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acfraine

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Esploratore

Esploratore (10/11)

  1. Il problema è che ad Aya Sofia c'era una fila assurda nonostante i 25 euro per non vedere praticamente nulla viste le impalcature
  2. acfraine

    Info parchi 2026

    Ce la fai tranquillamente tanto alla MV anche se arrivi per le 16 hai tutto il tempo. Io andrei prima a muley Point che al mattino dà il meglio di sé poi scenderei a visitare il resto
  3. Ma non li vale assolutamente a mio avviso. Ripeto il paragone con i prezzi dei monumenti in Italia. Il mio stratagemma diciamo che è stato d'aiuto ad ammortizzare la spesa divisa per 4
  4. Grossomodo può andare. Considera che il nome inganna e la cittadina di Mariposa non è vicina alla Mariposa Grove. Andrei un po' oltre oatman dopo il GC.
  5. Ciao, pensare di farlo come anello su SF te lo sconsiglio sinceramente. Il volo interno sicuramente va bene ma ovviamente come hai scritto lievitano le spese e questo dipende solo da voi. Dipende poi se vuoi dedicare più tempo alla parte ovest dei parchi rossi o più a yellowstone io ti do un consiglio spassionato: se sommi intercontinentale su SF e voli interni secondo me ti viene fuori lo stesso presso del volo su Denver o SLC, Io punterei su quello e mi giocherei tutte le carte su Yellowstone, Grand Teton, Badlands e Black Hills. Trovi tantissimi itinerari nei diari
  6. 1 AGOSTO Dopo l’antipasto di ieri è tempo di iniziare la prima vera giornata piena alla scoperta di Istanbul. In fase di programmazione avevamo individuato tre tappe principali da fare subito all’apertura (che da queste parti è verso le 9:00) per anticipare la gran folla di turisti. Scartata Santa Sofia perché in pieno restauro sia all'esterno che all’interno, la nostra attenzione si è concentrata su Palazzo Topkapi, Torre di Galata e Basilica Cisterna. Quest’ultima era l’unica a non rientrare nel Museum Pass, la tessera ufficiale che permette di accedere a tantissimi siti statali in Turchia risparmiando sui singoli ingressi, perché gestita da un’amministrazione locale. A complicare le cose, circa un mese prima della partenza il sito ha cambiato gestione, rimanendo chiuso per qualche giorno e scatenando un po' di confusione in rete: nessuna informazione aggiornata sugli ingressi e voci insistenti su un ennesimo rincaro dei biglietti. Una volta confermato l'aumento a ben 41 € a persona, abbiamo optato per un piano B per questa prima mattina: la Cisterna di Teodosio, decisamente più economica e, seppur più piccola della "sorella maggiore" e priva d'acqua al suo interno, famosa per un accattivante spettacolo di luci a LED. Ci alziamo con comodo, visto che l'apertura qui è prevista per le 10:00, beviamo un caffè in camera e facciamo la doccia accorgendoci che la porta in vetro è danneggiata ed è uscita dalla guida. Vista la pericolosità della situazione scriviamo subito all’host che ci invita a fare attenzione e ci chiede di inviargli un messaggio appena fuori casa in modo da poter mandare qualcuno a sistemarla. Ci incamminiamo lungo Gedikpaşa Caddesi, la strada in salita che dal nostro alloggio sale verso la fermata del tram di Beyazit, tra un susseguirsi continuo di bar e ristoranti. Cambiamo un po' di euro in lire turche e ci concediamo una colazione a base di baklava e simit, la tipica ciambella di pane ricoperta di sesamo: croccante come un pretzel, si può gustare da sola o farcita con Nutella, formaggio o pomodori. Un'ottima carica per iniziare la giornata! L'animata Gedikpaşa Caddesi Colazione con baklava In dieci minuti a piedi raggiungiamo la Cisterna di Teodosio percorrendo Yeniçeriler Caddesi, la via principale che conduce verso Piazza Sultanahmet. All’ingresso, però, ci attende