorni. Il regalo del ristoratore gentiluomo Giunti a destinazione mi rendo conto che il Little Sofia non era un ristorante bulgaro come credevo ma il nome fa riferimento alla Moschea Piccola Santa Sofia che è proprio dall’altra parte della strada. Moschea Piccola Santa Sofia Tralasciamo per oggi la visita alla moschea e ci sediamo ad uno dei tavolini all’aperto e facciamo subito la conoscenza con i veri padroni di Istanbul, i gatti! Sono praticamente ovunque, anche nelle pubblicità all’interno dei vagoni della metro, sono il vero simbolo della città ed ovviamente non mancano qui al ristorante, il gioco per Andrea ed Arizona sarà quello di contare quanti gatti incontreremo durante il soggiorno ad Istanbul. Inizialmente ci girano intorno timidamente poi si avvicinano, anche perché Andrea ed Arizona attirano la loro attenzione mentre io e Pamela non siamo esattamente dei patiti di felini. Mentre ordiniamo decidono di accomodarsi sui divanetti insieme ai bambini e resteranno ospiti della cena almeno finchè non arrivano le pietanze. Little Sofia Restaurant Abbiamo ospiti stasera Ci servono una serie di meze insieme a dell’ottimo pane, sono antipasti che scopriremo essere un’abitudine di quasi ogni ristorante: ci portano hummus, haydari ossia una densa e cremosa salsa allo yogurt ed un’altra che ha un forte sapore di cetrioli ma della quale non abbiamo scoperto il nome. I bambini vengono subito attratti dalla corba (zuppa) di lenticchie che diventerà un must del viaggio, prendiamo poi degli icli kofte (simili a delle empanadas), un classico doner kebab e decido di provare i manti, tradizionali ravioli turchi che si mangiano con una salsa allo yogurt. Beviamo un paio di birre grandi, acqua e Coca Cola per i bambini e chiudiamo con il tradizionale baklava ed un soufflè per Andrea e con il conto ci offrono un the alla mela. Cena al Little Sofia Terminata la cena torniamo a piedi verso l’appartamento, sopraffatti dalla stanchezza dobbiamo nuovamente rinunciare a tutte le richieste dei ristoratori, Pamela trova solo la forza di acquistare degli orecchini e poi rientriamo in camera per il meritato riposo. Gatti avvistati oggi: 50 Spese di giornata: Bar L'Incontro, Ciampino: € 10,50 Burger In, Fiumicino: € 17,50 Little Sofia, Istanbul: TL 4060 (€ 74,27) Dila Apart Hotel, Istanbul: € 50,09 Kingparking, Fiumicino: € 106,83 Istanbulkart e ricarica: TL 1165 (€ 21,34)
    7 punti
  6. 24 maggio: York – Helmsley – Rievaulx Abbey – Thornton Dale – RSBP Bempton Cliffs - Robin Hood's Bay – Whitby (seconda parte) La giornata non è finita, torniamo alla macchina (per fortuna ci piace camminare ) e partiamo in direzione Robin Hood's Bay. Nella periferia di Scarborugh ci fermiamo in un supermercato ad acquistare la cena di stasera e la colazione di domani perché a Whitby alloggeremo in appartamento e vogliamo risparmiare mangiando in casa. Per mancanza di tempo abbiamo deciso di saltare Scarborough che avevamo visitato nel precedente viaggio nel nord dell'Inghilterra mentre rivediamo volentieri sia Robin Hood's Bay che Whitby. Robin Hood's Bay era il centro del contrabbando dello Yorkshire nel XVIII secolo, ora è un pittoresco villaggio estremamente turistico. Lasciamo l'auto in cima al paese, anche questa volta alcune centinaia di metri sopra il parcheggio designato, e scendiamo fino al piccolo porto di pescatori, fermandoci ogni tanto a fotografare angoli caratteristici. C'è la bassa marea e si vedono, oltre all'ampia spiaggia sabbiosa, delle piattaforme rocciose che ho letto essere vecchie di oltre 200 milioni di anni. Questa fascia costiera fa parte della "Jurassic Coast" dello Yorkshire e dovrebbe essere abbastanza facile trovare ammoniti e altri fossili. Noi non ne vediamo, non è come nella "vera" Jurassic Coast, a Lyme Regis o a Charmouth. Risaliamo seguendo prima il sentiero costruito sullo sea wall, un muro di protezione in cemento armato eretto per proteggere il villaggio dall'erosione, poi una strada asfaltata che costeggia il paese. Anche Robin Hood's Bay era molto affollata. Chissà come sarà la situazione a Whitby? Il figlio si dice sicuro che non troveremo tanta confusione, arrivando in paese dopo le cinque. Le ultime parole famose: a Whitby c'è un caos assurdo, soprattutto su Pier Road dove si trova la nostra destinazione. Nostro figlio ha voluto prenotare proprio al Pier Inn, per essere comodi ha detto. Ci scarica con i bagagli e va alla ricerca di un parcheggio che troverà in cima alla collina. Quando torna, facciamo il check-in all'interno del pub che più inglese di così non potrebbe essere. Anche l'appartamento (£206 per una notte), che si trova nella stradina dietro il Pier Inn, è molto inglese: è su due piani e avrebbe bisogno di essere un po' ristrutturato ma le due camere da letto sono carine e pulite. Sistemiamo le valigie e il cibo acquistato poi usciamo a visitare Whitby. Whitby è una cittadina costiera divisa in due dal fiume Esk e ha due moli: il West Pier e l'East Pier. Noi ci troviamo nella parte occidentale della cittadina, quella vittoriana. Passeggiando lungo Pier Road, arriviamo al West Pier e al jetty, godendo di una fantastica vista sull'ingresso del porto e sulla scogliera di East Cliff dove le casette bianche o di mattoni rossi sono dominate dalla chiesa di St Mary e dalle rovine dell'abbazia. Su Pier Road si alternano ristoranti di fish & chips, Takeaway di pesce, chioschi di gelati, sale giochi e negozi di souvenir, di dolci tipici, di articoli di mare. L'atmosfera è molto inglese, non credo ci siano tanti turisti stranieri. Sulla sinistra del molo si estende una lunga spiaggia sabbiosa, Whitby Beach. Torniamo indietro e raggiungiamo il Whitby Swing Bridge per passare nella parte orientale della cittadina, la old town. Nell'Endeavour Wharf è ancorata la replica a grandezza naturale dell'Endeavour, la nave con cui il Capitano James Cook intraprese il suo primo grande viaggio di esplorazione nel Pacifico nel 1768. Attraversiamo il ponte, percorriamo Church Street e arriviamo ai famosi 199 gradini che conducono alla chiesa di St Mary. La vista sulla baia, sul porto e la città è stupenda. Girando per il cimitero e per il prato che circonda la Whitby Abbey riusciamo a scattare qualche foto alle rovine dell'abbazia a cui non possiamo accedere perché è già chiusa (l'avevamo comunque già visitata). Era un monastero cristiano del VII secolo che in seguito divenne un’abbazia benedettina. Le sue rovine sorvolate dai pipistrelli e il cimitero di St Mary colpirono lo scrittore Bram Stoker che decise di ambientarvi parte del suo romanzo Dracula. Riscendiamo i 199 scalini e riattraversiamo l'old town e il ponte. Adesso ci dedichiamo all'esplorazione della parte più moderna che si è sviluppata soprattutto in epoca vittoriana, ovviamente anche questa con strade tutte in salita. Arriviamo al piazzale panoramico di North Terrace dove sorge la statua in bronzo dedicata al Capitano James Cook. Cook iniziò la sua carriera da marinaio proprio a Whitby e l'Endeavour fu progettata e costruita qui. Mi ricorda la statua che si trova ad Anchorage che scopro essere gemellata con Whitby. Poco distante c'è il Whalebone Arch, un monumento eretto per commemorare la storia baleniera della cittadina durante il XVIII e XIX secolo. Il primo arco, formato dalle ossa della mascella di una balena, fu eretto nel 1853. Quello che vediamo oggi è stato installato nel 2003 ed è stato donato dalla città di Anchorage. Abbiamo (ri)visto tutto quello che ci interessava a Whitby che si conferma una cittadina bellissima e ci ritiriamo nel nostro appartamento dove consumiamo una cena fredda poi ci dedichiamo alla lettura.
    7 punti
  7. 23 maggio: Southampton – Hardwick Hall - York Ci alziamo alle 6:00, facciamo colazione, ci prepariamo e partiamo prima delle 7:00 per cercare di anticipare il traffico, visto che è il sabato del bank holiday e della settimana di vacanze scolastiche. Incredibilmente il traffico è molto scorrevole e arriviamo a Hardwick Hall nel Derbyshire alle 9:45. Hardwick Hall è gestito dal National Trust, perciò per noi l'ingresso è gratuito. Il palazzo apre alle 11:00, quindi ci prendiamo il tempo per una seconda colazione nel caffè situato nel complesso delle ex scuderie, poi andiamo a visitare i giardini e il parco che è enorme e include due grandi specchi d'acqua artificiali. È un paesaggio bucolico. Ritorniamo al palazzo passando per i resti della Hardwick Old Hall, la residenza in cui nacque Elizabeth Cavendish, Contessa di Shrewsbury, nota come Bess of Hardwick. Fu lei a far costruire la "New Hall" e a sviluppare la tenuta circostante alla fine del XVI secolo. Visitando la dimora, che è un capolavoro dell'architettura elisabettiana, scopriamo la storia di questa donna che non avevamo mai sentito nominare. Era figlia di un piccolo proprietario terriero e, grazie a quattro matrimoni strategici, arrivò a diventare la donna più ricca, potente e influente d'Inghilterra, seconda solo alla regina Elisabetta. I suoi figli sposarono i membri delle famiglie più potenti, dando origine ad alcune delle dinastie nobiliari più importanti della storia britannica. Dal suo erede principale discendono i Duchi di Devonshire, una delle famiglie più influenti d'Inghilterra, ancora oggi proprietaria della celebre residenza di Chatsworth House. Di solito preferisco interni con un arredamento del XVIII o XIX secolo ma devo dire che questa collezione unica di arazzi, mobili e ritratti originali del XVI e inizio XVII secolo è molto interessante. Terminata la visita della residenza torniamo alla macchina e proseguiamo il nostro viaggio. Aggiungo che Hardwick Hall ha un legame con la saga cinematografica di Harry Potter perché è stata utilizzata come location e modello per Malfoy Manor in "Harry Potter e i Doni della Morte". Pranziamo velocemente in un McDonald's lungo la strada e a York andiamo a parcheggiare al Park & Ride Rawcliffe Bar. I parcheggi vicino al centro hanno prezzi folli, qui ce la caviamo con 12 sterline (4 sterline è il costo del biglietto del bus che porta in centro); inoltre questo parcheggio è vicino all'hotel dove dormiremo stanotte. Abbiamo visitato York anni fa trascorrendovi due notti, questa volta possiamo dedicarle solo un pomeriggio, perciò abbiamo escluso i musei e l'interno della cattedrale. Scendiamo dal bus a Exibition Square di fronte alla porta medievale di Bootham Bar (a York le porte d'ingresso della città si chiamano bar mentre le strade storiche del centro terminano quasi tutte con il suffisso gate dall'antico norreno gata, che significa strada) e per prima cosa ci rechiamo ai Museum Gardens dove sorgono le rovine della St Mary Abbey. Non siamo soli: turisti e locali si godono la bella giornata seduti sul prato oppure seguono la rievocazione storica dell'epoca romana di York, chiamata all'epoca Eboracum, organizzata dallo Yorkshire Museum. Giriamo per i giardini e arriviamo alla passeggiata lungo il fiume, poi torniamo a Exibition Square. Iniziamo la riscoperta del centro storico percorrendo una parte del camminamento sulle mura che lo circondano. Sono le mura medioevali meglio conservate d’Europa, furono costruite nella prima metà del XIII secolo e nella parte a nord si intersecano con quelle di origine romana. Partiamo da Bootham Bar che è l’unica porta che si apre sulla parte romana delle mura e arriviamo a Monk Bar godendo di una vista spettacolare sulla cattedrale e sulla città. A Monk Bar scendiamo e ci dirigiamo verso la cattedrale, lo York Minster. Con tante case dalle facciate a graticcio e strade acciottolate il centro storico di York è molto ben conservato. La cattedrale di York è la più grande del Nord Europa e il vescovo di York è gerarchicamente secondo per importanza nella Chiesa Anglicana, davanti a lui c’è solo quello (adesso è il caso di dire quella) di Canterbury. Purtroppo gran parte della facciata meridionale è in restauro, quindi ci limitiamo a fotografare la statua di Costantino che nel 306 d.C. fu incoronato imperatore proprio a York. Le strade vicino alla cattedrale sono sempre più affollate. La più affollata si rivela The Shamble, diventata la via più turistica della città perché si dice abbia ispirato Diagon Alley. Era la vecchia via dei macellai ed è una delle strade più pittoresche e meglio conservate di York. Ha case a graticcio e negozi caratteristici ma la quantità esagerata di gente rovina l'atmosfera. Attraverso strade un po' meno battute arriviamo alla Clifford’s Tower che si trova in cima a una collinetta artificiale. Era il mastio del castello originale di York. È della metà del XIII secolo mentre quella originale risaliva ai tempi di Guglielmo il Conquistatore. Ci spostiamo poi sul lungofiume che come affollamento non ha niente da invidiare al centro storico. Il caldo si fa sentire, perciò andiamo a riposarci su una panchina all'ombra nel Dean's Park, situato proprio dietro la cattedrale. Fortunatamente (per noi ) quasi tutti i negozi chiudono al massimo alle 18:00 e gli inglesi cenano presto, così riusciamo a passeggiare per alcune stradine completamente vuote o quasi. Anche a The Shambles la folla è diminuita e non c'è più la fila davanti a The York Ghost Merchants, il negozio che vende i fantasmi di York. Per forza, ha già chiuso. I fantasmi sono pezzi unici fatti a mano e, da quando il negozio è diventato virale su TikTok e Instagram, le persone fanno anche 2 o 3 ore di fila per poter entrare e acquistarne uno. Perché un fantasma? Perché York è considerata una delle città più infestate d'Europa. Ceniamo da Wagamama che è sempre una soluzione quando non si vuole spendere molto, poi ci incamminiamo verso la fermata del bus che deve riportarci al Park & Ride. Non dobbiamo aspettarlo a lungo, saliamo e dopo un quarto d’ora siamo al parcheggio. Il nostro albergo, il Mercure York Fairfield Manor Hotel, dista poco meno di un miglio. L'ho prenotato sull'app Accorhotels, approfittando di un'offerta molto conveniente per York (£ 145 per una camera tripla con colazione compresa).
