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Guida alla Route 66


Route66

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La guida UOTR in pdf è disponibile QUI

 

 

GUIDA ALLA ROUTE 66

by "Route 66"

 

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PRESENTAZIONE

 

La Route 66 fondamentalmente è una strada. Per quanto lunga o paesaggistica possa essere rimane comunque una strada, seppure la più famosa del mondo. Sarebbe però riduttivo definirla solo come il mezzo con cui si collegano città, persone, attività e culture, perchè la Route 66 non serve per raggiungere una destinazione. Essa stessa è una destinazione.

Se volete andare da Chicago a L.A. prendete l'aereo! Non vi piace l'aereo? usate le Interstate e le Highway e raggiungerete le due città velocemente. Se però volete conoscere tutto quello che sta "nel mezzo", la via giusta è la Route 66.

Per il viaggiatore moderno percorrere la Route 66 significa tuffarsi nel mito cantato da Nat King Cole e scritto da John Steinbeck, rimanere affascinati dal vintage anni '50, ritornare a percorrere la strada che dagli inizi del '900 ha permesso agli Stati Uniti di essere veramente uniti, immedesimarsi in moderni pionieri in cerca della "terra promessa" in California.

 

 

CENNI STORICI

 

Affrontare la Route 66 senza sapere cos'è, o perlomeno cosa è stata, per gli americani e perchè è diventata un mito non ha senso. Sarebbe come andare in Arizona e non sapere che c'è il Grand Canyon o andare a New York e non conoscere la Statua della Libertà, ed anche gli Stati Uniti non sono comprensibili se non si conosce la storia che li ha portati ad essere quello che sono oggi.

E' necessario fare un passo indietro ed immaginarsi gli Stati Uniti di fine '800 - inizio '900. Non è difficile comprendere come le grandi città (New York - Boston - Pittsburgh - ecc.) attirassero milioni di migranti da tutto il mondo, ma "dietro" il New England industrializzato con una grande concentrazione di popolazione vi era una distesa infinita di terreno che portava sino alla costa ovest. Le spedizioni di Lewis e Clark erano ormai già esse stesse nella storia e le carovane dei pionieri avevano già da tempo solcato le praterie verso il west ed il sogno di una nuova vita. Un altro mezzo di trasporto, il treno, aveva svolto e stava svolgendo un ruolo fondamentale per l'unione del Paese, permettendo di far sembrare più vicine le due coste, che per i mezzi dell'epoca dovevano essere veramente distanti. L'importanza dei mezzi di comunicazione per la storia dell'umanità è fondamentale e, senza perdere di vista la parte di storia che ci interessa in questo momento, è opportuno ricordare che in quegli anni un altro mezzo di comunicazione venne inventato: l'automobile. Per potersi sviluppare questo mezzo aveva bisogno di strade percorribili e fra loro collegate, cosa non facile se si pensa agli infinti spazi delle praterie americane. Il piacere di percorrere oggi la Route 66 sta anche nel fatto di sapere che alcuni tratti di questa strada nacquero sugli antichi sentieri tracciati dagli indiani e dalle carovane dei pionieri ( Beale's Wagon Road - Arizona, Santa Fe Trail - Missouri/New Mexico, Overland Trail - California).

Agli inizi del '900 l'automobile era un mezzo per l'elite ed era il treno il mezzo di comunicazione fondamentale per le masse, ma già nel 1920 vi erano già 10 milioni di auto. Come per ogni aspetto della vita, raggiungere una certa massa critica comporta dei cambiamenti ed anche in questo caso alcune lobby economiche promossero un movimento per migliorare le strade ed il Congresso approvò il Federal Aid Road Act (1916), con il quale veniva fornita assistenza federale per la costruzione di strade.

Con lo sviluppo dell'auto varie iniziative private portarono alla costruzione di una ragnatela di strade con nomi altisonanti e distinte da un colore diverso che veniva dipinto su pali, recinzioni, ecc e serviva per guidare gli automobilisti attraverso le varie strade. Come spesso capita la situazione sfuggì di mano: i costruttori privati chiedevano un "contributo" ai possessori di attività commerciali per assicurarli sul fatto che il tracciato del nuovo segmento di strada passasse davanti alla loro attività, senza considerare il percorso più veloce per l'automobilista che di fatto si trovava a vagare per chilometri ben lontano dal percorso ideale.