una sorpresa: un avviso che lo spettacolo di luci, il vero punto forte della visita, è sospeso da inizio anno, un dettaglio che online non era riportato da nessuna parte. Cambiamo di nuovo idea e decidiamo di tornare al piano originale: si va alla Basilica Cisterna! L'edificio della Cisterna di Teodosio merita comunque uno sguardo, anche solo dall'esterno: costruita nel V secolo sotto Teodosio II per raccogliere l'acqua dell'acquedotto di Valente, precede la Cisterna Basilica di circa un secolo. Oggi vi si accede attraverso un moderno padiglione in vetro e acciaio che crea un contrasto molto particolare con l'archeologia sotterranea. L'ingresso della Cisterna di Teodosio Raggiungiamo a piedi Piazza Sultanahmet seguendo le indicazioni di Google Maps, che però ci guidano dritte alla porta d’uscita della Basilica Cisterna. Qui una guida si offre di accompagnarci; al nostro cortese rifiuto, ci indica gentilmente che l’ingresso vero e proprio si trova poco più avanti. La fila all'esterno non è eccessiva e scorre velocissima. Arrivati alla biglietteria, con ancora in testa il pensiero del vertiginoso rincaro dei prezzi dei monumenti turchi (pensando ai 18 € con cui a Roma si visitano Colosseo, Foro e Palatino), alla domanda del bigliettaio su quanti anni abbiano i bambini rispondo "8", conscio che sia il limite per la gratuità ma anche che servirebbe un documento. Il ragazzo, senza chiedere nulla, mi batte il prezzo per due soli adulti, non sarà stata la mossa più ortodossa, lo ammetto, ma è stato un piccolo modo per ammortizzare un aumento che troviamo davvero esagerato. Varcata la soglia, l'impatto visivo dentro la Basilica Cisterna è decisamente scenografico. Nota come Yerebatan Sarnıcı ("il palazzo sotterraneo"), fu fatta costruire nel 532 da Giustiniano I per garantire le riserve idriche del Palazzo Imperiale. Camminare al suo interno dà proprio la sensazione di esplorare una foresta sotterranea: ben 336 imponenti colonne di marmo alte nove metri si ergono dall'acqua, disposte in file regolari. Molte di esse furono recuperate da antichi templi romani in rovina, ed è affascinante notare la varietà dei capitelli, che spaziano dallo stile dorico a quello corinzio. Negli angoli più remoti si incontrano i pezzi più misteriosi dell'intero percorso: due enormi teste di Medusa scolpite e posizionate come basi per le colonne, una di lato e l'altra completamente capovolta, forse messe in quella posizione insolita per neutralizzarne il leggendario sguardo pietrificante. Oggi, grazie a moderne passerelle sospese a filo d'acqua e a un'illuminazione soffusa che crea riflessi spettacolari sulle volte, la visita immersi in un'atmosfera fresca e ovattata è un'esperienza davvero suggestiva. Basilica Cisterna Tornati in superficie, passiamo davanti a Santa Sofia, quasi completamente inscatolata dai ponteggi, e ci dirigiamo verso il Mausoleo di Sultan Ahmet, la struttura che ospita le spoglie del sovrano che commissionò la celebre Moschea Blu. Come scopriranno anche altri turisti insieme a noi, il sito è chiuso (e lo resterà anche nei giorni successivi). Peccato, perché l'edificio a pianta ottagonale con la sua grande cupola meriterebbe una visita: al suo interno, oltre al sultano Ahmed I, riposano diversi membri della sua dinastia, tra cui la potente Kösem Sultan, tra sarcofagi adornati da raffinati tessuti e tipici turbanti dell'epoca. Santa Sofia impacchettata Mausoleo di Sultan Ahmet Ci spostiamo così verso la vicina e maestosa Moschea Blu (Sultanahmet Camii), uno dei simboli più celebri dell'architettura di Istanbul. Vederla dal vivo fa un certo effetto, con la sua grande cupola centrale circondata da una cascata di semicupole e ben sei minareti che svettano nel cielo. L'accesso per i visitatori si adatta ai ritmi delle