    7 punti
  8. GG1 – 22 Luglio: (Milano Malpensa [MXP] – Hammond, IN ) Come anticipato, arriviamo al giorno della partenza con tutto pronto e senza troppi scossoni. Il volo è programmato per le 15:00 di un anonimo mercoledì di fine luglio. Abbiamo chiuso i bagagli la sera prima, quindi la mattina dobbiamo solo preparare i panini per il pranzo e per la sera: una volta arrivati a destinazione, infatti, non avremo tempo per fermarci a mangiare. Dopo il giro dal panettiere e aver chiuso casa, si fanno le 10:30. Arriva mia sorella e si parte! I prezzi dei parcheggi in aeroporto hanno raggiunto cifre improponibili; quindi abbiamo optato per farci accompagnare alla vicina stazione di Saronno e sfruttare il Malpensa Express. Il treno ci lascia direttamente all’interno del terminal. Arriviamo in un attimo all'area partenze e ci avviamo verso il Bag drop di United, che si trova in una zona distaccata (banchi 23 e 24, se non ricordo male). In quest'area, però, non si può accedere prima dell'apertura delle accettazioni; veniamo quindi rimbalzati e ci tocca aspettare. Approfittiamo di questo tempo morto per mangiare i nostri panini, poi, esattamente tre ore prima del volo, ci presentiamo al banco. Siamo tra i primi, l'operazione si esaurisce velocemente e salutiamo le valigie. Ci avviamo così ai controlli. Ormai il nostro rito della partenza prevede un caffè sempre nello stesso posto subito dopo il Duty Free. Ci sediamo e inganniamo l'attesa attivando la carta Revolut di Romina. Lei inizialmente si sente una "vittima" della mia organizzazione, ma poi apprezza la novità. Finalmente aprono l'imbarco. Facendo parte del gruppo 3 siamo tra i primi a salire, il che ci dà tutto il tempo di sistemare al meglio gli zaini nelle cappelliere. L'aereo è un Boeing 787. A prima vista non ci sembra un granché per un volo intercontinentale, impressione che verrà confermata dall'infotainment, decisamente scarso. Partiamo in orario e ci viene servito un pasto a metà tra pranzo e cena, difficile da definire visto l'orario insolito. (Como dall'alto, notare lo stadio) (Chiasso) (Il lago di Lugano) Subito dopo riesco a vedere un paio di film tra i pochi disponibili nel catalogo in italiano (in inglese non ho proprio voglia, finirei per perdermi la metà dei dialoghi). Giusto il tempo di ricevere lo snack ofefrto dal servizio a bordo ed eccoci a destinazione, puntualissimi: Rieccoci negli States! (Chicago!) Con l'applicazione MPC (Mobile Passport Control) alla mano, percorriamo la zona degli arrivi. Mentre provo a connettere il telefono per finalizzare l'app, ci troviamo già davanti al controllo passaporti dove, incredibilmente, non c'è quasi nessuno. Per la cronaca, non noto nessuna corsia preferenziale per l'MPC che, a questo punto, non ci serve più. Ci mettiamo in coda, aspettiamo giusto un paio di persone davanti a noi e siamo già di fronte dall'agente. Ci viene chiesto di presentarci singolarmente e non come gruppo. Dopo le classiche domande di rito, incredibilmente timbrano il passaporto e prendono le impronte digitali solo a Gio. Me e Romina non ci calcolano di striscio... mah! Probabilmente saranno stufi di vedere le nostre facce. Superata l'immigration, andiamo diretti al ritiro bagagli. Sapevamo già che le valigie erano a terra grazie all'AirTag inserito da Giorgia (ok, qualcuno dirà che non si fa, ma ormai è una pratica sdoganata e il rischio della batteria è irrisorio... vuoi mettere la comodità?). Valigie alla mano, saliamo sul trenino che fa il giro dei terminal e raggiungiamo il car rental. Non sono nemmeno le 19:00 e siamo già al banco del noleggio. Avendo fatto il check-in preventivo a casa (con AutoEurope viene notificato anche il codice di prenotazione Hertz, permettendo di velocizzare la pratica), la procedura è rapida. Questo giro, però, dobbiamo fare i conti con i tentativi di up-selling. La ragazza al banco prova a caricarci 200$ di Road Safe, ma le rispiego che ho già stipulato l'assicurazione estesa con il broker. Non contenta, insiste per un upgrade, che rifiuto. In realtà ero tentato dall'upgrade e alla fine me ne pentirò, perché ci toccherà fare l'intero on the road con la macchina preassegnata: una Jeep Compass, Senza infamia e senza lode. Si tratta di un Intermediate SUV prenotato a poco meno di 700€, mentre le categorie superiori viaggiavano intorno ai 900€; col senno di poi, avrebbero garantito tutt'altra comodità. Ma ormai è fatta, anche perché fare l'upgrade in loco ci sarebbe costato molto di più rispetto ad averlo prenotato preventivamente. Andiamo nel parcheggio, cerchiamo l'auto, facciamo un breve video di controllo, saliamo a bordo e partiamo. Non sono nemmeno le 20:00 quando lasciamo l'aeroporto O’Hare, in netto anticipo sulla tabella di marcia. Ora l'obiettivo è evitare la I-294 a pedaggio e prendere la I-90/94, più interna. Non avevamo però fatto i conti con il traffico. Anche a quest'ora, nonostante le simulazioni fatte su Google Maps nei giorni precedenti, la viabilità è caotica e tremenda. Ci metteremo più di un'ora a lasciarci Chicago alle spalle. Appena usciamo dalla città il traffico diventa più scorrevole e ci avviamo verso sud, diretti in Indiana, dopo aver ammirato lo skyline illuminato dalla Interstate. Questa parte dell'Indiana subisce il cambio di fuso orario, ma non Hammond, la cittadina dove ci fermeremo per la prima notte. Arriviamo poco dopo le 21:00 e facciamo un rapido check-in. (foto al volo al cartello > foto sfocata) L’hotel è un Holiday Inn, senza infamia e senza lode. Ci sistemiamo in camera e ceniamo con i panini rimasti dalla mattina. Non avendo nient'altro con noi, scendo nella hall a prendere dell’acqua per la notte. In questo hotel non ci sono i distributori automatici, ma solo dei frigoriferi vicino alla reception. Il prezzo non è esposto. Quando porgo le bottiglie all'impiegato, mi spara 8$ per due bottigliette da mezzo litro. Ci rimango malissimo: un vero salasso! Torno su in camera e comunico la sventura: ragazze, cerchiamo di centellinare l'acqua! Fortunatamente ci addormentiamo in fretta e riusciamo a dormire fino alle 6:00 del mattino. Incredibilmente il jet lag non ci ha colpiti... Calma, questa sarà storia di domani.... Stay tuned! Hotel : Holiday Inn Express & Suites Hammond by IHG 109$ ( 1 notte) 2 queen bed con colazione Plus: Pulito, camera spaziosa, frigorifero ampio Minus: no vending machines, vasca da bagno con tenda Spese del giorno Malpensa Express 27 € Cappuccio e brioche Malpensa 9 € Acqua Hotel Hammond 8 $ Altre spese precedenti: Auto (intermediate SUV) 685 € Ass. Medica (x 21 gg) Globy Rosso 194 € Ass. Medica (x 21 gg) Heymondo x 2 136 € Volo UA Diretto 800 € (x 3) Esta (x 3) 120 € percorso di giornata ( miglia percorse 52)
    6 punti
  9. 26 maggio: Newcastle - Dunstanburgh Castle - Farne Islands – Bamburgh Castle – Purdy Lodge Dopo la colazione fatta in camera non partiamo subito ma ci rechiamo da Primark per acquistare dei calzini più leggeri per mio marito, un'altra canotta per me (ne avevo già comprata una al Primark di Southampton prima di partire) e un paio di calzoni corti per entrambi. Al secondo piano c'è un caffè Greggs, la catena britannica fondata proprio a Newcastle, dove facciamo una seconda colazione. Torniamo in albergo e dopo il check out andiamo a ritirare la macchina. Oggi sarà una giornata dedicata alla meravigliosa costa del Northumberland. La prima meta è il Dunstanburgh Castle, uno degli oltre 70 castelli della regione, così tanti perché, a causa della sua posizione al confine con la Scozia, il Northumberland è stato per secoli un campo di battaglia tra inglesi, scozzesi e vichinghi. Le rovine di quello che un tempo era uno dei castelli più maestosi della regione sorgono su un promontorio isolato e si raggiungono solo a piedi lungo un sentiero costiero partendo dal paesino di Crater o da quello di Embleton. Poiché a Crater il parcheggio è a pagamento mentre quello di Embleton Bay è piccolo ma gratuito, il figlio sceglie ovviamente il secondo. Dal parcheggio un sentiero porta alla splendida baia con la spiaggia di sabbia dorata circondata da dune. In lontananza si vedono le rovine del castello, è veramente un posto fantastico. Le raggiungiamo camminando prima sulla spiaggia poi sul sentiero che costeggia un campo da golf. Il Dunstanburgh Castle è di proprietà del National Trust ed è gestito dall'English Heritage. Entriamo gratuitamente, il figlio con la tessera dell'English Heritage, noi grazie a quella del FAI. La costruzione del castello fu iniziata nel 1313 da Thomas, conte di Lancaster, cugino e principale nemico del re Edoardo II. Il conte di Lancaster però non riuscì a viverci perché venne imprigionato e poi giustiziato. Il castello passò così ai duchi di Lancaster e successivamente alla Corona quando un Lancaster divenne re, Enrico IV. Durante la guerra delle due rose venne gravemente danneggiato e da allora le sue rovine hanno ispirato scrittori e pittori, fra cui Turner. In effetti sono suggestive e il panorama che si gode dal promontorio merita. Se avessimo più tempo potremmo arrivare al paesino di Crater che si vede in lontananza ma abbiamo un appuntamento che non possiamo mancare, la barca che ci porterà alle Farne Islands, un santuario per uccelli marini dove nidificano le pulcinelle di mare. Torniamo perciò indietro. A un certo punto metto male un piede e sento un "crac" nella parte posteriore della coscia. Che male! Zoppicando riesco ad arrivare alla macchina. Seduta non provo dolore, speriamo non sia niente di grave! Il battello che porta alle Farne Islands parte dal molo della vicina cittadina di Seahouses. Più di un mese fa abbiamo prenotato con Serenity Tours l'escursione in barca delle 13:45 e dobbiamo presentarci 30 minuti prima della partenza per ritirare la carta d'imbarco, altrimenti il biglietto potrebbe essere rivenduto. Poiché i parcheggi si riempiono rapidamente è consigliato arrivare con largo anticipo rispetto alla partenza della barca per trovare un posto e raggiungere il porto a piedi. Il parcheggio principale per i visitatori, a pagamento, si trova nel centro del paese ed è tutto pieno, così come quelli all'ingresso del porto e lungo la strada costiera. Giriamo per strade interne e finalmente troviamo uno spazio libero in una via laterale. Controllo su Google Maps che indica una distanza dal porto di 1,4 km a piedi. Non sarebbe un problema, peccato che io riesca a camminare solo zoppicando e provando un certo dolore! L'aspetto positivo è che questo parcheggio è gratuito. Con un po' di sofferenza da parte mia arriviamo in centro. Entriamo alla Coop dove il figlio acquista il solito meal deal mentre noi ci limitiamo a un po' di frutta. Raggiungiamo il porto e come ieri mangiamo seduti su un muretto all'ombra. Il tour che abbiamo scelto non si limita a navigare intorno alle Farne Islands ma prevede lo sbarco a Inner Farne Island che è gestita dal National Trust. È prevista una tassa di sbarco destinata alla conservazione del patrimonio naturale e culturale dell'isola. Noi potremo accedere gratuitamente presentando le tessere FAI e National Trust al punto informativo del National Trust situato sul molo. Il battello non è molto grande ed è naturalmente pieno. Riusciamo a trovare posto sul ponte superiore da cui si gode un'ampia vista sul mare, la costa e le isolette. Appena partiti possiamo ammirare anche il Bamburgh Castle dove andremo una volta finito il tour. Le Farner Islands sono una riserva naturale e ospitano una colonia nidificante di uccelli marini e foche grigie atlantiche di importanza internazionale. Ogni anno migliaia di uccelli marini vengono qui a nidificare e durante la stagione riproduttiva, che va da maggio a luglio, si possono vedere fra gli altri pulcinelle di mare, sterne, cormorani, gabbiani tridattili, urie e anatre marine. Il nostro tour dura 3 ore, con una sosta di 1 ora a Inner Farne. Navighiamo intorno a tutte le isole per poi approdare nell’area naturale di Inner Farne, dove San Cutberto trascorse l'ultima parte della sua vita e vi morì nel 687 d.C. E’ un giro fantastico, non ci aspettavamo di vedere tanti uccelli marini e soprattutto così tante pulcinelle di mare, come ho scritto nell’introduzione ne vediamo molte di più che in Islanda e in Alaska. Prima di farci sbarcare a Inner Farne il capitano si raccomanda di seguire la passerella e le indicazioni dei ranger per contribuire a proteggere sia gli edifici storici che la fauna selvatica che condivide questo luogo speciale. E soprattutto di indossare il cappello perché le sterne tendono ad attaccare le persone beccandole sulla testa. Sull’isola si trovano la cappella di San Cutberto che sorge sul luogo in cui San Cutberto visse da eremita nel VII secolo, il faro e gli edifici che un tempo ospitavano i guardiani del faro e le loro famiglie, ma la vera attrattiva sono gli uccelli e soprattutto le pulcinelle di mare. Praticamente ci camminiamo in mezzo. Le foto non rendono perché sono fatte con il cellulare ma dal vivo è uno spettacolo fantastico. Mi fa quasi dimenticare il dolore alla gamba mentre cammino. Come scritto sul sito del National Trust, visitare la colonia durante la stagione riproduttiva è un'esperienza naturalistica indimenticabile e suggestiva. Alla fine di luglio la maggior parte degli uccelli marini, comprese le pulcinelle di mare, inizia a lasciare le isole per tornare alla vita in mare. Un esemplare di sterna apparentemente innocuo Tour consigliatissimo! Il biglietto costa £32 sterline a persona ma le vale tutte. Tornati a riva, il marito e il figlio mi lasciano seduta su una panchina e vanno a recuperare la macchina. L’ultima meta della giornata è il castello di Bamburgh, un’immensa fortezza costruita su un affioramento di basalto che domina una meravigliosa vasta spiaggia di sabbia dorata. Parcheggiamo nel pittoresco villaggio di Bamburgh in Front Street, una strada su cui affacciano cottage in pietra del XVIII secolo che ospitano negozi di souvenir, ristoranti, caffè e alloggi per turisti, poi ci dirigiamo alla spiaggia. Da qui la vista dell’imponente castello è veramente suggestiva. Il Bamburgh Castle fu la residenza dei re dell’antica Northumbria, cadde in degrado ma fu restaurato dai vari proprietari nel corso del XVIII e del XIX secolo e infine fu acquistato in epoca vittoriana dall’industriale William Armstrong che spese una fortuna per sistemarlo. Appartiene tuttora alla famiglia Armstrong ed è aperto al pubblico. Vi hanno girato film come Ivanhoe e Maria Stuarda, regina di Scozia. Sicuramente sarebbe stato interessante visitarlo. Torniamo alla macchina, io sempre zoppicando, e prima di lasciare il paese imbocchiamo The Wynding, una stradina che porta a nord fuori dal villaggio, fermandoci nel primo parcheggio per fotografare un’altra vista spettacolare del castello e della spiaggia. Il nostro alloggio di questa sera, il Purdy Lodge, dista una decina di minuti da Bamburgh. È un lodge/motel situato lungo l'A1, adatto a una sosta di passaggio. Per la zona è piuttosto economico: £150 per una camera tripla con colazione compresa. Pur essendo sulla strada, le camere non sono rumorose perché affacciano tutte sul retro. Ceniamo nel ristorante della struttura che serve piatti tradizionali britannici. Ordiniamo tutti e tre fish & chips e ci riempiamo abbondantemente perché le porzioni sono gigantesche. Dopo cena non c'è molto da fare, visto che siamo in mezzo al nulla. Andiamo in camera a leggere e ci addormentiamo abbastanza presto, io con la speranza che domani la mia gamba stia meglio.