Nel 1925 l'American Association of State Highway approvò un sistema di numerazione secondo cui le autostrade federali che correvano in direzione est-ovest avevano numeri pari e quelle nord-sud i numeri dispari. Per importanza il sistema di strade che congiungeva Chicago a Los Angeles si vide assegnare il numero 60, contro il volere del governatore Fields del Kentucky. Per oltre un anno si andò avanti a forza di carte bollate e lettere infuocate ed è in questo periodo che emerge la figura di Cyrus Avery, il c.d. "padre della Route 66". Avery viene da una famiglia che gestiva una stazione di servizio con ristorante presso Tulsa ed egli stesso era direttore dell'Oklahoma Department of Highways, quindi aveva un interesse diretto, nonchè lavorativo, affinchè la strada tra Chicago e L.A. seguisse l'originario Ozark Trail. Finalmente il 30 aprile 1926, in una riunione presso Springfield (MO) un gruppo di persone, tra cui Avery, comprese che il numero "66" era molto più commerciale ed accattivante rispetto agli altri proposti, pertanto venne risolta la lunga questione della numerazione della strada. Così nacque la Route 66 e Springfield può vantarsi di essere la città natale della "mother road". Nel novembre del '26 venne fondata la U.S. Highway 66 Association con lo scopo di promuovere l'autostrada e le imprese lungo il percorso ed è nel corso della prima riunione a Tulsa che Cyrus Avery coniò il nome "The Main Street of America". Nel corso della seconda metà degli anni '20 venne fatto un grandissimo sforzo promozionale, anche se il "prodotto" da promuovere era veramente scarso: solo 800 miglia erano asfaltate! Tra gli eventi promozionali più importanti e memorabili ci fu una gara podistica transcontinentale, nella quale gli atleti dovevano percorrere la Route 66 da L.A. a Chicago: partirono in 275 il 4 marzo 1928 ed arrivarono in 55 a Chicago il 26 maggio. Il destino un po' beffardo fece in modo che a vincere fu un indiano Cherokee dell'Oklahoma.

Arrivarono gli anni '30 e per la Route 66 più che il grande impegno promozionale potè il "dust bowl" e l'espansione del mercato automobilistico. Infatti in questo decennio l'auto divenne un mezzo di uso più comune rispetto a prima e questo aspetto favorì molto l'aumento dei traffici commerciali anche lungo le vie di comunicazione asfaltate e non solo su quelle ferrate. Vi fu un fenomeno nuovo e prima di allora sconosciuto, cioè quello dei viaggiatori "motorizzati", che utilizzavano l'auto per gli spostamenti ed è così che nacquero i primi motel ed i primi servizi per l'automobilista lungo le strade americane. A dire il vero, in quegli anni, il viaggio di piacere era ancora a beneficio di pochi e molti di quelli che percorrevano la Route 66 lo facevano per colpa del c.d "dust bowl". Infatti per tutti gli anni '30 gli stati del Midwest vennero colpiti da potentissime e devastanti tempeste di sabbia, per colpa di decenni di tecniche di agricoltura sbagliata aggravate da un lungo periodo di siccità. Per colpa di questo disastro ambientale centinaia di migliaia di americani, soprattutto dal Texas, Oklahoma, Missouri e Kansas, si spostarono verso ovest in cerca di una nuova vita percorrendo la Route 66 che divenne un fiorire di attività commerciali ed entrò nel mito, come una moderna rotta dei pionieri. Dopo la crisi del '29 il governo americano varò il New Deal che prevedeva un corposo piano di opere pubbliche per far fronte alla grande carenza di lavoro del mercato privato, favorendo l'ammodernamento della Route 66, che nel 1938 era completamente asfaltata.

Un altro evento tragico, la Seconda Guerra Mondiale, favorì lo sviluppo della mother road, poichè divenne una via di comunicazione fondamentale per i trasporti militari e per sostenere il nuovo flusso migratorio che portava lavoratori verso la costa ovest nelle industrie militari, situate principalmente in California.

L'apice della Route 66 fu nel dopoguerra, negli anni '50, durante i quali le attività commerciali si combattevano a suon di attrazioni sempre più spettacolari e insegne al neon sempre più vistose. Infine l'incisione, da parte di Nat King Cole, della canzone "Get your kicks on Route 66" trasformò definitivamente questa strada in un'icona della cultura pop.