preghiere quotidiane, quindi bisogna calcolare bene i tempi. L'interno deve il suo soprannome alle oltre ventimila piastrelle in ceramica di İznik che ne rivestono le pareti con sfumature di blu, turchese e motivi fioriti. C’è davvero tantissima gente, sia nei cortili esterni che nella sala di preghiera, ma la grandiosità del luogo ripaga del trambusto. Moschea Blu Dopo la visita e una sosta alle toilette gratuite del complesso, torniamo verso Santa Sofia: proprio lì accanto si trovano i chioschi per acquistare il Museum Pass. Ci prepariamo al "salasso" di 165 € a testa ed entriamo finalmente in possesso della tessera che ci aprirà le porte dei siti delle prossime settimane. Si è fatta ora di pranzo e decidiamo di provare un altro caposaldo dello street food locale: il wet burger (ıslak hamburger). Si tratta di un piccolo panino con polpetta di manzo completamente inzuppato in una ricca salsa al pomodoro, aglio e spezie, e poi lasciato ad ammorbidirsi in caratteristiche vaporiere di vetro. Andrea non è particolarmente convinto, tanto che Arizona finisce per mangiare anche il suo; rimediamo subito con un più rassicurante panino con i nuggets. Street food In giro per Sultanahmet Intanto prosegue la conta dei gatti Passeggiamo tra gli obelischi dell'antico Ippodromo e raggiungiamo la Moschea di Sokollu Mehmet Pasha. Progettata nel 1571 dal celebre architetto Mimar Sinan su commissione del gran visir, questa moschea è una vera gemma nascosta: sebbene più piccola rispetto ai grandi complessi imperiali, racchiude una delle collezioni di piastrelle di İznik più preziose e meglio conservate di tutta la città, con sfumature di blu, rosso e verde che incantano per raffinatezza. Secondo la tradizione, tra le sue pareti sarebbero persino incastonati piccoli frammenti della Pietra Nera della Mecca. I bambini, però, vengono rapiti da qualcosa di molto più profano: un calcio balilla posizionato poco prima dell'ingresso. Impossibile farsi scappare l'occasione per una partita in famiglia! Moschea di Sokollu Mehmet Pasha Il caldo inizia a farsi sentire, così decidiamo di fare una pausa in appartamento per rinfrescarci un po'. Sulla strada del rientro incrociamo la Moschea Piccola Santa Sofia, che ieri sera non eravamo riusciti a vedere: nata nel VI secolo come chiesa bizantina dei Santi Sergio e Bacco sotto Giustiniano, fu poi convertita in moschea nel XVI secolo. Ha un delizioso giardino esterno che ospita un bar e alcune bancarelle di artigiani locali. Ne approfittiamo anche per fare un po' di spesa in un market, facendo scorta di birre fresche da gustare in camera. Moschea Piccola Santa Sofia Verso le 16:00 usciamo di nuovo, beviamo una spremuta per strada e ci dirigiamo verso il Grand Bazar (Kapalıçarşı). Spremuta per strada Fondato nel XV secolo dopo la conquista ottomana, questo mercato è una vera e propria città nella città: oltre quattromila negozi distribuiti in più di sessanta strade coperte. È un intricato labirinto di vicoli, cupole e colori dove è facilissimo perdersi, ed è proprio questo il bello. Tra esposizioni di tappeti, lampade colorate, ceramiche e spezie profumate, Andrea punta dritto alle bancarelle di maglie da calcio. Iniziamo una lunga e divertente trattativa, portando a casa un paio di buoni affari: qui la contrattazione è un vero e proprio rito culturale, da fare sempre col sorriso e con rispetto. I mercanti ci invitano ad entrare, ci offrono tè caldo e dolcetti; acquistiamo qualche souvenir, ma senza esagerare, sapendo che al di fuori del bazar si trovano prezzi spesso più convenienti. Grand Bazar Usciti da uno dei portoni principali del mercato, ci ritroviamo davanti alla Moschea di Nuruosmaniye. Completata nel 1755, è famosa per essere il primo grande esempio di barocco ottomano a Istanbul: le sue linee curve, il cortile dalla forma insolita e le tantissime finestre che inondano di luce naturale gli interni la rendono molto diversa dalle moschee classiche. A pochi minuti di distanza, nel quartiere di Çemberlitaş, passiamo anche accanto alla Moschea di Gazi Atik Ali Pasha, risalente a fine Quattrocento, con il suo elegante portico a cupole. Moschea di Nuruosmaniye Moschea di Gazi Atik Ali Pasha Dopo tutto questo camminare e con la fame che si fa sentire, visto che io e Pamela abbiamo saltato il pranzo, decidiamo di tornare a trovare il simpatico signore che il giorno prima aveva regalato una rosa ad Arizona. Passiamo prima dall'appartamento per posare gli zaini e camminare più leggeri. All’ingresso del Natural Barbecue Rooftop lo troviamo ad accogliere i clienti: ci riconosce subito e, con fare premuroso, ci consiglia di mangiare al piano terra invece che in terrazza, dato che lassù fa troppo caldo ed è priva di aria condizionata. Ci fa servire subito dei meze con dell’ottimo pane fresco; i bambini fanno il bis con la zuppa di lenticchie, mentre noi ordiniamo una superba moussaka di carne e verdure e un paio di pide (la tipica pizza turca a forma di barchetta), il tutto accompagnato da birra e acqua fresca. A fine cena, mantenendo la promessa, ci vengono offerti il tradizionale çay (the turco) e dei deliziosi baklava. Cena da Natural Barbecue Rooftop A fine giornata siamo davvero KO per i tanti chilometri macinati: dopo cena abbiamo a malapena la forza di trascinarci in hotel e fiondarci a letto dopo aver notato che l’addetto ha smontato del tutto la porta in vetro della doccia; il proprietario ci ha anche inviato un messaggio per scusarsi e siamo rimasti d’accordo che sistemerà il tutto al nostro check out e che sarà nostra premura non inondare la camera quando ci laveremo. Gatti avvistati oggi (totali): 67 (117) Spese di giornata: Koska, Istanbul: TL 665,85 (€ 12,18) - Chiosco simit, Istanbul: TL60 (€ 1,10) Chiosco Sultanahmet, Istanbul: TL 500 (€ 9,15) Natural Barbecue Rooftop, Istanbul: TL 3315 (€ 60,48) Dila Apart Hotel, Istanbul: € 50,09 Museum pass: TL 36075,60 (€ 659,93) - Basilica Cisterna, Istanbul: TL 4500 (€ 82,32) Chiosco spremute, Istanbul: TL 50 (€ 0,91) Miss Tekel, Istanbul: TL 750 (€ 13,72)
  7. acfraine

    Presentatevi!

    Bentrovato, aspettiamo il tuo itinerario allora
  8. Ho provato ad entrare ed il sito è in manutenzione, se ne saranno accorti...😅
  9. Mi stavo perdendo il diario. Io non sono mai stato un grande appassionato di Inghilterra, forse perchè non ci sono montagne 🤣 però devo dire che questa zona è molto bella dalle foto
  10. Ecco, un mio sogno sarebbe vedere le cascate dello Yosemite con così tanta acqua! 😍
  11. Ma sono dei ragazzi! (intendo Paolo e Barbara) ❤️
  12. Dopo la decisamente piovosa esperienza in Norvegia dello scorso anno, Pamela e i bambini hanno deciso che per l’estate 2026 non ci sarebbero state trattative. Mi hanno messo letteralmente con le spalle al muro e il diktat è stato chiarissimo: «Vogliamo mare, sole e relax. Obiettivo Grecia!» A malincuore mi sono messo l’anima in pace e ho iniziato a cercare un’isola greca che potesse, almeno in parte, venire incontro anche alle mie esigenze. Qualche trekking, un po’ di natura, magari qualche escursione… insomma, qualcosa che mi permettesse di non trascorrere due settimane con la sola prospettiva di spostarmi dalla spiaggia alla piscina. Il risultato, però, è stato abbastanza deludente. Forse, anzi sicuramente, perché cercavo controvoglia. Alla fine abbiamo iniziato a prendere in considerazione Corfù. C’erano dei voli davvero interessanti, non era troppo lontana e, soprattutto, permetteva di organizzare una vacanza senza spendere una fortuna. E diciamocelo: spendere poco per un viaggio