    6 punti
  10. VENERDI' 27 GIUGNO Oggi giornata di ultra-relax, sveglia comoda, colazione in camera con le cibarie della cambusa. Siamo a metà viaggio e non sappiamo quali posti magnifici vedremo a breve. Poche foto fatte perché eravamo molto rilassati. Proviamo ad avere migliore fortuna per lo shopping nell'outlet sito a nord e ci tuffiamo nei negozi e ne usciamo con numerose borse: le migliori offerte le abbiamo trovate da Ralph Lauren, Lacoste, Gap. Meritata pausa pranzo ci sbafiamo un hamburger da Shake Shack . Rientriamo per organizzare gli acquisti nei bagagli. Fa troppo caldo anche per stare in piscina, per cui ci rintaniamo in camera al fresco per leggere e riposarci. Usciamo sulla Strip e ammiriamo di nuovo la magnificenza dei casinò alla luce notturnaPer cena proviamo Dick's sito presso l'Excalibur, casinò a tema re Artù; il cibo è normale ma l'intratteniamo e lo stile valgono la cena. Attraversiamo il Luxor, prendiamo un gelato al volo per rinfrescarci e entriamo al Mandalay Bay. Abbiamo deciso di tentare la sorte e di voler giocare al casinò almeno una sera; escluse le tristissime e deprimenti slot-machine, niente blackjack e squillo di lusso [semicit.] perciò rimangono poker e roulette. La scelta cade sull'ultima e mi accomodo a un tavolo del Mandalay (abbiamo pensato dopo che potevamo giocare, cambio i 200$ che abbiamo deciso di giocare. La ruota gira e azzecchiamo il primo giro, con somma gioia e invidia dei nostri compari di tavolo; passano le giocate e tra errori da principianti e clamorose fortune(riusciamo a imbeccare la combo colore e numero), che attirano ulteriori sguardi di invidia dal tavolo, ci accaparriamo un bel mucchio di fiches...decidiamo di usarne una piccola parte per le ultime giocate che si rivelano infruttuose e ci alziamo dopo aver lasciato la mancia con un bottino di 1200$, un bel positivo di 1000$!!! Per i più curiosi i numeri giocati erano i nostri compleanni, le date di nascita dei genitori, fratelli e nonni, senza dimenticare l'anniversario. Non il Dio ANUBI è venerato in tutti i continenti Facce felici dopo aver fatto i ssssssoldi.... Soddisfatti per le vincite, ce ne andiamo a nanna. Km a piedi: 15 Km in auto: 20 Alloggio: Desert Rose Resort
    6 punti
  11. Salve a tutti OTRFriends! 😎 Eccomi qui a raccontare il mio viaggio in una... Galassia Lontana Lontana... Innanzitutto mi scuso per l'assenza e per aver fatto il diario postumo anziché live, ma la costanza purtroppo negli ultimi tempi è una dote di cui dovrei fare rifornimento. Ordunque, negli ultimi tempi ho avuto poca possibilità di viaggiare con la famiglia per impegni vari così ci siamo ridotti all'ultimo a organizzare questo viaggio che avevo in mente da tempo, non è la prima volta che visito locations di Star Wars (anche solo in Italia da Caserta al lago di Como, alle cime di Lavaredo, etc...) ma in questo caso è davvero un en plein. Tunisia! A mio parere per fare un bel giro della Tunisia occorrono almeno 10/14 giorni, ma si sa che non si può discutere quel che passa il convento, quindi amen, faremo un po' di corsa. Come conseguenza di questo ho pensato di volare su Tunisi e rientrare da Djerba senza tornare a nord, solo da Djerba ci sono molti meno voli, quindi 8 giorni pieni e belli tirati. È deciso! Altro motivo per cui ho evitato di fare un anello è per usare meno la macchina, che è stata per distacco la spesa più sproporzionata della vacanza. Per intenderci un taxi per 40 minuti mi ha preso circa 15€, la spesa media a notte per gli alloggi 85€, una cena in 4 50€, mentre l'auto a noleggio, modestissima e senza possibilità di fare una assicurazione full, costata quasi 90€ al giorno. Altra problematica ovviamente è andare in nord africa ad agosto... Anche qui le possibilità di girare in primavera stanno a zero causa lavoro di mia moglie. Quindi ci prepariamo ad affrontare un clima a dir poco ostile... Che poi si è rivelato leggermente MIGLIORE di quello di Bologna Ma bando alle ciance... Giorni 1 e 2 Tunisi Siamo atterrati nel tardo pomeriggio a Tunisi senza nessun intoppo, taxi per l'hotel preso di fianco alla Medina e al "centro" di Tunisi. Essendo a piedi ci siamo limitati a un giretto nei paraggi e a cenare con dell'ottimo shawarma poi a nanna. L'indomani abbiamo preso un taxi per andare a visitare le rovine di Cartagine, un sito archeologico veramente imponente se visitato nella sua interezza. Insomma "delenda est" mica tanto. Infatti abbiamo visitato i bagni di Antonino, senza pagare il biglietto causa mancanza provvisoria della biglietteria, poi il porto antico. Ci siamo persi la zona delle ville romane causa acquazzone, che non ci ha però impedito di visitare l'adiacente Sidi Bou Said, delizioso paesino dai colori bianchi e azzurri, rinomato anche per i bambalouni, dolci di pasta fritta non propriamente estivi. Ultimata la visita sempre in taxi siamo tornati in albergo, giusto il tempo di rinfrescarci, per così dire visto che l'aria condizionata del hotel era decisamente poco efficiente, per poi andare a vedere la medina e il suo souk (mercato), in cui ci si perde con piacere. In queste stradine è stata girata qualche scena di Indiana Jones. La sera abbiamo cenato da Al Majlis, molto pittoresco e abbastanza costoso, infatti in 4 abbiamo speso ben 50€ mancia compresa. Poi per chiudere, come giusto che sia, tè alla menta e frutti secchi a fiumi e shishà in uno dei milioni di bar che la sera ospitano fino a tardi i locali impegnati nella stessa attività. Tutti gentilissimi va detto. Giorno 3 Inizia il viaggio verso sud Nella mia testa era semplice ma qualche dubbio in effetti c'era: noleggiare l'auto alla mattina in aeroporto tappa ad Hammamet tappa a Monastir tappa a Sousse visita al El Jem pernottamento a Sfax Anche senza guardare la mappa è palese che qualcosa sarebbe andato sacrificato, senza contare che già la città di Qayrawan, molto importante soprattutto a livello religioso, era già stata eliminata. E infatti così è stato, partiamo alla volta di Sousse direttamente. Hammamet e Monastir le terrò, insieme ad altre tappe a nord, per un'altra volta. Anche perché entrambe, oltre alla medina e il souk hanno delle belle spiagge quindi vale la pena fermarsi come si deve. Da segnalare la fermata alla stazione di servizio poco dopo Hammamet, dove in pratica era allestito un mercato. E anche qui fiumi di te e dolcetti. Sousse è una città famosa specialmente per la sua Medina moooolto bella. Anch'essa bianca e con le porte tutte colorate. Nonostante il caldo umidissimo ci siamo concessi una sosta al mercato e nel bellissimo bar "Kasbah", uno dei tanti coloratissimi bar di Sousse. Ho già detto che abbiamo preso litri di tè anche qui? Ok siamo a metà giornata e manca ancora molta strada oggi. La tappa successiva però è niente meno che El Jem con il suo anfiteatro romano, fratellino del più famoso "Colosseo". Noto per essere stato il set del film Il Gladiatore, è conservato benissimo ma soprattutto è completamente visitabile. Il tramonto l'abbiamo passato qui. Tra l'altro a El Jem si tiene, proprio in questo anfiteatro, un importante festival musicale alla fine di agosto. Tempo di vedere anche il bellissimo paesino e siamo ripartiti alla volta di Sfax. Tappa essenziale per prepararsi all'ultimo pezzo di viaggio verso la Galassia lontana lontana. A Sfax poco da segnalare, una città più moderna, pulita e viva rispetto a Tunisi. Cena leggera, qualche tè e a nanna. Giorno 4 Tozeur e la forza Allora qui il programma ha subito un cambiamento rispetto a quanto previsto. La mattina siamo partiti alla volta di Tozeur, città/oasi nel mezzo del deserto. Prima tappa a Gebes, una cittadina con un mercato noto per le spezie e per l'henné, che mia figlia voleva proprio prendere per fare qualche "tatuaggio". Tè, dolcetto tipico al miele e a forma di corno e si riparte. Ora il piano prevedeva una bella tirata con tappa a Kebili, altra città oasi, ma quando ho letto "Matmata" nelle indicazioni stradali la tentazione di deviare, allungando di un oretta, è stata forte, così ho virato e preso la strada che porta a questa prima serie di paesini berberi (o meglio dire amazigh, visto che è il loro vero nome e chiamarli barbari non è molto carino) con abitazioni di forma circolare scavate sostanzialmente sotto terra e caratterizzate da una corte comune anch'essa scavata al centro. Lungo la strada ci siamo fermati a un viewpoint dove, tra i cammelli, c'era una guida che ci ha proposto di guidarci a visitare una di queste abitazioni. E così abbiamo fatto, per una somma di circa 7€ a testa abbiamo visitato la casa di una signora che ovviamente ci ha offerto tè e pane col miele, poi abbiamo proseguito al famoso hotel Sidi Idriss, location usata per girare gli interni della casa di Luke Skywalker e che ai tempi delle riprese era già un hotel e Lucas alloggiò qui con la sua squadra. Brividoni! Il paese di Matmata invece, altra delle tante location, l'abbiamo saltato perché la strada era ancora moooolto lunga. Per arrivare a Tozeur si passa per quasi 50km sul Chot (lago salato) El jerid, che logicamente d'estate è secco e rende la traversata una cosa mistica: una strada sopra a una infinita stesa di sabbia bianca salata a perdita d'occhio dove ovviamente ci siamo fermati per qualche foto, stando attenti perché la sabbia non è sempre stabile, sotto seppur poca e seppur non sempre c'è comunque l'acqua. In serata siamo arrivati nel nostro bellissimo alloggio di Tozeur, un po' turistico ma qualche confort ogni tanto ci sta. Mia moglie nel frattempo ha cercato online un tour nel deserto che prevedesse alcune delle location di Star Wars e non solo. Cenetta con pizza locale, bizzarra per quantità e dimensioni poi il letto non ce l'ha tolto nessuno. Giorno 5 off-road a Tozeur La guida a bordo del suo 4x4 da battaglia è passata presto la mattina, ci ha anche proposto di cambiare il programma previsto sul sito facendo una gita alla mattina e una nel tardo pomeriggio così da non girare nelle ore più calde e riposarci un po'. Così abbiamo fatto. La mattina ci ha fatto visitare l'oasi stupenda Chebika, dopo una bel giro nel Chot a nord di Tozeur, successivamente il canyon di Mides e infine le cascatine di Tamaghza. Tè e in hotel per rilassarsi in piscina. Nel pomeriggio invece un lungo viaggio tipo montagne russe sulle dune per arrivare a Ong Jmal, una grande roccia che sembra appunto un dorso di cammello (traduzione di Ong Jmal). Bellissimi panorami ma soprattutto nei paraggi ho riconosciuto un'altra location da Episodio I. Infine, giusto in tempo per il tramonto, siamo arrivati a Mos Espa, un paesino nel mezzo del deserto creato ad hoc per Star Wars e rimasto tutt'ora come attrazione. La forza scorreva forte in me mentre sorseggiavo il mio tè nel deserto al tramonto. Giorno 6 il pianeta Tatouine La guida Rami è stata impeccabile ma era evidente che non fosse appassionato di Guerre Stellari quanto me, altrimenti non avrebbe omesso due luoghi simbolo come il canyon di Sidi Bouhlel (ambientazione iniziale del primo film) e la casa "igloo" di Luke. Ora se a quest'ultima ho dovuto rinunciare visto che la nostra auto non era attrezzata per affrontare le dune in cui si trovava la casetta, per il canyon ho provveduto mentre ripartivamo da Tozeur alla volta di Djerba. Il viaggio è lungo così siamo partiti ma senza fretta, avevamo 9 ore per farne 6 di auto. Devo dire che le strade in generale in Tunisia sono assolutamente dignitose, hanno una passione per i dossi ma non altrettanta cura nel segnalarli a dovere e in generale, fatta eccezione per qualche duna birbante in strada nei pressi di Tatouine abbiamo viaggiato lisci come l'olio. Meravigliosi invece fuori da tutti i negozi i "distributori" di miscela per motorini, in sostanza un treppiede con in cima una tanica e un tubino per fare rapidamente rifornimento ai tantissimi motorini che da noi giravano negli anni 90. Lungo la via segnalo il particolare Bar Jellel posto all'interno di una serie di "dune dure" ovvero rocce friabili di sabbia e il cafè Jilili dove madre e figlia ci hanno servito il consueto tè offrendoci un pane ripieno che mi ha fatto commuovere per la bontà. In tutti i luoghi degli ultimi giorni ho trovato adesivi di tanti Motoclub, specialmente italiani. In effetti è un viaggio che si due ruote, e magari in primavera, deve essere stupendo. Comunque. Prossima tappa il paese "berbero" di Ksar Hadada. Anche questo è un "ksar" ovvero un paese/granaio, ma a differenza di quelli scavati questo fa parte di una serie di paesini costruiti o meglio "impilati" in modo caratteristico. Il tempo stringe così appunto invece di vederli tutti mi concentro su Ksar Hadada. Ora è sostanzialmente una attrazione e credo si possa anche soggiornare, ovviamente un tempo era uno "ksar", neanche troppo tempo fa. Ancora una volta la forza mi ha guidato bene. A malincuore ripartiamo per andare a Djerba, aeroporto, a riconsegnare l'auto entro le 19, orario di chiusura. Ansia perché il traffico aumenta e arriviamo alle 19.05. Ma l'ufficio ci fa rilassare con poche scartoffie e nessun rimprovero nonostante non abbia fatto non tempo a fare il pieno alla macchina. 30€ di "sanzione" e siamo già prendere un taxi per l'ultimo hotel, che poi è un appartamento. Giorni 7 e 8 Djerba Il piano era semplice: due giorni di cazzeggio totale, con buona pace del OTR. Appartamento di fianco a hotel costoso, zona di spiagge belle, che tradotto vuol dire lontano dal porto e dalla cittadina di Houmt Souk (lontano calcolando che eravamo senza auto) quindi primo giorno al mare e con qualche attività tipo para sailing e giro in dune buggy, poi cena nell'adiacente ristorante (e a seguire gran varietà di tè e shishà, così... Per cambiare) L'ultimo giorno invece, sfidiamo il caldo per visitare Houmt Souk, ma tristemente il caldo ha la meglio, fortunatamente si fa l'ora in cui le ragazze hanno un giro a cavallo in programma cosi io vado alla scoperta delle ultime due location: la casa di Ben Kenobi (Sidi Jemour Mosque) e la "Cantina" (si Google maps si trovano cercando "Bakery ruins"). Per farlo ho dovuto spiegare al tassista che non volevo fare un tour di un giorno con lui a Tatauine ma che queste due chicche per turisti "nerd" erano a 20 minuti da noi. La cosa l'ha infervorato e l'ha aggiunta alla carpetta piena di proposte scritte in inglese per i turisti. La cosa buffa è che neanche un barista che aveva il bar esattamente di fronte alla "Cantina" sapeva niente di questa potenziale attrazione. Ci siamo fatti due chiacchiere sorseggiando un tè io, lui, mia figlia e il tassista. L'indomani presto il nostro aereo ci ha riportato a Bologna, con un volo molto turbolento e i consueti servizi del Guglielmo Marconi sempre ampiamente sotto il livello della decenza. Vi allego la mappa, forse un po' confusionaria del mio giro.
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  12. 1 AGOSTO Dopo l’antipasto di ieri è tempo di iniziare la prima vera giornata piena alla scoperta di Istanbul. In fase di programmazione avevamo individuato tre tappe principali da fare subito all’apertura (che da queste parti è verso le 9:00) per anticipare la gran folla di turisti. Scartata Santa Sofia perché in pieno restauro sia all'esterno che all’interno, la nostra attenzione si è concentrata su Palazzo Topkapi, Torre di Galata e Basilica Cisterna. Quest’ultima era l’unica a non rientrare nel Museum Pass, la tessera ufficiale che permette di accedere a tantissimi siti statali in Turchia risparmiando sui singoli ingressi, perché gestita da un’amministrazione locale. A complicare le cose, circa un mese prima della partenza il sito ha cambiato gestione, rimanendo chiuso per qualche giorno e scatenando un po' di confusione in rete: nessuna informazione aggiornata sugli ingressi e voci insistenti su un ennesimo rincaro dei biglietti. Una volta confermato l'aumento a ben 41 € a persona, abbiamo optato per un piano B per questa prima mattina: la Cisterna di Teodosio, decisamente più economica e, seppur più piccola della "sorella maggiore" e priva d'acqua al suo interno, famosa per un accattivante spettacolo di luci a LED. Ci alziamo con comodo, visto che l'apertura qui è prevista per le 10:00, beviamo un caffè in camera e facciamo la doccia accorgendoci che la porta in vetro è danneggiata ed è uscita dalla guida. Vista la pericolosità della situazione scriviamo subito all’host che ci invita a fare attenzione e ci chiede di inviargli un messaggio appena fuori casa in modo da poter mandare qualcuno a sistemarla. Ci incamminiamo lungo Gedikpaşa Caddesi, la strada in salita che dal nostro alloggio sale verso la fermata del tram di Beyazit, tra un susseguirsi continuo di bar e ristoranti. Cambiamo un po' di euro in lire turche e ci concediamo una colazione a base di baklava e simit, la tipica ciambella di pane ricoperta di sesamo: croccante come un pretzel, si può gustare da sola o farcita con Nutella, formaggio o pomodori. Un'ottima carica per iniziare la giornata! L'animata Gedikpaşa Caddesi Colazione con baklava In dieci minuti a piedi raggiungiamo la Cisterna di Teodosio percorrendo Yeniçeriler Caddesi, la via principale che conduce verso Piazza Sultanahmet. All’ingresso, però, ci attende una sorpresa: un avviso che lo spettacolo di luci, il vero punto forte della visita, è sospeso da inizio anno, un dettaglio che online non era riportato da nessuna parte. Cambiamo di nuovo idea e decidiamo di tornare al piano originale: si va alla Basilica Cisterna! L'edificio della Cisterna di Teodosio merita comunque uno sguardo, anche solo dall'esterno: costruita nel V secolo sotto Teodosio II per raccogliere l'acqua dell'acquedotto di Valente, precede la Cisterna Basilica di circa un secolo. Oggi vi si accede attraverso un moderno padiglione in vetro e acciaio che crea un contrasto molto particolare con l'archeologia sotterranea. L'ingresso della Cisterna di Teodosio Raggiungiamo a piedi Piazza Sultanahmet seguendo le indicazioni di Google Maps, che però ci guidano dritte alla porta d’uscita della Basilica Cisterna. Qui una guida si offre di accompagnarci; al nostro cortese rifiuto, ci indica gentilmente che l’ingresso vero e proprio si trova poco più avanti. La fila all'esterno non è eccessiva e scorre velocissima. Arrivati alla biglietteria, con ancora in testa il pensiero del vertiginoso rincaro dei prezzi dei monumenti turchi (pensando ai 18 € con cui a Roma si visitano Colosseo, Foro e Palatino), alla domanda del bigliettaio su quanti anni abbiano i bambini rispondo "8", conscio che sia il limite per la gratuità ma anche che servirebbe un documento. Il ragazzo, senza chiedere nulla, mi