che non suscitava in me particolare entusiasmo mi sembrava, tutto sommato, cosa buona e giusta. Ma io conosco i miei polli. E infatti, proprio quando stavamo per formalizzare l’acquisto, Pamela ha iniziato lentamente a cambiare registro. «Magari facciamo qualcosa anche di un po’ più attivo… alla fine, a me bastano anche tre giorni al mare per rilassarmi». Ora, io quella frase la aspettavo da giorni. Anzi, probabilmente l’aspettavo da quando avevamo iniziato a parlare della Grecia. Perché, mentre ufficialmente ero impegnato nella ricerca dell’isola perfetta, sottobanco avevo già studiato un piano B. E quel piano B aveva un nome preciso: Turchia. Ho quindi mantenuto un’espressione assolutamente neutrale, facendo finta di non avere la minima idea di dove volessi andare a parare, e ho risposto con la massima naturalezza: «Dai, cerco qualcosa che possa fare al nostro caso». Qualche ora dopo, naturalmente, avevo già spiattellato tutto. Qualche giorno a Istanbul, la Cappadocia — che ero praticamente certo avrebbe rapito il cuore di Pamela — un percorso di avvicinamento verso la costa e, alla fine, i tanto desiderati giorni di relax al mare. Il tutto con una condizione imprescindibile: niente maratone quotidiane. Un itinerario sì, ma senza trasformare ogni giornata in una corsa contro il tempo. E, dove possibile, hotel con piscina: un piccolo dettaglio pensato per accontentare Pamela, ma soprattutto per garantire ai bambini la loro dose quotidiana di divertimento. Insomma, un viaggio che sulla carta sembrava riuscire a mettere tutti d’accordo: storia e cultura per me, paesaggi ed esperienze per tutti, qualche trekking per non perdere completamente le buone abitudini e, soprattutto, mare, sole e relax per Pamela e i bambini. La Grecia era ormai definitivamente archiviata. E così, quasi per caso, da una vacanza che avrebbe dovuto essere una semplice fuga al mare è nato qualcosa di decisamente diverso. È così che ha preso forma il progetto Turchia on the road 2026. Mi sono messo alla ricerca dei voli, il prezzo migliore era con Air Serbia ma l’idea dello scalo non mi esaltava così ho deciso di spendere qualcosa in più e prendere il diretto con Pegasus, ho aggiunto un bagaglio da 20 kg da imbarcare e mi sono fiondato sul secondo obiettivo, quello di costruire un giro che funzionasse per noi partendo dalla base dei diari letti sul forum, quelli di @Bianco31, @alessipe ed @ester70k. Inizialmente avevo pensato di fare la tratta Istanbul-Goreme con volo interno su Nevşehir, prendere lì la macchina e poi lasciarla all’aeroporto di Dalaman dopo l’estensione mare a Fethiye e da lì prendere un secondo volo interno per tornare ad Istanbul. Facendo i conti con i due voli interni per quattro persone ed il drop off dell’auto e sorta nel frattempo anche la volontà di visitare Efeso, ho pensato di fare un paio di tirate in auto e completare un anello su Istanbul facendo la parte mare a Kusadasi. Mi sono fiondato quindi sul noleggio auto e dopo un’accurata ricerca ho scelto la compagnia locale Cizgi che offre un’ottima assicurazione e nessun deposito sulla carta di credito con dei pacchetti economici per abbattere la franchigia anche se alla fine opto per prenderla a parte con Rental Cover. Sistemati volo ed auto e definito l’itinerario inizia la parte per me più divertente della programmazione che è quella della scelta degli hotel: per Istanbul punto su un appartamento in quanto gli orari per le colazioni sono abbastanza in là un po’ ovunque e volendo anticipare le ondate di turisti è mia intenzione visitare le attrazioni principali all’apertura che è generalmente alle 9. Per la Cappadocia l’imperativo è avere un hotel con piscina e con terrazza direttamente sui camini delle fate in modo da poter osservare le mongolfiere all’alba mentre per il resto del viaggio non ho necessità particolari se non, come detto in precedenza, la presenza della piscina. Prenotati anche gli hotel mi assicuro il parcheggio in aeroporto a Fiumicino ed un alloggio per la sera precedente in zona Ciampino dove i prezzi sono più economici e comunque in 30 minuti si raggiunge facilmente il Leonardo da Vinci; ora non ci resta che studiare nel dettaglio l’itinerario, ed aspettare che arrivi la partenza 30 LUGLIO Alle 14, subito dopo aver terminato a lavoro, partiamo in direzione Roma; essendomi alzato come ogni benedetta mattina alle 5:10 per guadagnarmi la pagnotta ho le palpebre leggermente pesanti dopo un’oretta abbondante di guida così mi fermo in autogrill e ci beviamo un caffè. Alle 17:15 giungiamo davanti al cancello dell’Hibiscus Apartment e solo qui mi accorgo che l’host mi ha mandato un messaggio su Booking per sapere l’orario del nostro arrivo. Lo chiamo e mi dice che sarebbe giunto immediatamente ed infatti dopo un paio di minuti si presenta un simpatico ragazzo di colore che ci apre il cancello, ci mostra il parcheggio privato e ci accompagna all’interno dell’appartamento, semplice ma pulito e curato, insomma quello di cui abbiamo bisogno per questa notte. Hibiscus Apartment Ci consiglia qualche ristorante in zona ma noi abbiamo appuntamento a cena con i nostri amici @pandathegreat e @mouette così ci diamo una rinfrescata veloce e dopo un’oretta li raggiungiamo a casa. Ci abbracciamo dopo tanto tempo, i ragazzi ci mostrano la casa nuova in ristrutturazione e poi per Andrea ed Arizona arriva il momento più atteso, quello di incontrare nuovamente i gatti dei ragazzi, anche se solamente uno si palesa mentre gli altri due restano nelle retrovie per timore. Mangiamo, beviamo, ci raccontiamo aneddoti di viaggio ed anche questa volta, come l’ultima, ci dimentichiamo di fare una foto insieme! Tornati in appartamento ci fiondiamo a letto in trepidante attesa per la partenza di domani. Spese prima della partenza: Pegasus: € 1199,72 Cizgi Car Rental: € 414,89 + Rental Cover: € 25,25 Spese di giornata: Hibiscus Apartment, Ciampino: € 95,25 Sarni, Brecciarola: € 3 31 LUGLIO Alle 6 sono già in piedi, come sempre l’ansia da partenza mi colpisce, dopo mezz’ora si alza anche Pamela e ci facciamo un caffè in camera prima di chiamare anche i bambini. Alle 7:45 lasciamo l’appartamento e passiamo davanti al Bar L’Incontro che dista solo 200 metri, facciamo take away e portiamo via tre croissant, una bomba ed una bottiglia d’acqua, Ary ha qualche problemino di stomaco così prendiamo anche una Coca Cola. Raggiungiamo in una mezz’ora abbondante il nostro fido parcheggio Kingparking, lasciamo l'auto e saliamo immediatamente sul van che ci porta al terminal partenze. Consegniamo subito il bagaglio da imbarcare in modo da essere più liberi, passiamo velocemente i controlli e finalmente ci sediamo a fare colazione. Dopo aver gironzolato qua e là per l’aeroporto, avendo il volo alle 12 decidiamo di prendere qualcosa per il pranzo ai bambini; ci fermiamo da Burger In dove prendiamo due hot dog ed un pacchetto di patatine da portare a bordo. Hot dog approvato! Attendiamo che esca fuori sui monitor il nostro gate (E3) e quando lo raggiungiamo troviamo già lì le hostess pronte ad aprire le pratiche di imbarco, con un quarto d’ora di anticipo. Siamo così tra i primi a salire a bordo, o meglio sul bus, che ci porta fin sotto l’aeromobile, entriamo dalla porta posteriore e ci accomodiamo ai nostri posti. Questo è sempre il momento più emozionante Pamela è con i bambini nelle file da tre mentre io sono di fianco ma lato finestrino e vicino ho una ragazza che ha un “leggero” problema di sudore acido, sarà un bel viaggio! Partiamo in orario ed il volo fila liscio, puzza di ascelle