batte il prezzo per due soli adulti, non sarà stata la mossa più ortodossa, lo ammetto, ma è stato un piccolo modo per ammortizzare un aumento che troviamo davvero esagerato. Varcata la soglia, l'impatto visivo dentro la Basilica Cisterna è decisamente scenografico. Nota come Yerebatan Sarnıcı ("il palazzo sotterraneo"), fu fatta costruire nel 532 da Giustiniano I per garantire le riserve idriche del Palazzo Imperiale. Camminare al suo interno dà proprio la sensazione di esplorare una foresta sotterranea: ben 336 imponenti colonne di marmo alte nove metri si ergono dall'acqua, disposte in file regolari. Molte di esse furono recuperate da antichi templi romani in rovina, ed è affascinante notare la varietà dei capitelli, che spaziano dallo stile dorico a quello corinzio. Negli angoli più remoti si incontrano i pezzi più misteriosi dell'intero percorso: due enormi teste di Medusa scolpite e posizionate come basi per le colonne, una di lato e l'altra completamente capovolta, forse messe in quella posizione insolita per neutralizzarne il leggendario sguardo pietrificante. Oggi, grazie a moderne passerelle sospese a filo d'acqua e a un'illuminazione soffusa che crea riflessi spettacolari sulle volte, la visita immersi in un'atmosfera fresca e ovattata è un'esperienza davvero suggestiva. Basilica Cisterna Tornati in superficie, passiamo davanti a Santa Sofia, quasi completamente inscatolata dai ponteggi, e ci dirigiamo verso il Mausoleo di Sultan Ahmet, la struttura che ospita le spoglie del sovrano che commissionò la celebre Moschea Blu. Come scopriranno anche altri turisti insieme a noi, il sito è chiuso (e lo resterà anche nei giorni successivi). Peccato, perché l'edificio a pianta ottagonale con la sua grande cupola meriterebbe una visita: al suo interno, oltre al sultano Ahmed I, riposano diversi membri della sua dinastia, tra cui la potente Kösem Sultan, tra sarcofagi adornati da raffinati tessuti e tipici turbanti dell'epoca. Santa Sofia impacchettata Mausoleo di Sultan Ahmet Ci spostiamo così verso la vicina e maestosa Moschea Blu (Sultanahmet Camii), uno dei simboli più celebri dell'architettura di Istanbul. Vederla dal vivo fa un certo effetto, con la sua grande cupola centrale circondata da una cascata di semicupole e ben sei minareti che svettano nel cielo. L'accesso per i visitatori si adatta ai ritmi delle preghiere quotidiane, quindi bisogna calcolare bene i tempi. L'interno deve il suo soprannome alle oltre ventimila piastrelle in ceramica di İznik che ne rivestono le pareti con sfumature di blu, turchese e motivi fioriti. C’è davvero tantissima gente, sia nei cortili esterni che nella sala di preghiera, ma la grandiosità del luogo ripaga del trambusto. Moschea Blu Dopo la visita e una sosta alle toilette gratuite del complesso, torniamo verso Santa Sofia: proprio lì accanto si trovano i chioschi per acquistare il Museum Pass. Ci prepariamo al "salasso" di 165 € a testa ed entriamo finalmente in possesso della tessera che ci aprirà le porte dei siti delle prossime settimane. Si è fatta ora di pranzo e decidiamo di provare un altro caposaldo dello street food locale: il wet burger (ıslak hamburger). Si tratta di un piccolo panino con polpetta di manzo completamente inzuppato in una ricca salsa al pomodoro, aglio e spezie, e poi lasciato ad ammorbidirsi in caratteristiche vaporiere di vetro. Andrea non è particolarmente convinto, tanto che Arizona finisce per mangiare anche il suo; rimediamo subito con un più rassicurante panino con i nuggets. Street food In giro per Sultanahmet Intanto prosegue la conta dei gatti Passeggiamo tra gli obelischi dell'antico Ippodromo e raggiungiamo la Moschea di Sokollu Mehmet Pasha. Progettata nel 1571 dal celebre architetto Mimar Sinan su commissione del gran visir, questa moschea è una vera gemma nascosta: sebbene più piccola rispetto ai grandi complessi imperiali, racchiude una delle collezioni di piastrelle di İznik più preziose e meglio conservate di tutta la città, con sfumature di blu, rosso e verde che incantano per raffinatezza. Secondo la tradizione, tra le sue pareti sarebbero persino incastonati piccoli frammenti della Pietra Nera della Mecca. I bambini, però, vengono rapiti da qualcosa di molto più profano: un calcio balilla posizionato poco prima dell'ingresso. Impossibile farsi scappare l'occasione per una partita in famiglia! Moschea di Sokollu Mehmet Pasha Il caldo inizia a farsi sentire, così decidiamo di fare una pausa in appartamento per rinfrescarci un po'. Sulla strada del rientro incrociamo la Moschea Piccola Santa Sofia, che ieri sera non eravamo riusciti a vedere: nata nel VI secolo come chiesa bizantina dei Santi Sergio e Bacco sotto Giustiniano, fu poi convertita in moschea nel XVI secolo. Ha un delizioso giardino esterno che ospita un bar e alcune bancarelle di artigiani locali. Ne approfittiamo anche per fare un po' di spesa in un market, facendo scorta di birre fresche da gustare in camera. Moschea Piccola Santa Sofia Verso le 16:00 usciamo di nuovo, beviamo una spremuta per strada e ci dirigiamo verso il Grand Bazar (Kapalıçarşı). Spremuta per strada Fondato nel XV secolo dopo la conquista ottomana, questo mercato è una vera e propria città nella città: oltre quattromila negozi distribuiti in più di sessanta strade coperte. È un intricato labirinto di vicoli, cupole e colori dove è facilissimo perdersi, ed è proprio questo il bello. Tra esposizioni di tappeti, lampade colorate, ceramiche e spezie profumate, Andrea punta dritto alle bancarelle di maglie da calcio. Iniziamo una lunga e divertente trattativa, portando a casa un paio di buoni affari: qui la contrattazione è un vero e proprio rito culturale, da fare sempre col sorriso e con rispetto. I mercanti ci invitano ad entrare, ci offrono tè caldo e dolcetti; acquistiamo qualche souvenir, ma senza esagerare, sapendo che al di fuori del bazar si trovano prezzi spesso più convenienti. Grand Bazar Usciti da uno dei portoni principali del mercato, ci ritroviamo davanti alla Moschea di Nuruosmaniye. Completata nel 1755, è famosa per essere il primo grande esempio di barocco ottomano a Istanbul: le sue linee curve, il cortile dalla forma insolita e le tantissime finestre che inondano di luce naturale gli interni la rendono molto diversa dalle moschee classiche. A pochi minuti di distanza, nel quartiere di Çemberlitaş, passiamo anche accanto alla Moschea di Gazi Atik Ali Pasha, risalente a fine Quattrocento, con il suo elegante portico a cupole. Moschea di Nuruosmaniye Moschea di Gazi Atik Ali Pasha Dopo tutto questo camminare e con la fame che si fa sentire, visto che io e Pamela abbiamo saltato il pranzo, decidiamo di tornare a trovare il simpatico signore che il giorno prima aveva regalato una rosa ad Arizona. Passiamo prima dall'appartamento per posare gli zaini e camminare più leggeri. All’ingresso del Natural Barbecue Rooftop lo troviamo ad accogliere i clienti: ci riconosce subito e, con fare premuroso, ci consiglia di mangiare al piano terra invece che in terrazza, dato che lassù fa troppo caldo ed è priva di aria condizionata. Ci fa servire subito dei meze con dell’ottimo pane fresco; i bambini fanno il bis con la zuppa di lenticchie, mentre noi ordiniamo una superba moussaka di carne e verdure e un paio di pide (la tipica pizza turca a forma di barchetta), il tutto accompagnato da birra e acqua fresca. A fine cena, mantenendo la promessa, ci vengono offerti il tradizionale çay (the turco) e dei deliziosi baklava. Cena da Natural Barbecue Rooftop A fine giornata siamo davvero KO per i tanti chilometri macinati: dopo cena abbiamo a malapena la forza di trascinarci in hotel e fiondarci a letto dopo aver notato che l’addetto ha smontato del tutto la porta in vetro della doccia; il proprietario ci ha anche inviato un messaggio per scusarsi e siamo rimasti d’accordo che sistemerà il tutto al nostro check out e che sarà nostra premura non inondare la camera quando ci laveremo. Gatti avvistati oggi (totali): 67 (117) Spese di giornata: Koska, Istanbul: TL 665,85 (€ 12,18) - Chiosco simit, Istanbul: TL60 (€ 1,10) Chiosco Sultanahmet, Istanbul: TL 500 (€ 9,15) Natural Barbecue Rooftop, Istanbul: TL 3315 (€ 60,48) Dila Apart Hotel, Istanbul: € 50,09 Museum pass: TL 36075,60 (€ 659,93) - Basilica Cisterna, Istanbul: TL 4500 (€ 82,32) Chiosco spremute, Istanbul: TL 50 (€ 0,91) Miss Tekel, Istanbul: TL 750 (€ 13,72)
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  13. INTRO La scelta della destinazione per il nostro viaggio del 2026 è stata particolarmente combattuta. Se da una parte avevamo una gran voglia di scoprire mete inedite, dall’altra si faceva sentire il richiamo irresistibile degli Stati Uniti, dove mancavamo dal 2022 con la visita alle città dell’Est. Inizialmente sul tavolo delle opzioni sono finite alcune mete del Sud-est asiatico, come Vietnam e Malesia; abbiamo persino valutato un’insolita combinata tra Mongolia e Cina. Destinazioni che, alla fine, abbiamo temporaneamente accantonato: un po' per il timore dell'umidità soffocante del Tropico, un po' per i costi dei tour nella terra di Gengis Khan, che al momento non mi convincevano affatto. Così, complice la nostalgia, il richiamo dell'oltreoceano è diventato impossibile da ignorare. Quasi inconsciamente, ho iniziato a monitorare con più frequenza i voli verso ovest a discapito di quelli verso est. Poco prima di Natale, stuzzicato dal prezzo interessante di un volo diretto con United, ho deciso di fare il grande passo ed ho transato un MXP-ORD (Milano Malpensa - Chicago O'Hare) per un totale di giorni perfetto sia per incastrare gli impegni di lavoro, soprattutto quelli di Romina, sia per avere un buon margine di manovra nella pianificazione. Dopo aver appeso i biglietti all’albero di Natale – il modo perfetto per celebrare il nostro ritorno negli States – passate le feste mi sono tuffato a capofitto nello studio dell’itinerario. Questa è per me una delle fasi più belle del viaggio: la preparazione. Il giro mi è sembrato fin dal principio abbastanza lineare e, in alcune tappe, quasi obbligato e super collaudato. E’ chiaro che anche in situazioni di apparente comfort, i dubbi e le perplessità sono sempre dietro l’angolo. Vedremo come ce la siamo cavata nei dettagli, con la speranza che approfondimenti e diario possano tornate utili come traccia. Stay tuned!
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  14. - INFO PRATICHE - Di seguito, in ordine sparso, una serie di note e scelte fatte durante la preparazione che potrebbero essere di aiuto. ASSICURAZIONE MEDICA Per questa volta (e probabilmente anche per le prossime) ci siamo appoggiati a due assicurazioni diverse. Essendo a conoscenza di una mia patologia che potrebbe dare conseguenze nel breve termine (non gravi, ma comunque da trattare), ho dovuto per forza optare per la polizza Globy Rosso di Allianz. L'ho trovata e acquistata online presso questa agenzia Per Giorgia e Romina, dato che non avevano questa esigenza, abbiamo scelto Heymondo, anche perché stipulare la Globy Rosso per tutti e tre avrebbe impattato notevolmente sul budget. FUSI ORARI Gli Appalachi e alcuni stati che si trovano tra l'Est e il Mid-West sono a cavallo tra il fuso orario Eastern e quello Central. In particolare, alcuni piccoli spicchi dell'Indiana si trovano nella Central Time Zone (CST/CDT), mentre il resto dello stato segue l'Eastern Time Zone (EST/EDT). Stati come il Kentucky e il Tennessee sono praticamente tagliati in due dalla linea di separazione del fuso. Di conseguenza, ci siamo trovati spesso a fare i conti con il +1 o il -1 a seconda di come ci stavamo muovendo. L’avvertenza fondamentale è: prestare attenzione, specialmente se c’è qualche vincolo orario a destinazione. (dal web) CONNESSIONE Nei precedenti on the road ci eravamo sempre arrangiati con le connessioni Wi-Fi degli hotel. Negli ultimi viaggi ad oriente, invece, ci eravamo dotati di un router portatile in cui inserivamo delle SIM locali per collegare tutti i dispositivi. Ormai abituati a questa comodità, abbiamo deciso di tentare una soluzione simile anche stavolta. In vista dell'arrivo al Terminal 5 dell'aeroporto di Chicago O'Hare, avevo provato a informarmi preventivamente e senza successo, sulla presenza di chioschi che vendessero SIM turistiche, La cosa è stata poi confermata sul posto. Alla fine, ho preferito acquistare in anticipo su Amazon una Travel SIM (Beach SIM) per gli Stati Uniti della durata di 30 giorni. Col senno di poi non è stata un'ottima scelta, dato che spesso non riuscivamo ad agganciare il segnale. Fermandomi in un negozio Verizon per capire se ci fossero alternative, ho scoperto che probabilmente c'erano problemi di incompatibilità con il router portatile (la classica "saponetta"). Sta di fatto che non sapremo mai se la colpa fosse della SIM o del router, che in precedenza, ma su reti probabilmente più obsolete, non aveva mai dato problemi. PS: le alternative in negozio c’erano, ma erano tutti contratti a partire da 60$ e restava comunque il dubbio sulla compatibilità del router... Una cosa è certa dopo questa esperienza: la prossima volta porterò un telefono che supporta le e-SIM e utilizzerò quello come hotspot. REVOLUT Questo tema merita un approfondimento. So per certo che per alcuni sarà la scoperta dell'acqua calda, ma provo a fare un riassunto per chi non la avesse ancora considerata. Stanco di subire le commissioni di cambio, mi sono deciso ad attivare la mia prima carta Revolut, sfruttando il distributore automatico di carte che si trova nell'area partenze di Malpensa (Terminal 1, Concourse B), cosa avvenuta in uno scorso viaggio. Aderendo a Revolut viene attivato il profilo Standard, totalmente gratuito, dove si ha la possibilità di prelevare fino a 200 € agli ATM e, soprattutto, di convertire in valuta estera fino a 1.000 € al mese senza commissioni in giorni infrasettimanali. Non volendo rincorrere un profilo a pagamento, ho iniziato a spostare i fondi sul conto Revolut con mesi di anticipo per effettuare la conversione mensile in dollari un po' alla volta. Anche Giorgia, a mia insaputa, aveva attivato una Revolut qualche mese prima, cosa che sta spopolando tra i ragazzi; Grazie a questo a luglio abbiamo utilizzato la tecnica di trasferire su di lei una parte dei fondi, convertirli in $ e rimandarli sulla mia carta. Questo perché Spostare soldi tra due conti Revolut è sempre gratuito. La mossa migliore poi è stata a Malpensa poco prima della partenza: abbiamo ritirato un'altra carta fisica e Giorgia, grazie a una promozione attiva fino a fine luglio, ha aperto un profilo Revolut anche per Romina. Questo ha portato a Giorgia un bonus di 60 € per invito nuovo cliente, perché nelle condizioni si dovevano effettuare una ricarica (fatta con una transazione Google Pay), associare una carta fisica (che a quel punto avevamo) e completato tre transazioni di importo superiore a 5 €. Detto fatto, ci siamo trovati negli States con ben tre carte Revolut attive, oltre alle nostre carte di credito standard, ed altri 1000€ convertibili in dollari “gratis”. Va detto che le Revolut funzionano quasi sempre (sul conto poi ho creato anche carte virtuali per garantire gli hotel), solamente ogni tanto in alcuni parcheggi non venivano autorizzate per cui abbiamo dovuto utilizzare la classica Visa. Nel complesso, l'utilizzo di questo tipo di carta è stato sicuramente un enorme vantaggio sia per azzerare le commissioni bancarie oltre ad avere flessibilità, sicurezza più opzioni di pagamento (a costo zero) tutte opzioni che alla fine pescano sempre dallo stesso pozzo... HOTEL La ricerca degli hotel è stata abbastanza lineare. Abbiamo notato che nella nostra fascia, sia a Nord che a Sud, offrivano tutti la stessa identica tipologia di servizi e colazione. In altri viaggi a Ovest, a Nord-Ovest o nelle grandi città dell'Est avevamo trovato situazioni variabili; qui invece ci è parso di essere sempre nello stesso posto, nonostante i più di 5.000 km percorsi. Nel viaggio ci sono state comunque alcune chicche che vedremo poi nel dettaglio. ABBIGLIAMENTO Ci siamo affidati, come ormai da abitudine, all'abbigliamento tecnico: molto leggero per il bagaglio e comodo da indossare. Abbiamo portato solo pochi capi pesanti (una maglia termica, una felpa e un k-way) per la visita a Mammoth Cave, visto che nella grotta la temperatura scendeva fino a 12 °C. Per il resto, siamo riusciti a sfruttare le lavanderie a gettoni presenti in alcuni hotel. Qui c'è una cosa importante da sottolineare: il problema non è trovare un hotel con la lavanderia (si trovano spesso), ma il problema reperire i quartini (le monete da 25 centesimi) per far partire lavatrice prima e asciugatrice poi. Gli hotel spesso non cambiano carta in moneta e anche fuori si fa molta fatica a trovare negozi disposti a riempirti di monete. Il consiglio è di accumularne il più possibile sin dall'inizio del percorso per non farsi cogliere impreparati o in affanno quando serve. In questo on the road (OTR) abbiamo utilizzato il detersivo in fogli acquistato su Amazon: si è rivelato comodissimo e ci ha evitato di doverci affannare per trovare del detersivo sul posto. CIBO e... INFLAZIONE Sul fronte cibo e inflazione abbiamo notato che uscire a cena per mangiare carne o piatti elaborati fa letteralmente esplodere il conto. Ci siamo dovuti spesso difendere ordinando pizze o insalate e bevendo solo acqua, altrimenti avremmo superato i 100-120 $ a pasto sistematicamente. A pranzo ci siamo quasi sempre arrangiati facendo una spesa veloce al Walmart, Dollar General o Market di turno, dove acquistavamo delle insalate nella sezione "grab and go" per pochi dollari, alle quali aggiungevamo condimenti e qualche aggiunta extra (uova sode, pomodori, etc..). Non ci siamo chiaramente dimenticati di portare con noi la fida Bialetti Elettrica: il ground coffee si trova in tutti i supermercati! ESCURSIONI Avevo prenotato quasi tutto preventivamente dall'Italia, per non pensarci una volta in loco, privilegiando le escursioni con cancellazione gratuita. Butto giù un elenco: • Mammoth Cave: Entrare nella “cave” è sempre a pagamento, sia in autonomia che accompagnati. abbiamo scelto il tour "Historic Extended", acquistato direttamente sul sito ufficiale recreation.gov (cancellabile fino al giorno prima). Saremmo stati più di una trentina di persone. • A New Orleans la crociera sulla Natchez Steamboat: costata una cinquantina di dollari a testa, prenotata su GetYourGuide perché dava possibilità di cancellazione (la migliore opzione dopo aver valutato tutte le alternative). Senza cena altrimenti il delta totale sarebbe sato di 300$. • Sempre a New Orleans (precisamente a Jean Lafitte), l'escursione nelle paludi con l'airboat: la compagnia (Airboat Adventures) vendeva i tour solo tramite GetYourGuide e, dopo un'attenta valutazione, abbiamo prenotato lì. Siamo rimasti davvero soddisfatti. Esperienza TOP. • Oak Alley Plantation: i biglietti li ho presi direttamente sul loro sito ufficiale, i prezzi erano identici a quelli della biglietteria sul posto. Probabilmente non era necessario acquistarli in anticipo dato che c'era pochissima gente; non sapendolo ho preferito muovermi prima, pur consapevole che non fossero cancellabili. In alternativa sul solito aggregatore, e cancellabili, costavano quasi il doppio. CITYPASS L'unica cosa che non ho prenotato in anticipo è stato il CityPASS di Chicago. Una volta acquistato, il pass non è rimborsabile (anche se resta valido entro l'anno). Ho preferito comprarlo direttamente la prima sera a Chicago per evitare di investire quasi 500€ magari non partire o tornare prima per chissà quale motivo e vivere con l’ansia ti dover andare a Chicago entro l’anno per non perdere tutto. I biglietti non sono trasferibili (almeno... vero che nessuno controlla, personalmente mai prenderei un CityPASS “d’occasione” dove figura un altro nominativo). L'opzione di acquisto era tra il "Chicago C3" e il CityPASS standard con 5 attrazioni. Alla fine abbiamo optato per le 5 attrazioni, di cui due sono fisse: la Willis Tower e lo Shedd Aquarium. A queste abbiamo aggiunto la crociera sul fiume, l'Art Institute e il Field Museum. Devo dire che siamo rimasti estremamente soddisfatti, sia per la qualità delle scelte sia per la facilità con cui si prenotavano o si spostavano le escursioni direttamente tramite l'applicazione. Promosso a pieni voti! fatta anche questa premessa sarà il caso di partire con le giornate.... 😁
    5 punti
  15. PREPARAZIONE Ancora prima di prendere il volo avevo già in testa una bozza di un anello su Chicago. All'incirca era un classico giro dove immaginavo già alcuni punti fermi, cadenzati in base a tappe più o meno obbligate. Sicuramente avremmo toccato, come estremo remoto dell’anello, New Orleans e le principali città lungo il percorso: Atlanta, Nashville, Memphis e St. Louis. Il resto era più o meno da inventare, perché non vi erano i “must” tipici degli on the road più gettonati. Individuavo nel mezzo, come da nostre visite abituali, un paio di National Parks: Mammoth Cave e Great Smoky Mountains. Non sono parchi da effetto wow, ma sicuramente incuriosivano. Ne sapevo poco e ho iniziato ad esplorare: qualcosa ne sarebbe uscito, anche perché il NPS negli States è sempre una garanzia. Man mano che stilavo la bozza erano evidenti alcuni tapponi e alcune zone abbastanza scarne. Un’altra cosa che mi ero prefissato era creare qualcosa che non si esaurisse subito, ma che potesse andare in crescendo. Iniziavo così a maturare l’idea di tenere Chicago alla fine evitando di visitarla subito. Le versioni dei file con l’itinerario si moltiplicavano e le simulazioni mi portavano al successivo, grande dilemma: facciamo il giro in senso antiorario o in senso orario? La scelta, piano piano, si è orientata sulla seconda opzione, scendendo quindi per gli Appalachi e risalendo lungo il Mississippi. Questo perché mi sembrava che la sequenza tra viaggio, visita e pernotto (o viceversa in alcuni punti) filasse meglio. L’altra situazione che si stava cristallizzando era lasciare subito Chicago dopo l’atterraggio che sarebbe stato alle 18:00 locali, un'opzione che prendeva forza visto che il volo diretto avrebbe abbattuto notevolmente le probabilità che il bagaglio non ci seguisse (mia paura da sempre). Così alla fine è stato: dopo esserci allontanati dall'Illinois, proseguivamo per l’Ohio verso l’interessante Air Force Museum di Dayton (una piacevole scoperta), quindi Kentucky e passaggio per Nashville durante la discesa, prima di dirigersi verso gli Appalachi. Andando avanti con le tappe mi convincevo sempre più del giro in senso orario, scartando definitivamente la prima opzione che trovavo meno cadenzata. Dopo un passaggio anche sul forum, definivo gli ultimi aggiustamenti: il transito per Pensacola al posto di Mobile (messa lì inizialmente per la presenza della USS Alabama e che avremmo visto solo di passaggio), la scelta di Vicksburg al posto di Natchez, e il taglio di una notte a Memphis (che alla fine ho apprezzato e rifarei) per inserire la chicca di Clarksdale, Mississippi, una delle piacevoli sorprese dell'on the road (che poi vedremo). L'ultimo aggiustamento è stato spostare il pernotto da St. Louis a Grafton, sul fiume Illinois, scelta che si è rivelata ottima. In conclusione, l’itinerario è stato questo: DATA GG DA A 22-lug 1 MXP HAMMOND 23-lug 2 HAMMOND DAYTON 24-lug 3 DAYTON MAMMOTH CAVE 25-lug 4 MAMMOTH CAVE NASHVILLE 26-lug 5 NASHVILLE 27-lug 6 NASHVILLE GATLINBURG 28-lug 7 GATLINBURG 29-lug 8 GATLINBURG ATLANTA 30-lug 9 ATLANTA 31-lug 10 ATLANTA PENSACOLA 01-ago 11 PENSACOLA NEW ORLEANS 02-ago 12 NEW ORLEANS 03-ago 13 NEW ORLEANS VICKSBURG 04-ago 14 VICKSBURG CLARKSDALE 05-ago 15 CLARKSDALE MEMPHIS 06-ago 16 MEMPHIS GRAFTON 07-ago 17 GRAFTON CHICAGO 08-ago 18 CHICAGO 09-ago 19 CHICAGO 10-ago 20 CHICAGO Volo 11-ago 21 MXP Vedremo poi nei dettagli delle singole giornate le varie situazioni. Alcune cose lungo il percorso me le sono tenute da gestire “a mano libera”, in base alla situazione che avremmo trovato: tempi, traffico, stanchezza... PS: Fortunatamente, anche se mi sarei aspettato di tutto (come prima di ogni partenza), l’avvicinamento non è stato caratterizzato da sventure. Questo se non consideriamo una grandinata che ha colpito la Brianza a metà luglio, distruggendomi alcune tegole (prontamente sostituite), e il cancello che ha cominciato a fare dei seri capricci. Per questo l’incubo è stato trovare chi potesse risolvere la situazione sul filo di lana... Ma stiamo andando OT: vediamo di andare avanti.
    5 punti
  16. Rientrato ieri, viaggio spettacolare, eterogeneo, città, natura, cultura, mare, insomma di tutto di più. A breve il diario
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  17. SABATO 28 GIUGNO Arrivederci Las Vegas, città degli eccessi in ogni angolo, ci mancherai e non sappiamo ancora quanto! Rapida colazione in camera e via verso la Death Valley. Speriamo di non mantenere fede al nome... La guida scorre tranquilla, le temperature si innalzano sempre di più, al bivio per Zabriskie Point siamo già oltre i 40° per cui fare il breve tratto a piedi si rivela molto impegnativo. Ammiriamo il paesaggio che si staglia sotto di noi e obbligatorio momento Re Leone: "Simba, un giorno tutto questo sarà tuo". Cri alza gli occhi al cielo, forse pentendosi di aver sposato uno così. Fast 'n' Furios rientriamo in auto e impostiamo l'A/C a temperatura freezer e ci infiliamo al visitor center; devo incontrare chi ha nominato questa località e di conseguenza il visitor center, mai nome più azzeccato di FURNACE CREEK! 🔥🔥🔥 Sbrigate le pratiche per timbro e annessi souvenir, breve sosta al bagno e poi riempiamo tutte le nostre score di acqua perché ci siamo accorti che abbiamo già bevuto due litri a testa in meno di 2 ore. Nonostante i 45°, impavidi puntiamo a Badwater Basin e raggiungiamo il punto più basso degli USA: -85,5 metri s.l.m., più del doppio del limite del mio brevetto subacqueo. Qua Satana in persona ci fa assaggiare la temperatura dell'inferno: 49° cui si aggiunge un piacevolissimo vento, che genera lo stesso effetto di quando si apre la porta del forno ma su tutto il corpo. Gran Satanasso non ci avrai! Ci rintaniamo in auto e Cri semi-collassa sul sedile, fortunatamente i sedili ventilati aiutano a disperdere il calore; nel mentre abbiamo raggiunto il Devil's Golf Course cui solo io scatto un paio di foto al di fuori dell'auto. Nel percorrere l'Artist Palette Cri risorge dal purgatorio e congeda Virgilio per rientrare tra i vivi. Molto belle le varie screziature di colore tra le rocce! Penultima tappa nella valle a Dante's View per provare a patire meno il caldo. Qualcuno si è ripreso... Concluso il giro, puntiamo verso Bishop. Le dune di Mesquite Flats scorrono placide lungo i finestrini dell'auto, finché scompaiono quanto iniziamo la salita a Towne Pass. A Lone Pine avvistiamo le Alabama Hills, ma non ci fermiamo perché siamo prosciugati dal caldo della Death Valley e vogliamo arrivare in camera. L'ultima ora di guida è eterna, facciamo conoscenza con le Safety Car per un tratto luuuuuunghissiimo per il nulla cosmico. Se venissero a fare la Torino-Savona poi vanno diretti a Lourdes.... Finalmente arriviamo al nostro Hostel California che si rivela essere una casa condivisa con tanto di cucina, ribes molto hippie anni 60-70; saggiamente avevo prenotato la camera con il bagno personale. Doccia veloce prima di andare a caccia di un locale che non sia chiusa, troviamo il 1903 Taphouse & Co dove assaporiamo il dolce gusto di una birra ghiacciata e divoriamo Cri un Bacon Turkey Sandwich, io un hamburger entrambi accompagnati da coleslaw. Km a piedi: 13,2 Km in auto: 250 Alloggio: Hostel California Bishop, carino alloggio, molto particolare; camera piccola, pulita come il bagno
    5 punti
  18. Tu, nel dubbio, la prossima volta metti in valigia un abitino a fiori e un cappello di paglia !
    5 punti
  19. Wow!!!!!!! Appena salgo in macchina me lo ascolto tutto. Complimenti a tutti quelli che oggi si occupano di valorizzare questo meraviglioso forum (in barba ai social) e un enorme grazie a chi li ha preceduti fin dalla fondazione. Ormai è rarissimo, se non unico, trovare una realtà come questa, mossa solo dalla passione per la condivisione, senza mai strizzare l'occhio a sponsorizzate e cose simili. C'è la fiducia in quello che le persone scrivono, per esperienza, senza avere il dubbio che qualcuno monetizzi nel consigliare una struttura, una SIM o altro. Grazie a tutt i!!!!! P.S. Ora che siamo finiti su un podcast siamo tutte influencer faighe?????
    5 punti
  20. 25 maggio: Runswick Bay – Saithes - Roseberry Topping – Durham – Souter Lighthouse – Newcastle Prima di lasciare Whitby facciamo un giro per la cittadina che intorno alle 8:00 di lunedì bank holiday è praticamente deserta e molto affascinante. Il figlio va a recuperare la macchina e noi lo aspettiamo davanti al Pier Inn. La prima meta è il villaggio costiero di Runswick Bay situato una quindicina di chilometri a nord di Whitby. Parcheggiamo in cima al paese e scendiamo alla bella baia a forma di mezzaluna caratterizzata da un'ampia spiaggia. Facciamo un giro per le strette stradine del borgo antico tra giardini fioriti e cottage storici ormai trasformati in alloggi turistici per poi risalire al parcheggio. Runswick Bay è carino ma il prossimo paese, Staithes, ci piace di più. Anche qui parcheggiamo in cima al villaggio e scendiamo lungo una corta e ripida discesa (tanto per cambiare ). Un torrente divide in due questo pittoresco villaggio di pescatori che con i suoi caratteristici cottage ci ricorda alcuni paesini della Cornovaglia. Anche Staithes è legato al nome di James Cook che lavorò qui come droghiere. Evidentemente questo non era il suo lavoro perché dopo solamente un anno e mezzo partì per Whitby per arruolarsi nella marina mercantile. Andiamo prima a sinistra attraversando lo Staithes Beck Bridge. Riattraversiamo poi il ponte e lungo High Street, su cui affacciano pub, sale da tè, gallerie d'arte e piccole botteghe, ci spostiamo nella zona principale del porto. Facciamo un giro sulla piccola spiaggia di sabbia mista a ciottoli incastonata sotto la scogliera ma, poiché la marea sta salendo, rinunciamo ad arrivare agli ultimi scogli. Sulla strada del ritorno ci fermiamo in High Street da Dotty's Vintage Tearoom, un locale carinissimo (e caro ) dove facciamo una seconda colazione che per me e mio marito sarà anche pranzo. Torniamo alla macchina e ripartiamo. Il figlio ha messo in programma Roseberry Topping, una caratteristica collina situata al limite delle North York Moors, un sito gestito e protetto dal Natjonal Trust. Anche Roseberry Topping è legato al nome di James Cook che trascorse l'infanzia nella vicina fattoria di Airey Holme. Si dice che scalare Roseberry Topping da ragazzo abbia acceso la sua passione per l'avventura. Secondo il sito del National Trust, il panorama dalla cima della collina lo ha ispirato a esplorare ciò che si celava oltre l'orizzonte. L'idea era quella di fare un'escursione ma c'è un caldo anomalo per la zona e il parcheggio è a pagamento anche per i membri del National Trust. Ci guardiamo: chi ce lo fa fare? Di comune accordo decidiamo di scattare semplicemente un paio di foto e di andare a Durham che avevamo pensato di saltare, avendola già visitata, perché non riuscivamo a inserirla nell'itinerario per mancanza di tempo. Parcheggiamo nel garage sotto il centro storico. Usciamo sul lungofiume e saliamo le scale che portano all'Elvet Bridge. Anche qui c'è un caldo assurdo e, probabilmente per questo, l'atmosfera è molto mediterranea. Per prima cosa andiamo alla cattedrale che ricordavamo come una delle più imponenti d'Inghilterra. Apprezziamo tantissimo l'eliminazione del parcheggio intorno al grande prato della chiesa: le auto toglievano fascino a un edificio così maestoso. Scattiamo alcune foto alla piazza, al castello, che fu la residenza dei Principi-Vescovi di Durham e che oggi è la sede dell'University College della Durham University, e alla cattedrale, poi entriamo nell'edificio. L'ingresso è gratuito ma l'accesso ai chiostri, utilizzati come set cinematografico per la scuola di Hogwarts nei primi film della saga di Harry Potter, è a pagamento. Avendoli già visitati, scegliamo di risparmiare il biglietto. La volta scorsa avevamo percorso la Durham Riverside Walk, una passeggiata che si snoda lungo il fiume Wear intorno al promontorio su cui sorgono la cattedrale e il castello. Oggi non abbiamo il tempo necessario perciò percorriamo una parte dell'Upper Riverbanks Path, dal retro della cattedrale fino al Framwellgate Bridge. Si tratta di un sentiero sterrato immerso nel bosco che corre lungo il ciglio della scarpata parallelo al fiume, ma decine di metri più in alto. Il figlio ha fame e si compra un meal deal nel Tesco che si trova nella Market Place di Durham mentre noi facciamo un giro nei dintorni. Dove possiamo sederci? Di sicuro non al sole. Cerchiamo un po' d'ombra e di refrigerio sul lungofiume dove, non trovando panchine libere, ci sediamo su un muretto vicino all'ingresso pedonale del nostro parcheggio. Adesso ci aspetta un'altra meta sul mare: il Souter Lighthouse situato a sud di Newcastle, gestito dal National Trust. Dovrebbe essere aperto fino alle 16:00 ma oggi chiude alle 15:00. Non riusciamo nemmeno a visitare Il negozio, che dovrebbe essere aperto fino alle 15:30, perché il ragazzo alla cassa ci dice che stanno chiudendo (sono le 15:10). Poco male, siamo venuti soprattutto per fare una passeggiata in cima alla scogliera. Camminiamo prima in direzione nord nell'area chiamata The Leas, caratterizzata da scogliere di calcare e praterie costiere. Sulla Seastack, una formazione rocciosa che emerge dal mare, vediamo tantissimi cormorani. Scopriamo da alcuni pannelli esplicativi che vicino al faro sorgeva il villaggio di Marsden, costruito per i minatori locali e le loro famiglie. Ora non è rimasto più nulla. Torniamo verso il faro, lo superiamo e andiamo a sud. Il sentiero costiero corre ai margini del Whitburn Coastal Park, sorto sul sito della ex miniera di carbone di Whitburn. Le rocce formano faraglioni, archi, grotte e baie, veramente un bel panorama. Il clima è perfetto, non troppo caldo e ventilato. Arriviamo fino all'osservatorio ornitologico che troviamo piuttosto degradato poi decidiamo di tornare indietro: la giornata non è finita e ci aspetta la visita di Newcastle dove dormiremo questa notte. Fosse stato per me non mi sarei fermata in questa città, non vi avevamo fatto tappa nemmeno la volta scorsa, però nostro figlio ha insistito, anche perché ha trovato un'offerta molto conveniente: una camera tripla in un hotel centrale 4 stelle al prezzo di £86 per una notte. Il Maldron Hotel non ha parcheggio e la receptionist ci consiglia il garage del complesso The Gate. Dista meno di un centinaio di metri dall'albergo ma in auto sono più di 2 chilometri. Visto il mio interesse per la città non mi sono informata sulle attrazioni principali perciò seguiamo il figlio che invece c'è già stato un paio di volte e non la trova brutta. C'è un caldo opprimente: siamo in Inghilterra o nella Pianura Padana? In pochi minuti raggiungiamo Grey Street che è la strada principale del quartiere giorgiano. All'inizio della strada si trova il Grey's Monument, una colonna sormontata da una statua dedicata al conte Charles Grey, primo ministro dal 1830 al 1834. Ha dato il suo nome a uno dei tè più famosi al mondo, l'Earl Grey, ed è importante per le riforme attuate sotto il suo mandato; il Reform Act che riformò il sistema elettorale ampliando la base dei votanti e lo Slavery Abolition Act che sancì l'abolizione della schiavitù in tutto l'Impero Britannico. Scendiamo lungo questa strada elegante caratterizzata da edifici in stile neoclassico poi ci spostiamo nella via parallela per passare davanti alla cattedrale e al castello. Devo dire che pensavo che Newcastle fosse una città pianeggiante. Grosso errore: è collinare e caratterizzata da forti dislivelli. Ha sette ponti che la collegano a Gateshead sulla riva opposta del Tyne River e che, a causa della profondità della valle del fiume, sono stati quasi tutti costruiti a un'altezza notevole per collegare le sponde senza dover scendere fino al livello dell'acqua. Percorriamo un tratto dell' High Level Bridge per una vista iconica sullo Swing Bridge e sul Tyne Bridge, il ponte ad arco simbolo della città la cui struttura ha ispirato il Sydney Harbour Bridge. Purtroppo è parzialmente in restauro. Scendiamo al Quayside e lo percorriamo fino al Gateshead Millennium Bridge. È una passeggiata piacevole, grazie alla frescura che proviene dal fiume. Dopo una ripida risalita ci fermiamo a cena da Rudy's Pizza Napoletana in Grey Street. È una catena con locali sparsi in varie città (ci andremo anche a Liverpool) e la pizza è molto buona, superiore a quella di Franco Manca. Dopo cena il figlio ci porta a vedere l'università passando per la zona pedonale, del tutto simile a quella di tante altre città inglesi, e infine torniamo in hotel. Tutto sommato Newcastle non mi è dispiaciuta, ma non credo che ci ritornerò.