a parte, ed atterriamo in leggero anticipo all’aeroporto Sabiha Gökçen, il secondo scalo di Istanbul, che si trova nella parte asiatica della città a circa 35 km dal centro. Una volta sbarcati ci mettiamo pazientemente in coda per le pratiche doganali che sbrighiamo in mezz’ora e con un controllo documenti, una foto e la consegna di un foglietto bianco che attesta la data di entrata e che dobbiamo riconsegnare al momento di lasciare il paese. Giunti al nastro troviamo già la nostra valigia, la ritiriamo e ci dirigiamo verso la stazione della metropolitana; da casa avevo già preparato tutto il piano per raggiungere coi i mezzi il nostro appartamento, operazione che richiede oltre un’ora e mezza di viaggio. Come prima cosa acquisto la Istanbulkart, tessera elettronica fondamentale per girare la città: serve per viaggiare su metropolitana, tram, autobus, traghetti e linee ferroviarie come il Marmaray ed è lo strumento più comodo ed economico per muoversi in città. Ad ogni stazione o fermata del tram ci sono chioschi automatici blu e gialli (multilingue compreso l’italiano) dove acquistare o ricaricare la tessera, il funzionamento è semplice: si acquista prima la carta che è possibile utilizzare anche per più persone, si ricarica l’importo desiderato e si passa ai tornelli d’ingresso. Quando si esaurisce si ricarica l’importo voluto alle solite macchinette, il vantaggio è che le corse singole costano meno utilizzando la Istanbulkart rispetto all’acquisto senza carta. Presa la carta e fatta la ricarica raggiungiamo la fermata della metro 4 direttamente in aeroporto, passiamo quattro volte la tessera e saliamo a bordo del primo treno; dopo 21 lunghissime fermate scendiamo alla stazione di Ayrılık Çeşmesi dove cambiamo mezzo e ci trasferiamo sul treno Marmaray B1 che passa sotto il Bosforo ed in due rapidi stop scendiamo alla stazione di Sirkeci. In viaggio sulla metro 4 Qui sbagliamo l’uscita e dobbiamo fare un breve tratto in discesa per raggiungere la fermata del tram T1; è un primo approccio con le caotiche ed acciottolate strade di Istanbul. Primo assaggio delle vie di Istanbul Saliti sul tram scendiamo alla fermata Beyazit e tramite una lunga strada in discesa raggiungiamo il Dila Apart Hotel; la prima impressione non è sicuramente delle migliori, la strada è piena di negozi di calzature e tessuti, fanno anche una sorta di mercato e nel pomeriggio ci sono cartacce, imballi ed altra spazzatura a terra. Raggiungiamo il portone d’ingresso e componiamo il codice per l’accesso alla struttura, saliamo al primo piano ma le scale sono strette e scomode, raggiungiamo finalmente la porta della stanza, la chiave come ci avevano detto è nella serratura, entriamo e ci troviamo di fronte un appartamento, piccolo, semplice ma decisamente curato ed accogliente. C’è una piccola cucina, una stanza con un letto matrimoniale e due lettini all’ingresso, per 50 euro a notte staremo più che bene. Dila Apart Hotel In fase di prenotazione su Booking avevo avuto qualche problema in quanto già nel mese di aprile avevo ricevuto un messaggio con richiesta di aggiornare la carta perchè non era stato possibile effettuare la verifica della stessa; accertatomi con il servizio clienti che non fosse una truffa ho confermato i dati e qualche giorno prima della partenza ho ricevuto lo stesso messaggio. Ho chiamato nuovamente e ho chiesto di contattare la struttura per capire quale fosse il problema, non volevo certo rischiare di restare senza alloggio a ridosso della partenza. Il gentile operatore mi ha spiegato che l’host aveva problemi col pagamento ma ho fatto notare che tutte le altre che richiedevano pagamento anticipato avevano utilizzato senza problemi la stessa carta. Ci siamo così accordati per il pagamento in loco quindi appena