    5 punti
  21. LUNEDI' 30 GIUGNO Ci svegliamo belli ringalluzziti dal fresco, colazione con le scorte della cambusa accompagnata da un gallone di caffè caldo del General Store. Tra i tavoli al di fuori della zona dei ristoranti si aggira famelica una affiatata coppia di scoiattolo e corvo alla ricerca di avanzi. Due bici per chi volesse girere la valle in bici Carichiamo gli zaini di acqua e snack, imbocchiamo la strada che porta all'Trailhead per le Nevada Falle e... scorgiamo un Elk che pascola placidamente a bordo strada. Camminiamo lentamene per non disturbare il momento disneyiano e osserviamo con reverenza, poco dopo arriviamo al trailhead e arriva anche la navetta del parco a scaricare un carico di umani. L'inizio del sentiero è più selettivo dell'esame di Fisiologia medica, la pendenza obbliga a inforcare i bastoncini dopo i primi metri e così ci distanziamo; non senza fatica raggiungiamo l'ultima e unica fontanella che sfruttiamo per ricaricar le borracce. Dopo un'oretta arriviamo al bivio tra il Mist Trail e il John Muir Trail, siamo anche al primo punto fotografico per immortalare le Nevada Falls. Il cielo è terso e il sole caldo, ma non opprimente; decidiamo di percorrere il secondo trail (con li senno del poi abbiamo scelto bene), molto suggestivo e bucolico. Finalmente arriviamo in cima alle cascate, troviamo un angolo del Merced River in cui pucciare i piedi, il pranzo si compone di barretta proteica e banana cui segue una siesta rinvigorente. "il riposo dello scalaTORTE"! La discesa viene fatta lungo il Mist Trail che costeggia la cascata ma è composto da tornati come se fossimo sullo Stelvio e su roccioni, alcuni nemmeno troppo stabili ma sarà il mio dolce peso in 3 cifre; con più sforzo del previsto arriviamo al fondo della cascata ad ammirare il paesaggio. Per fortuna che l'abbiamo fatto in discesa... Il resto del sentiero scorre senza patemi e ritorniamo alla fontanella per ricaricare l'acqua, abbiamo bevuto tantissimo; in effetti adesso fa caldo, non invidio chi sta iniziando la salita adesso. Agguantiamo l'autobus per andare visitor center in cui entriamo per il rotto della cuffia, sbrighiamo le pratiche d'ordinanza (timbri, cartine, asouvenirs) prima di ritornare alla nostra tenda in autobus che percorre l'intera vallata. Che vista magnifica si osserva da finestrino, invidiamo quelli che con un gonfiabile si fanno trascinare dalle placide acque del fiume Merced. Una bella doccia calda ci rimette al mondo; i morsi della fame invocano cibo sostanzioso, le barrette vanno bene durante l'attività ma è tempo di cibo vero. Dal Pizza Deck escono pizze dall'aspetto interessante perciò via in coda e ci facciamo prendere la mano nell'ordinazione. Mai ordinare con lo stomaco che ulula, come quando si va a far la spesa. Abbiamo preso due enormi pizze ultra-farcite e insospettabilmente buone e per dissetarci due buone birre. Una cheese pizza e una Yosemite con di-tutto-un-po' Oltre al conto in dollari, le pizze ci presentano un altro conto: un prepotentissimo abbocco e sono solo le 18. Collassiamo sul letto per risvegliarci alle 21 ancora intontiti dal food coma, come sempre il miglior rimedio è una bella Coca-Cola ghiacciata (con lattina patriottica) che beviamo nell'unico punto in cui c'è internet mentre sbrighiamo le pratiche social. La Coca produce l'effetto desiderato e dopo una brave passeggiata al chiaro di luna ci infiliamo sotto le coperte. Km a piedi: 20,1 Km in auto: 0 Alloggio: Curry Village, Yosemite Valle
    4 punti
  22. Fantastico 😅😅😅 Siamo ormai a poche ore dalla partenza, venerdì 14 si "salpa" e l'organizzazione di questi mesi è stata essa stessa il viaggio. E proprio per questo vorrei ringraziare tutti voi, da @al3cs a @acfraine, da @Picard a @luca82, da @Giovanna86 a @Marty74, da @CarryB78 a @rob82, e tutti i viaggiatori del forum che hanno dato il loro prezioso contribuit in questa ormai lunga e approfondita discussione. Grazie davvero per la pazienza. L'adrenalina, la paura ela curiosità verso questi 21 giorni di viaggio sono forti e non ho nessuna intenzione di nasconderli 😊 Detto questo, se avete suggerimenti last minute su posti imperdibili, ristoranti da provare lungo l'otr, ecc., sono assolutamente auspicati e ben accetti. Dimenticavo, @CK910, in un modo o nell'altro proviamo a salutarci lungo il viaggio ☺️👋🏼
    4 punti
  23. Concordo soprattutto su una cosa: in un mondo social che è diventato sempre più performance e intrattenimento strutturato questo gruppo mi ricorda l' epifania che è stata per la mia generazione (43y a breve) la rete: finalmente le passioni più strampalate avevano trovato casa, potevi amare i romanzi russi o volerti dilettare con i cosmetici in casa o provare a organizzare in autonomia quel viaggio che sognavi da tanto e... Trovare on line altri strampalati come te. Che con generosità e senza alcun ritorno, se non in relazioni umane, si aiutavano a vicenda. Al mio attivo ho due viaggi negli States sognati e realizzati grazie a questo gruppo, altri che ho fatto in autonomia ma forte di quel "coraggio" trovato qui, tanti nel cassetto perché, nel frattempo, la vita succede (nel mio caso, due figli, un divorzio, un cambio di lavoro, qualche rottura di palle di salute, un nuovo inizio) E quindi grazie, a quel semino piantato 17 anni fa e a chi lo ha coltivato con cura e passione finora
    4 punti
  24. Ho appena ascoltato anch'io il podcast ,siete stati davvero in gamba a raccontare qual è l'essenza del forum per la quale non vi ringrazierò mai abbastanza . Grazie a tutti gli amministratori per l'enorme lavoro svolto e a tutti gli iscritti per la collaborazione , ormai vi reputo degli amici anche se virtuali 🫶
    4 punti
  25. Grandi ragazzi!! Condivido tutto quello che avete detto nel podcast sui punti di forza di questo forum!! Negli oltre 12 anni di frequentazione, ho trovato informazioni che nessuna pagina social riesce a darmi!! (O forse sono internamente boomer e affezionata a questo posto! 🤣) Grazie ancora per tutto il lavoro che fate!!! 😘
    4 punti
  26. Grandissimi ragazzi, appena riesco lo ascolto molto volentieri. Colgo l'occasione per ringraziare tutti (anche se mai abbastanza) per la risorsa preziosissima che è diventata per me questo forum. Ormai sono anche io più di dieci anni che sono iscritta e non smetto mai di attingere dalle vostre preziosissime informazioni, senza contare che siete sempre disposti a dare una mano a tutti. Grazie davvero.
    4 punti
  27. Ho approfittato della pausa pranzo per ascoltare il podcast, complimenti per questa bellissima iniziativa. È stato davvero piacevole ascoltarvi @SimoSacri @dariuz e @acfraine e ripercorrere un po’ la storia di USA on the road, ma soprattutto rendersi conto di quanto lavoro, passione e impegno ci siano dietro a questa bella realtà. Sono iscritta dal 2015 e in questi anni il forum è diventato un vero e proprio punto di riferimento per tutti i miei viaggi, negli USA e non solo: il primo posto dove vado a cercare consigli, informazioni e leggere diari di viaggio. Per questo un enorme grazie a tutti gli amministratori che hanno dedicato e continuano a dedicare tempo ed energie al forum, permettendogli di essere, anche dopo tanti anni, una preziosissima fonte di ispirazione per chi come me ama gli States.
    4 punti
  28. Ho ascoltato il podcast. Bravi, Dario e Derio! Vi ho ascoltato volentieri, avevo dimenticato le vostre voci. 😄 In effetti l'ultimo raduno a cui ho partecipato era nel 2015. E ovviamente grazie a tuttti gli amministratori e gli utenti del forum.
    4 punti
  29. Bentornato sul forum! interessante un diario sulla Tunisia. Io sono di Modena. Un tunisino che abita nel palazzo dove vive una mia amica le ha detto che in Tunisia non ha mai avuto così caldo.
    3 punti
  30. MARTEDI' 1 LUGLIO La maxipizza di ieri mantiene l'indice glicemico anche stamattina elevato, infatti la colazione si limita a caffè e frutta secca. Lasciamo con malinconia la nostra spartana tenda e ci dirigiamo al Tunnel View, anche se con il sole di fronte lo scorcio sulla Yosemite Valley è fantastico. Proseguiamo verso Glacier Point da dove ammiriamo dall'alto la Yosemite Valley, notiamo quanto siamo più in quota rispetto alle Nevada Falls scalate ieri. Il trail per queste la prossima volta... Lungo la discesa vengo fermato da un ranger, a detta di Cri molto figo, che mi chiede i documenti perché avevo superato i limiti di velocità, cosa vera ma il limite delle 30 miglia in discesa mi sembra eccessivo perché poi sei sempre attaccato ai freni. Cooooomunque me la cavo con un semplice avvertimento e posso riprendere la via...scampato pericolo. Al visitor center di Wawona ci fermiamo per una rapida sosta al bagno e per gli immancabili timbri + souvenirs; riprendiamo la strada per il Sequoia NP, attraversiamo i primi campi di mandorle e altra frutta. Dopo l'ingresso nel parco ci fermiamo alla Big Stump Area per un picnic e percorrere il breve trail tra le sequoie. Sono immense, difficili da raccontare se non questi aggettivi, e ancor di più in foto; sembrano alberi che provengono da un altro pianeta... Siamo fortunati e al John Muir Lodge la camera è già pronta perciò ci sbarazziamo dei bagagli e puntiamo a Grant Cove, ove è ubicato il General Sherman Tree. Sono sempre più grandi, le foto non rendono giustizia alle dimensioni di questi giganti. Sono impressionanti le cicatrici lasciate dal fuoco, un segno presente su ogni singola sequoia di una certa età e dimensione. Dalle infografiche abbiamo appreso che il legno delle sequoie è naturalmente molto resistente al fuoco grazie all'alto contenuto di tannini e che spesso le sequoie sopravvivono a un incendio se hanno sufficiente tempo, tra diversi incendi, per recuperare. Come ultima tappa percorriamo la Kings Canyon Scenic Byway fino a Kanawyers, che meravigliosa strada; fossi pittore verrei spesso qua a dipingere. Ritorniamo al Lodge e per cena ci fermiamo al Grant Cove Restaurant per un hamburger senza infamia e senza lode con un servizio insufficiente. Km a piedi: 8,9 Km in auto: 250 Alloggio: John Muir Lodge, Sequoia NP; ottimo lodge sito all'interno del parco, camera spaziosa e confortevole
    3 punti
  31. tranqui @al3cs prossimo post di preparazione metto tutto !! 🙂 per ora l'intro festiva serve a generare un po' di "hype" 🤣
    3 punti
  32. Ciao a tutti, anche io mi unisco ai numerosi ringraziamenti: ho scoperto da poco questo forum, in passato ho usato quelli di trip Adv trovando però solo in parte la competenza e la disponibilità che riconosco invece in questa realtà. Complimenti davvero e ancora grazie a tutti, in primis a voi "fondatori" e agli assidui sostenitori, per quanto mi è possibile cercherò di contribuire condividendo la mia personale esperienza. Conosco Simona Sacri e il suo sito, utilizzato appunto come base per un probabile itinerario Usa. Spero di continuare a seguire e contribuire al forum per Usa (e non solo) ancora a lungo. Bravi ancora
    3 punti
  33. 13/06 Per chi ha letto il mio diario, sa che il primo giorno avremo dovuto fare la Trail Ridge Road nei Rocky Mountains. Dovuto ad un'imprevista quel piano era saltato. Ovviamente avevo subito controllato se c'era ancora disponibilità per oggi, ma essendo pure un sabato, logicamente non c'erano più biglietti disponibili. Per questo, la sera prima (il 12) alle 19.00 ero già pronta sul sito per cercare di accaparrare un biglietto. 163 biglietti a disposizione... prenoto... vado a pagare... errore, dati non validi (o qualcosa di simile). Riprovo subito, ma è già troppo tardi... tutti prenotati. Che si fa? Ci alziamo prestissimo per arrivare là prima delle 9? Da Laramie a Granby sono all'incirca 2,5 ore, ma se ci forse qualche imprevisto e arriviamo tardi? A malincuore decidiamo di rinunciare al RMNP. Secondo mio marito "vediamo i Dolomiti ogni giorno, non è la fine del mondo se non vediamo queste montagne". Secondo me "una buona scusa per tornare da queste parti" (anche se io li avevo già visti tantissimi anni fa). Ci alziamo con calma, facciamo colazione e partiamo direzione Denver dove passeremo le ultime due notti. Decidiamo di percorrere la highway 287 invece della Interstate 80. Siamo sicuri di trovare meno traffico ed è più scenografica. Così in mattinata arriviamo a Fort Collins. Parcheggiamo e cominciamo a passeggiare nel centro. Proprio là in piazza viene tenuta una lezione di Yoga. Saranno quasi un centinaio di persone, l'istruttrice con il microfono e una band che suona dal vivo la musica di sottofondo. Continuamo a passeggiare, ammirando i tanti murales (anche le "scatole" che coprano cose come i contatori della luce sono stati dipinti) e arriviamo in un'altra piazza dove si tiene il farmer's market. Giriamo, compriamo due fette di pie e due cookies e decidiamo di proseguire verso Denver. Devo dire che Fort Collins mi è piaciuto molto. Decidiamo di continuare sulla 287 fino a Lafayette e poi prendere la interstate 25. Il figlio, amante di certe marche di abbigliamento, ci ha chiesto un favore... "se PER CASO passate di nuovo vicino ai Premium Outlets, potete prendermi due cosette?". Ovviamente lo facciamo, però scappiamo subito dopo perché essendo sabato pomeriggio ed essendoci i "outlet days" la folle è notevole! Arriviamo il pomeriggio al nostro hotel il Drury Plaza hotel, una catena che avevo già usato in Texas. Stanza grande e pulita, personale gentile, colazione compresa e ogni pomeriggio un rinfresco con alcuni piatti e degli snack. Decidiamo di portare la macchina ad un vicino lavaggio automatico (la quantità di moscherini attaccati è impressionante) e dopo a fermarci al Walmart vicino per fare delle ultime compere. E così finisce anche questa giornata.