fatto il check in ho mandato un messaggio whatsapp al titolare, che tra l’altro è sempre stato super reattivo nelle risposte via messaggio, e ci siamo dati appuntamento per il mattino successivo. Lasciamo tutti i bagagli, sono le 18:30 ed io e Pamela siamo a digiuno da colazione così usciamo subito alla ricerca di un ristorante per la cena; da casa mi ero segnato qualche nome e quindi puntiamo al Little Sofia Restaurant. Attraversiamo una strada piena di locali, i buttadentro cercano di attirarci con i loro menu, promesse di the e dolci gratis ma rifiutiamo ogni invito, devo ammettere che sono tutti gentilissimi e per nulla insistenti. Uno però ci colpisce particolarmente, regala ad Arizona una rosa fatta con un tovagliolo di carta e gli promettiamo che torneremo da lui nei prossimi giorni. Il regalo del ristoratore gentiluomo Giunti a destinazione mi rendo conto che il Little Sofia non era un ristorante bulgaro come credevo ma il nome fa riferimento alla Moschea Piccola Santa Sofia che è proprio dall’altra parte della strada. Moschea Piccola Santa Sofia Tralasciamo per oggi la visita alla moschea e ci sediamo ad uno dei tavolini all’aperto e facciamo subito la conoscenza con i veri padroni di Istanbul, i gatti! Sono praticamente ovunque, anche nelle pubblicità all’interno dei vagoni della metro, sono il vero simbolo della città ed ovviamente non mancano qui al ristorante, il gioco per Andrea ed Arizona sarà quello di contare quanti gatti incontreremo durante il soggiorno ad Istanbul. Inizialmente ci girano intorno timidamente poi si avvicinano, anche perché Andrea ed Arizona attirano la loro attenzione mentre io e Pamela non siamo esattamente dei patiti di felini. Mentre ordiniamo decidono di accomodarsi sui divanetti insieme ai bambini e resteranno ospiti della cena almeno finchè non arrivano le pietanze. Little Sofia Restaurant Abbiamo ospiti stasera Ci servono una serie di meze insieme a dell’ottimo pane, sono antipasti che scopriremo essere un’abitudine di quasi ogni ristorante: ci portano hummus, haydari ossia una densa e cremosa salsa allo yogurt ed un’altra che ha un forte sapore di cetrioli ma della quale non abbiamo scoperto il nome. I bambini vengono subito attratti dalla corba (zuppa) di lenticchie che diventerà un must del viaggio, prendiamo poi degli icli kofte (simili a delle empanadas), un classico doner kebab e decido di provare i manti, tradizionali ravioli turchi che si mangiano con una salsa allo yogurt. Beviamo un paio di birre grandi, acqua e Coca Cola per i bambini e chiudiamo con il tradizionale baklava ed un soufflè per Andrea e con il conto ci offrono un the alla mela. Cena al Little Sofia Terminata la cena torniamo a piedi verso l’appartamento, sopraffatti dalla stanchezza dobbiamo nuovamente rinunciare a tutte le richieste dei ristoratori, Pamela trova solo la forza di acquistare degli orecchini e poi rientriamo in camera per il meritato riposo. Gatti avvistati oggi: 50 Spese di giornata: Bar L'Incontro, Ciampino: € 10,50 Burger In, Fiumicino: € 17,50 Little Sofia, Istanbul: TL 4060 (€ 74,27) Dila Apart Hotel, Istanbul: € 50,09 Kingparking, Fiumicino: € 106,83 Istanbulkart e ricarica: TL 1165 (€ 21,34)
  13. Non smetterò di ripeterlo, il Curry sarà spartano, letti piccoli, senza armadi e quant'altro ma dormire lì è un vero must del viaggio
  14. Come ti ha detto @al3cs ho attraversato la death valley con due bambini proprio di quell'età. Il cado c'è ma è secco e comunque si tratta prevalentemente di attraversare il parco in auto e scendere nei vari punti d'interesse, si tratta di brevi passeggiate non certo di camminare ore ed ore sotto il sole cocente
  15. Buon viaggio, anche se in ritardo ma sono rientrato appena ieri
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