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  34. Come immagino abbiano fatto in tanti dopo aver letto questo post, sono andata a sbirciare da quanto tempo sono iscritta... 😄 Dal 2013! Mamma mia, come vola il tempo. Nel frattempo sono passati tanti viaggi, tanti consigli e chissà quanti chilometri, ma la voglia di scoprire il mondo è rimasta la stessa... e il forum è sempre qui ❤️
    3 punti
  35. Che cosa bellissima! Bravi a tutti quelli che si prendono cura di questo forum!
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  36. 12/06 Oggi faremo la tratta Casper - Laramie. Prima di lasciare Casper ci sono due musei da visitare, il Fort Caspar Museum e il National Historic trails interpretive center... almeno così era il nostro programma. Arriviamo al interpretive center dove troviamo un bel avviso: chiuso dal 06/12 al 07/27 per lavori. Ma che sfiga... non potevano cominciare lunedì 15?! Prendiamo la macchina e andiamo al Fort Caspar Museum. Parcheggiamo, entriamo nel visitor center e troviamo un altro avviso "dovuto ai lavori non tutto il Fort è visitabile". La Signora al bancone continua a scusarsi, incolpa l'amministrazione per questo pasticcio perché i lavori dovevano già essere stato fatto in aprile, e ci dice che l'ingresso è ridotto a causa di questo inconveniente. Facciamo prima un giro all'interno del visitor center e poi andiamo a vedere l'esterno. Una bella parte delle case è bloccato da un nastro, ma almeno li vediamo dall'esterno. Prendiamo la highway 220 verso sud fino al Independence Rock State historic site. 100 km così: La Independence Rock è un masso di granito dove sono inciso molti nomi di pionieri che passavano da qua. C'è un sentiero che porta fino alla roccia. Proseguiamo, e poco dopo ci fermiamo alla Devil's gate. È di qua che passavano le caravane dei pionieri. C'è un piccolo sentiero che porta più vicino al "canyon". Ci spostiamo di qualche centinaia di metri per fermarci al Martin Cove's historical site. Da qui passavano diversi trail: l'Oregon trail, il California trail è il Mormon trail. Questo posto viene gestito dai missionari della Church of Jesus Christ. C'è un visitor center con tanti reperti del epoca e dove si può anche vedere un breve film, la storia di un ragazzino che ha fatto un trail con I suoi genitori e fratelli (bassato sul diario di quest'ultimo). Proseguiamo il viaggio. I chilometri da fare sono ancora un bel po' e abbiamo passato più tempo del previsto negli ultimi posti. Dopo la highway 220 e 287 dobbiamo percorrere un tratto della interstate 80. All'altezza di Walcott giriamo sulla highway 130 per arrivare a Saratoga (da non confondersi con la più famosa Saratoga in Florida!). Ci fermiamo giusto il tempo per sgranchirci le gambe. Poi ci rimettiamo in macchina direzione Medicine Bow National Forest. Mentre percorriamo questo tratto i nostri cellulari cominciano ad emettere un avviso di evacuazione per determinate strade della zona. Sembra che c'è un incendio da qualche parte. Non ero stata capace di trovare queste strade su Google Maps e trovandoci a metà strada decidiamo di proseguire per Laramie. Per caso, poco dopo, incontriamo un addetto della compagnia elettrica e gli chiedo se sa dov'è questo incendio. Mi dice di stare tranquillo che è ben lontano. Mannaggia, tanto spavento per niente! Arriviamo a Laramie dove facciamo il check-in al Best Western Laramie Inn &Suites. Tipico hotel della catena Best Western.
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  37. Ok ok mi avete convinto su Mariposa 🙂
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  38. Non smetterò di ripeterlo, il Curry sarà spartano, letti piccoli, senza armadi e quant'altro ma dormire lì è un vero must del viaggio
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  39. DOMENICA 29 GIUGNO La notte scorre senza una riedizione della setta di Charles Mason, caricata Cherry 2.0 si parte alla volta dello Yosemite NP. Avvistiamo sulla Main Street di Bishop una bakery (Erick Schat's Bakery) con un discreto flusso di autoctoni che entra ed esce, incuriositi entriamo e veniamo sopraffatti dai profumi di pane fresco e altre prelibatezze; per colazione prendiamo un panino preparato sul momento che viene prontamente spazzolato nel giardino situato di fronte, Cri decide di tornare dentro per prendere insalate già pronte e del pane che sarà il nostro pranzo. L'unica foto fatta prima dello sbrano Allego posizione per futuri esploratori: Con la pancia piena maciniamo le miglia che ci separano dal bivio per la Tioga Road, scenografica strada che attraversa il parco; al casello presidiato dai ranger più di un veicolo viene rimbalzato perché non in possesso della prenotazione di accesso o di pernotto, la nostra prenotazione al Curry Village ci lascia liberi di proseguire senza problemi e all'Ellery Lake ci fermiamo per le prime foto. Al visitor center immancabile sosta acqua, timbro, souvenirs; arriviamo al Tenaya Lake e decidiamo, pre sgranchirci le gambe, di percorrere la circonferenza del lago: in alcuni punti ci tocca entrare in acqua scalzi e che freddo! Lungo l'ultima tratta avvistiamo mamma e Bambi nascosti negli alberi, che carini. Al parcheggio svuotiamo gli zaini dell'attrezzatura da trekking, ci mettiamo i costumi e prendiamo le vettovaglie pre un picnic lungo lago, ma prima bagnato rinfrescante nelle gelide acque. Cri aveva comprato potato salad, coleslaw e pasta salad; tutto buono, l'unico difetto è l'eccesso di maionese. Terminata la siesta con tintarella, le ultime miglia della Tioga sono uno spettacolo per gli occhi e quanto vorrei farle in moto; poco prima del bivio per la Yosemite Valley incappiamo in un ingorgo che è generato dalla presenza di un orso nelle frasche, facciamo appena in tempo ad avvistarlo che sparisce nel bosco. L'ingresso nella Valley è mozzafiato, le rocce sono colorate di arancione dal sole tramontante, le cascate assomigliano a pennellate di Bob Ross, mi manca solo la musica di Jurassic Park quando scoprono i Brachiosauri. Arriviamo nel caotico parcheggio del Curry Village, alla reception ci segnano sulla mappa la posizione della nostra tenda e la posizione dei bagni; la tenda è minuscola, l'armadio si compone di un'asta con un paio di grucce, no cassetti e il letto più piccolo della vacanza. La particolarità di questa sistemazione è la Bearbox, una scatola di metallo posizionata all'esterno e con la chiusura a prova di orso; in essa va messo tutto il cibo in possesso e qualunque cosa abbia un odore: deodorante, profumi, dentifricio... Docce e bagni puliti e via a nanna nella tenda, che freddo di notte ma che panorama! Km a piedi: 8,8 Km in auto: 250 Alloggio: Curry Village, Yosemite Valley
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  40. 29 maggio: Carperby - Fountains Abbey - Brimham Rocks - Malham Cove – Haworth – Liverpool (seconda parte) Per raggiungere la terza meta, Malham Cove, attraversiamo dei paesini molto graziosi dove potremmo fermarci, se solo avessimo più tempo a disposizione. Nell'ultimo tratto google maps ci fa percorrere delle strettissime stradine secondarie che fanno imprecare il figlio ma regalano scorci bucolici. Avendo viaggiato per chilometri in quasi totale solitudine, non ci aspettavamo di trovare tante auto e tanta gente nel paesino di Malham. Scopriremo che Malham è una delle mete preferite dagli escursionisti dello Yorkshire, perché i suoi dintorni offrono numerose passeggiate ed escursioni di diversa lunghezza. Noi scegliamo la più breve (1 miglio solo andata) che porta all'attrazione principale della valle: la Malham Cove. Si tratta di un anfiteatro naturale in pietra calcarea, alto oltre 80 metri. E' un luogo idilliaco. Un sentiero conduce sulla cima da cui si gode sicuramente una bella vista, ma il caldo umido, il poco tempo a disposizione e il timore che la mia gamba peggiori ci fanno rinunciare alla salita e tornare al parcheggio. Prima di arrivare a Liverpool abbiamo ancora una tappa, che ho voluto io: Haworth, il paese delle sorelle Brontë. Qui si trova il Brontë Parsonage, la canonica dove Patrick Brontë, diventato curato della chiesa di Haworth nel 1820, si trasferì con la famiglia. Oggi è un museo dedicato alle sorelle più famose della letteratura. Si trova nella parte alta del paese e c'è un parcheggio proprio accanto. Sapevo già che non sarei riuscita a visitare il museo internamente perché chiude alle 17:00 e l'ultimo ingresso è alle 16:00 e mi accontento della foto scattata dal giardino. Attraverso il cimitero raggiungiamo la chiesa che non è esattamente come era all’epoca in cui operava il reverendo Brontë, perché fu ingrandita e ristrutturata dal suo successore. All’interno, una scritta ricorda il luogo in cui sono sepolti i componenti della famiglia Brontë, con l’eccezione di Anne che morì a Scarborough e fu sepolta nella chiesa locale. Ammiro Charlotte, Emily e Anne che sono riuscite a emergere in un mondo di uomini e mi rende triste pensare che siano morte tutte giovani e non abbiano potuto godersi i frutti del loro straordinario lavoro. Un altro edificio legato alla famiglia Brontë è la old school, una sala in cui i suoi componenti furono impegnati come insegnanti dei bambini del villaggio. Quella che vi insegnò più a lungo fu Charlotte che vi tenne anche la festa di matrimonio. Charlotte fu l'unica delle sorelle a sposarsi. Da qui arriviamo su Main Street, la via più famosa, costeggiata da negozietti molto carini e molto turistici. In cima c’è lo storico pub The Black Bull che era frequentato da Branwell, il fratello delle tre scrittrici. La strada scende piuttosto ripidamente verso la parte bassa del paese, attraversa un bel parco e arriva alla stazione che si trova su una linea storica su cui viaggiano treni d’epoca. Purtroppo in questo momento non ne passa nemmeno uno. Non ci resta che risalire e tornare alla macchina. Mi ero segnata un sentiero nella brughiera strettamente legato alle sorelle Brontë: si possono vedere la quercia sotto la quale si sedeva Emily mentre scriveva Wuthering Heights, la piccola cascata, presso la quale le tre sorelle trascorrevano i pochi pomeriggi liberi e infine Top Withens, una fattoria in rovina che si ritiene abbia ispirato Emily per l'ambientazione di Wuthering Heights, e soprattutto si possono ammirare panorami spettacolari. Ovviamente non abbiamo tempo perché mancano ancora quasi 70 miglia a Liverpool. Spero proprio di tornare da queste parti. Ci fermiamo poco dopo Haworth per scattare un paio di foto alla brughiera, poi proseguiamo per Liverpool senza più soste. Il nostro hotel a Liverpool, lo Staycity Aparthotels Waterfront, è in una posizione ottimale, sia per raggiungere il waterfront e i docks che il centro della città. L'appartamento è perfetto per noi, ci sono un grande open space con cucina attrezzata e salotto, due camere da letto e due bagni. Il rapporto qualità prezzo è molto buono: £123 per una notte. Andiamo a cena in Castle Street da Rudy's Pizza Napoletana, la stessa catena provata a Newcastle. Finora la gamba non mi ha dato problemi, ma quando mi alzo provo un dolore pungente sotto il ginocchio: probabilmente, con i 19 chilometri a piedi percorsi oggi ho esagerato. Il figlio ci porta al Liverpool ONE, un gigantesco centro commerciale e di intrattenimento all’aperto che non esisteva quando abbiamo visitato la città. Io cammino con difficoltà, perciò, dopo averlo attraversato, ci limitiamo a un breve giro su Pier Head, il molo principale che è stato per secoli la prima o l’ultima cosa che vedeva chi arrivava o partiva dall’Inghilterra. È dominato da tre imponenti edifici costruiti all'inizio del secolo scorso che gli inglesi chiamano The Three Graces. A loro si affiancano edifici e strutture culturali più recenti che per noi sono completamente nuovi, in quanto costruiti dopo il 2007, anno della nostra visita della città. All'epoca non c'era nemmeno la statua in bronzo dei Fab Four, che è stata inaugurata il 5 dicembre 2015 per coincidere con il 50° anniversario dell'ultimo concerto tenuto dai Beatles a Liverpool. La gamba mi dà veramente fastidio, quindi torniamo in hotel dove posso farla riposare
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  41. Allora ragazzi, ho fatto upgrade della mia prenotazione su Autoeurope. Sono passato da Nissan Rogue a Nissan Pathfinder, passando da Alamo a Dollar, con l'aggiunta di 300 euro. Penso che adesso lo spazio possa bastare 😅 penso, al contempo, che i consumi siano sensibilmente lievitati ma tant'è... 😊
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  42. In questi giorni avrei di gran lunga preferito leggere una pagina di diario con pioggia, neve e freddo, o almeno laghi e cascate! Oggi basta aprire la porta del terrazzo per provare quella bella ventata di aria calda proveniente dal forno che fino a qualche anno fa avevo sentito solo nella Death Valley. È proprio il caso di dire tizzone d'inferno !
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  43. 28 maggio: Cockermouth – Grasmere – Ambleside – Sizergh – Hawes – Muker – Reeth – Carperby (seconda parte) Ci piacerebbe fare uno spuntino nel caffè ma è impensabile perché c'è una fila lunghissima e per il momento tutti i tavoli all'esterno sono occupati. Il figlio cerca un McDonald's e ne trova uno non troppo distante in un'area di servizio sul Killington Reservoir. Peccato sia dal lato sbagliato, quindi ci tocca uscire più a nord e tornare indietro. Placata la sua fame, ci dirigiamo alla prossima meta, lo Yorkshire Dales National Park. Inizialmente avevamo scelto Manchester ma, dopo aver letto un articolo sulle location dell'ultimo adattamento cinematografico di "Cime tempestose", ho proposto un cambio di programma: visto che Manchester l'abbiamo già visitata, perché non esplorare invece alcune valli del parco nazionale? Lo Yorkshire Dales National Park è stato la vera sorpresa del viaggio e mi piacerebbe tornarci perché vi abbiamo dedicato troppo poco tempo. È una regione nel nord dello Yorkshire che offre paesaggi incantevoli: colline ondulate e graziosi villaggi non ancora così frequentati come altre zone dell'Inghilterra, ad esempio il Lake District. A Ingleton prendiamo la B6255 che si inoltra nella Ribblesdale, la valle che corre lungo il fiume Ribble. Ogni tanto facciamo una sosta per fotografare un affascinante paesaggio selvaggio. Incredibilmente non c'è traffico. Troviamo un po' di gente solamente nei pressi dello spettacolare Ribblehead Viaduct, che fa parte della linea ferroviaria Settle Carlisle, un'opera ingegneristica all'avanguardia costruita nel 1875 e ancora oggi in funzione. Proseguendo sulla B6255 arriviamo a Hawes, il centro più popolato e anche più frequentato della Wensleydale. È un paese carino, con botteghe tradizionali e pub storici. È attraversato da un ruscello, il Gayle Beck, che forma una piccola cascata proprio in centro. Saliamo alla St Margaret’s Church e da qui, lungo un sentiero in mezzo ai prati, raggiungiamo il Gayle Mill situato nel villaggio di Gayle, subito a sud di Hawes. Fu realizzato durante la Rivoluzione Industriale per la filatura del cotone ed è considerato uno dei più antichi mulini tessili al mondo conservato nella sua struttura originale. Per tornare al parcheggio, percorriamo la strada asfaltata che passa davanti alla Wensleydale Creamery dove viene prodotto il famoso Wensleydale Cheese che noi non conoscevamo. Da Hawes imbocchiamo, la strada del Buttertubs Pass, famoso per i potholes, profondi buchi scavati nella roccia calcarea dove, secondo la tradizione, i contadini mettevano il burro per tenerlo al fresco, prima di portarlo al mercato. Il percorso attraverso la brughiera è spettacolare e ogni tanto ci fermiamo in una piazzola a fotografare il panorama. Una volta superato il passo, si arriva nella Swaledale. Ci fermiamo a Muker, un idilliaco villaggio costruito su una collina sopra il fiume Swale, abitato da neanche 300 persone. I suoi cottage in pietra con i tetti in ardesia sono molto graziosi. Muker è circondato da splendidi prati punteggiati di fiori selvatici su cui si scorgono muretti a secco e fienili in pietra ben restaurati. È un paesaggio veramente suggestivo. Torniamo al parcheggio e ripartiamo. Attraversiamo senza fermarci altri paesini della Swaledale, caratterizzati da tradizionali cottage in pietra. Facciamo invece una sosta a Reeth, un altro pittoresco villaggio che è considerato una base perfetta per chi vuole fare escursioni, ciclismo e pesca. Peccato si possa parcheggiare persino sul prato dell'immensa piazza principale! Rovina un po' l'atmosfera. Il tratto di strada che collega Reeth con Carperby attraversa la brughiera che viene utilizzata come pascolo estivo per le pecore Swaledale. A Carperby ci aspetta il Wheatsheaf Inn dove abbiamo prenotato per questa notte una camera doppia e una singola al prezzo di £195 con colazione compresa. È una locanda tradizionale. Risale alla fine dell’800, ma è ben tenuto e le nostre camere sono pulite e funzionali. Riserviamo per le 19:30 un tavolo nel pub della struttura e prima di cena facciamo un giro per il minuscolo paesino che si sviluppa linearmente lungo la strada principale invece di espandersi a raggiera intorno a una piazza. In lontananza vediamo Bolton Castle, dove fu tenuta prigioniera Maria Stuarda dopo la sua fuga in Inghilterra. A cena mangiamo benissimo, io un ottimo hamburger e il marito e il figlio fish & chips. Dopo cena loro due fanno ancora una passeggiata mentre io riposo la gamba nell'accogliente sala comune.
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  44. 28 maggio: Cockermouth – Grasmere – Ambleside – Sizergh – Hawes – Muker – Reeth – Carperby (prima parte) Quando mi alzo sento di nuovo dolore alla gamba, ma anche oggi l'ibuprofene fa miracoli. Facciamo colazione in camera poi partiamo. Questa volta prendiamo la superstrada A66 che costeggia il Bassenthwaite Lake. Per il momento c'è pochissimo traffico. Ci fermiamo a un viewpoint alla fine del lago e riusciamo anche ad attraversare la superstrada per fotografare una casa inserita in un contesto pittoresco. All'altezza di Keswick svoltiamo nella A591 per raggiungere la prima meta della giornata, Grasmere. Parcheggiamo all'inizio del villaggio, trovando un posto gratuito solamente perché sono le 8:40 del mattino. Ci dirigiamo subito ad Allan Bank che fu residenza di William Wordsworth dal 1808 al 1811 e oltre un secolo dopo del cofondatore del National Trust, il canonico Rawnsley. È gestita dal National Trust e apre alle 10:00 del mattino. Non vogliamo visitarla ma semplicemente ammirare la bellezza del paesaggio in cui si trova. Qui Wordsworth iniziò a scrivere la sua "Guide to the Lakes", un testo ritenuto fondamentale per il Lake Distict, in cui si chiedeva se la regione potesse diventare "a sort of national property". Questa idea era rivoluzionaria per l'epoca e rappresentò il primo passo verso la tutela del Lake District e di molti altri luoghi. Allan Bank Visitiamo poi il piccolo centro del paesino che è molto grazioso, con le sue casette in pietra grigia che ospitano negozietti tipici, ristoranti, piccoli hotel e B&B. Nel cimitero della chiesa di St. Oswald è sepolto William Wordsworth accanto alla moglie Mary e ad altri membri della famiglia. Fra la chiesa e il fiume si trova il Wordsworth Daffodil Garden, creato nel 2003 come omaggio al poeta e alla sua famosa poesia " I Wandered Lonely as a Cloud", ispirata ai narcisi che danzavano al vento lungo le rive del vicino lago Ullswater." I nomi incisi su pietre di ardesia del Lake District sono dei visitatori che hanno sponsorizzato bulbi o arbusti selvatici. Peccato che la stagione dei narcisi sia passata! In marzo in Inghilterra se ne vedono tantissimi nei prati e nei giardini. Grasmere è famosa anche perché qui è stato inventato il gingerbread. Il piccolo negozio originario esiste ancora e continua a produrre questi biscotti secondo la ricetta originale. Davanti al Grasmere Gingerbread Shop c'è già una fila lunghissima, quindi rinunciamo a entrare. Riprendiamo la macchina e passiamo davanti al Dove Cottage, facendo una brevissima sosta per fotografarlo. Il cottage fu la casa di William Wordsworth e della sorella Dorothy dal 1799 al 1808 ed è il luogo dove il poeta scrisse molte delle sue opere più conosciute. E' amministrato dal Wordsworth Trust e apre alle 10:00. Non abbiamo il tempo (il marito e i figli nemmeno la voglia ) di aspettare l'apertura e di visitarlo, perciò proseguiamo verso Ambleside costeggiando i laghi Grasmere e Rydal Water. Nonostante la strada sia vicina all’acqua, non ci sono piazzole o viewpoint dove fermarci per qualche foto. A Rydal c'è la casa dove Wordsworth visse dal 1813 fino alla morte. È gestita dal National Trust ma è momentaneamente chiusa. Sarebbe stato interessante visitare almeno i giardini. Ambleside è situata sulla punta settentrionale del Windermere Lake ed è una delle località turistiche più popolari del Lake District. Se non fosse così affollata e trafficata sarebbe una cittadina bellissima, con la fila continua di auto che la attraversa perde molto del suo fascino. Chissà cosa penserebbero i poeti romantici se la vedessero adesso! L'icona di Ambleside è la Bridge House, un piccolo cottage del XVII secolo che è stato costruito direttamente sul ponte che attraversa il fiume. In origine era utilizzato come mulino, successivamente è stato trasformato in una residenza privata dove alloggiavano otto persone e poi in una sala da tè e oggi è di proprietà del National Trust. Giriamo per le strade fiancheggiate da caratteristici edifici in pietra dell'età vittoriana con negozi, sale da tè e pub, facciamo una seconda colazione da Greggs, poi ce ne andiamo. Eravamo indecisi fra altri due luoghi da visitare: Hill Top, la casa di Beatrix Potter (io), Tarn Hows (il figlio), entrambi gestiti dal National Trust, ma decidiamo di comune accordo di lasciare il Lake District. Magari ci si potrà tornare in inverno, ma non durante il fine settimana e obbligatoriamente al di fuori di giorni festivi o vacanze scolastiche. Scegliamo un'altra meta, sempre gestita dal National Trust, la Manor House di Sizergh che è situata proprio ai margini del Lake District, sperando non ci sia troppo caos. Rinunciamo alle cittadine di Windermere e Bowness-on-Windermere che abbiamo visto la volta scorsa e che ricordiamo molto affollate, però non resistiamo al richiamo del più grande lago della regione, il Windermere. Vorremmo parcheggiare e fare una breve passeggiata ma l'enorme parcheggio sul lungolago a Bowness è pieno. Il marito scende al volo per scattare un paio di foto, poi ripartiamo. Nel senso di marcia opposto al nostro c'è un serpente di macchine lungo chilometri. Dove riusciranno tutte queste auto a trovare parcheggio? L'enorme parcheggio di Sizergh Manor è quasi pieno. Ma c'è qualcuno che lavora in Inghilterra questa settimana? Sizergh Manor è famoso per la sua straordinaria continuità storica: appartiene infatti alla stessa famiglia, gli Strickland, da oltre 750 anni, Nel 1950 la famiglia ha donato il castello, i giardini e la tenuta al National Trust ma, in accordo con l'ente, vive tuttora in un'ala privata dell'edificio. Il castello apre alle 12:00 e nell'attesa visitiamo il bellissimo Rock Garden e giriamo attorno al laghetto da cui si può ammirare la suggestiva dimora medievale. L'interno è ricco di oggetti collezionati da 26 generazioni della famiglia Strickland. I pannelli intarsiati, le vetrate araldiche, gli stucchi decorati e una serie di arazzi raffiguranti l'incontro tra Antonio e Cleopatra sono un segno delle aspirazioni politiche e della ricchezza dei proprietari Tudor originari. Una volta usciti, ci dedichiamo a un'esplorazione più approfondita dei giardini, visitando anche l'orto, il giardino delle erbe e il frutteto.
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  45. Io mi tengo l'esperienza per il rientro post ferie, mi aiuterà a prolungare l'effetto "vacanza". Grazie ragazzi per tutto quello che avete fatto e che farete per questo spazio!
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  46. 27 maggio: Purdy Lodge - Lindisfarne Castle – Vallo di Adriano – Keswick (Derwentwater) – Buttermere – Cockermouth Di notte la gamba non mi ha fatto male ma quando mi alzo il dolore c'è ancora, comunque sopportabile. Se sto sdraiata, seduta o in piedi non sento assolutamente nulla, se cammino mi fa male. Non mi resta che zoppicare. Dopo un'abbondante colazione nel ristorante del lodge partiamo per Holy Island of Lindisfarne, un’isola quasi al confine con la Scozia, raggiungibile in auto solo in determinati orari tramite una strada rialzata che viene sommersa due volte al giorno dall’alta marea. In internet abbiamo consultato gli orari e questa mattina l'attraversamento è sicuro fino alle 11:10. I cartelli posti all'inizio sono abbastanza significativi. L'isola è stata un importante centro del cristianesimo anglosassone e anche il primo luogo assaltato dai Vichinghi nel Nord dell’Inghilterra. Parcheggiamo, ovviamente a pagamento, all'ingresso del villaggio e per prima cosa andiamo a visitare i resti del priorato medievale. Il priorato originale fu fondato nel VII secolo e San Cutberto ne fu priore, diventando poi vescovo. Il museo annesso è gestito dall'English Heritage e apre alle 10:00, troppo tardi per noi. Dalle rovine della chiesa si vede in lontananza il suggestivo Lindisfarne Castle costruito sulla cima di una rupe. Lo raggiungiamo attraversando il pittoresco villaggio dove caffè, ristoranti e negozi sono ancora tutti chiusi. Il castello ebbe un'importanza strategica durante le guerre con la Scozia della metà del XVI secolo e in seguito fu teatro di scontri durante la ribellione giacobita del 1715. Nel 1901 Edward Hudson, il fondatore della rivista Country Life, ne ottenne la gestione e incaricò l'architetto Edwin Lutyens di ristrutturarlo, trasformando il vecchio forte in una residenza estiva. Dal 1944 Lindisfarne Castle è di proprietà del National Trust. Apre alle 10:00 e noi preferiamo non aspettare l'apertura. Il marito e il figlio fanno una passeggiata intorno al promontorio del castello mentre io li aspetto seduta su un muretto. Insieme visitiamo il giardino fiorito estivo, progettato dalla paesaggista Gertrude Jekyll per essere al suo massimo splendore proprio mentre Edward Hudson trascorreva le vacanze sull'isola. Torniamo alla macchina immersi in un paesaggio idilliaco. Adesso il parcheggio si sta riempiendo: evidentemente i visitatori hanno intenzione di trascorrere gran parte della giornata sull'isola perché dalle 11:10 alle 15:45 non potranno lasciarla. Noi invece ce ne andiamo perché abbiamo un programma piuttosto pieno. La prossima tappa è lungo il Vallo di Adriano, perciò torniamo verso Newcastle. Lungo la strada ci fermiamo in un Tesco Extra per acquistare il pranzo di oggi e una scatola di Ibuprofene e una pomata per me. Nel vicino Greggs prendiamo caffè e cappuccino. Il Vallo di Adriano è inserito in un contesto paesaggistico bucolico e ci fermiamo un paio di volte a fotografare il paesaggio. Il Vallo è Patrimonio dell'Umanità UNESCO e si estende per circa 120 km da mare a mare, dalla costa di Solway, in Cumbria, fino a Wallsend, vicino a Newcastle. Lungo il tracciato sorgevano forti militari, fortini minori posizionati a intervalli regolari di un miglio romano, torrette di avvistamento e fossati difensivi. La volta scorsa avevamo visitato il forte di Housesteads (Vercovicium), uno dei forti meglio conservati e più famosi, oggi vogliamo fare una breve camminata lungo il vallo partendo dal parcheggio di Steel Rigg, gratuito per chi ha la tessera del National Trust. L'Ibuprofene ha fatto effetto e non sento più alcun dolore alla gamba ma è meglio non esagerare, perciò ci poniamo come meta Sycamore Gap che dista solo 1,5 km. Dal parcheggio il vallo si raggiunge in un paio di minuti. La vista è spettacolare, con il muro che si snoda lungo le rocce e il lago di Crag Lough in lontananza. La passeggiata non è sempre pianeggiante perché è una zona collinare e il muro segue l’andamento del terreno che è un continuo sali scendi. Il Sycamore Gap, un punto dove cresceva un sicomoro molto fotografato nonché una location del film Robin Hood, era uno dei tratti più suggestivi lungo il vallo. Nel settembre 2023 l'albero è stato abbattuto in un atto di vandalismo , cosa che ha scioccato e rattristato tutta la nazione. Il sicomoro sta ora mostrando segni di ricrescita perché dalla base del tronco sono spuntati 25 nuovi germogli e il National Trust e la Northumberland National Park Authority sperano che possano svilupparsi e formare nuovi alberi attorno al ceppo originale. Ho recuperato una foto scattata nel 2007 Prendiamo la strada del ritorno. Una volta arrivati al parcheggio, tiriamo fuori dalla macchina il nostro pranzo fatto di panini e frutta e lo consumiamo seduti su un prato, godendoci un panorama molto suggestivo. Qui non abbiamo trovato molta gente, ma adesso ci aspetta il Lake District, una delle destinazioni turistiche più amate della Gran Bretagna. Il Lake District è una regione bellissima caratterizzata da laghi suggestivi (ospita i 12 più grandi d'Inghilterra oltre a numerosi altri piccoli), valli e montagne verdi (Scafell Pike, con i suoi 978 metri di altezza è il monte più alto d’Inghilterra) e paesini pittoreschi. Nel 2017 è stato riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per il suo paesaggio naturale. Già nel 2007 eravamo praticamente scappati a causa del traffico e dell'affollamento. Volevamo dare a questa zona una seconda possibilità ma abbiamo sicuramente scelto il periodo sbagliato. A Keswick parcheggiamo al Lakeside Car Park, situato in un'ottima posizione per fare una passeggiata lungo il lago e per visitare la cittadina. Il parcheggio è enorme, ma troviamo posto per pura fortuna. Andiamo subito nel vicino Crow Park, un ampio prato situato sulla sponda del lago Derwentwater da cui si ha una vista panoramica sul lago, sulla Derwent Isle e sulle montagne circostanti. C'è proprio un bel caldo estivo, tanto che non sembra di essere in Inghilterra. Ci spostiamo poi nel vicino Hope Park dai bellissimi giardini fioriti e da qui raggiungiamo il centro, bello affollato come ricordavamo. Porta di una toilette pubblica Facciamo un giro veloce, poi torniamo sul lago e prendiamo il sentiero che in una decina di minuti ci porta a Friar's Crag che è uno dei punti panoramici più noti del Lake District. Il belvedere è incorniciato da pini silvestri e ospita una famosa panchina in legno da cui ammirare il panorama. Ovviamente è impossibile scattare la foto iconica con la panchina vuota: c'è la fila per sedersi e farsi fotografare. La vista ha ispirato nell'artista e scrittore vittoriano John Ruskin un grande amore per i paesaggi naturali. I suoi scritti sull'impatto che questi hanno sulle persone hanno influenzato profondamente i fondatori del National Trust. Per raggiungere la destinazione di questa notte, Cockermouth, vogliamo passare per Buttermere, quindi seguiamo la B5289 lungo la Borrowdale (nello Yorkshire e nel Lake District le valli si chiamano dale), una stradina stretta e sinuosa, e saliamo fino all’Honister Pass, dove si trova la Honister Slate Mine che è l’ultima miniera di ardesia ancora in funzione nel Regno Unito. La stradina che porta al passo e poi scende è davvero strettissima e con una pendenza che a volte supera il 20%, però ci sono ogni tanto delle piazzole dove fermarsi anche per ammirare lo spettacolare panorama. Costeggiamo i laghi attigui Buttermere e Crummock Water ma la strada non offre dei gran punti panoramici dove potersi fermare. Per fortuna c'è pochissimo traffico, altrimenti la guida sarebbe impegnativa. In giro abbiamo visto molti escursionisti questa è una zona caratterizzata da colline, fattorie, boschi e montagne dove si possono fare sia escursioni impegnative in cresta che tranquille passeggiate lungo le rive dei laghi. Facciamo una breve sosta in un piccolo parcheggio a Buttermere per fotografare alcuni cottage caratteristici, poi proseguiamo senza più fermarci fino al Travelodge di Cockermouth. La camera è meglio di quanto ci aspettassimo, visto il prezzo (£79 per una quadrupla). Ci riposiamo un attimo poi prendiamo nuovamente la macchina per andare in centro a cercare un ristorante per la cena. Cockermouth non è un paese carino come altri del Lake District, l'abbiamo scelto perché qui gli hotel costano meno (chissà come mai? ). L'attrattiva principale è la casa d'infanzia di Wordsworth che non possiamo comunque visitare perché adesso è già chiusa e domani aprirà alle 10:00. Incredibilmente non riusciamo a trovare un ristorante: o sono chiusi o non hanno posto o non ci attirano. Dopo aver girato tutto il paese desistiamo, pensando di avere la soluzione, cioè il ristorante del Premier Inn che si trova piuttosto vicino al nostro albergo. Peccato che il cartello all'ingresso informi che il ristorante è riservato ai clienti dell'hotel. Cosa facciamo? Vicino al Travelodge c'è un ASDA Express con Subway: ci accontenteremo di un panino. Nemmeno quello perché Subway chiude alle 20:00 e sono le 20:10. Non ci resta che ASDA dove ormai, visto l'orario, c'è poca scelta. In camera non abbiamo il microonde perciò dobbiamo scegliere qualcosa di freddo. Non ricordo cosa abbiamo preso, sicuramente qualcosa di dimenticabile. Il Lake District forse non avrà una terza possibilità.
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  47. Credo ci sia poco da dire.....serve solo ringraziare tutti per questo prezioso forum. Scoperto grazie a un amico lo scorso anno è stato fondamentale per l'organizzazione del mio primo OTR e lo è ancora oggi per quello che inizierà tra poco. Quindi veramente grazie per tutto.
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  48. @al3cs ha sempre piacere di affrontare la questione...
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  49. Siamo rimasti stupidi da codesta fortuna, l'abbiamo interpretata come benedizione al nostro matrimonio Attenta a non scialacquare tutto, satanasso! La puntata minima era 25$, magari avere una grossa pila di fiches aumenta le proprie probabilità
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  50. Mi sa che come @giandomenico toccherà anche a me ripresentarmi e scusarmi per la lunghissima assenza. bentrovati tutti, vorrei tornare ad essere partecipe come una volta, vediamo se si riesce. Ovviamente la prima sezione che ho rivisitato è stata quella dei raduni…😂😂😂 a presto
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