L'età dell'oro della Route 66 e gli eventi stessi che portarono questa strada ad entrare nel mito, posero le basi anche per il lento ma inesorabile declino della "mother road". Un buon sistema stradale è un punto vitale per la difesa nazionale e ricopre un ruolo essenziale di stimolo all'economia, pertanto nel 1956 il congresso approvò il Federal Highway Aid Act che prevedeva un piano di interventi a sostegno dell'ammodernamento e dello sviluppo della rete autostradale, con l'allargamento delle strade a 4 corsie e il varo delle Interstate. Il tramonto della Route 66 aveva inizio: nel corso dei decenni successivi si sviluppò il sistema di highway e interstate che conosciamo oggi, che spesso accorpano dei tratti che furono della Route 66 oppure effettuano un percorso completamente diverso tagliando fuori paesini nati lungo la Route 66 e costringendo alla chiusura le attività commerciali sorte lungo il percorso.

Nel 1985 la Route 66 fu ufficialmente soppressa.

 

 

IL PERCORSO

 

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Il viaggiatore che oggi vuole ripercorrere la Route 66 ha un compito veramente arduo, poichè alcuni tratti sono stati incorporati nelle moderne Interstate oppure alcuni tratti sono stradine a due corsie che si discostano anche di molto dal percorso più veloce oppure ancora alcuni segmenti sono ormai dei tratti polverosi e difficili da trovare. Rimane comunque il mito, quella sensazione di percorrere la strada che ha portato milioni di americani verso il west, verso il sogno di una nuova vita.

Ho deciso di suddividere il percorso nelle varie sezioni ospitate dagli stati che sono attraversati dalla Mother Road, in modo da rendere più semplice la consultazione. Per lo stesso motivo, ove possibile, indicherò il percorso tramite mappe evitando una lunga e noiosa descrizione delle indicazioni stradali, limitandomi a descrivere cosa vedere lungo il percorso. Le mappe sono prese dai siti http://www.byways.org e http://www.historic66.com/ a cui rimando per ulteriori approfondimenti. Infine preciso che la linea blu sulle mappe corrisponde al nuovo percorso stabilito dalle Interstate, invece la linea rossa corrisponde al percorso originale della Route 66.

 

 

ILLINOIS

La Route 66 inizia a Chicago, anche se il punto esatto è stato cambiato più volte. Da un punto di vista turistico il cartello "Begin of historic Route 66" è posto nei pressi dell'incrocio tra Adams St e Michigan Av., ma storicamente quello non fu mai il punto di partenza della Route 66. Il cartello è posto in quel luogo per motivi di viabilità (Adams St. è a senso unico verso il "west" pertanto mette il turista nella direzione giusta). La partenza vera e propria sarebbe all'incrocio tra Jackson Blvd e Lake Shore Dr.

 

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Uscite da Chicago passando per i sobborghi di Cicero (quartier generale di Al Capone), Berwyn e la cittadina di Joliet. Finora avrete percorso senza troppi rimpianti la I55, ma nei pressi di Joliet (uscita 269) è possibile uscire e percorrere il vecchio percorso della Route 66. Sono finalmente terminati i monotoni sobborghi di Chicago e le cittadine dormitorio, le grandi praterie dell'Illinois si sono aperte davanti a voi.

 

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Fino a Springfield (IL) le principali attrazioni o segnalazioni da fare sono le seguenti:

-Wilmington: c'è il "Gemini Giant", un Muffler Man vestito da astronauta (810 E. Baltimore St., Wilmington), che andava di moda piazzare lungo la strada negli anni '50 e '60 come attrazione turistica.

-Pontiac: Route 66 Hall of Fame and Museum ed il celebre murales che si trova nel retro dell'Illinois Route 66 Museum (110 West Howard Street).

-Funks Grove: per gli amanti dello sciroppo d'acero artigianale al Funks Grove Pure Maple Sirup (5257 Old Rt 66, Shirley, IL - uscita 154 della I55) una famiglia che da oltre 100 anni produce sciroppo d'acero vi farà assaggiare questa specialità nordamericana.

-McLean: Dixie's Trucker Home, un ristorante aperto dal 1928 "casa del camionista".

-Atlanta: da fare una sosta allo storico Palms Grill Cafe (110 SW Arch Street) e una foto a "tall Paul" un muffler man che raffigura un taglialegna con in mano un hot dog.

Dopo i passaggi nelle suddette cittadine, arriverete a Springfield, capitale dello Stato dell'Illinois e residenza del veneratissimo Presidente Abraham Lincoln. Vi consiglio di andare presso il Lincoln Home Visitors' Center (426 S. Seventh) per visitare gli isolati che comprendono la casa di Lincoln ed altre abitazioni dell'epoca. Inoltre lungo E adams St. tra la 5th e 6th st. c'è l'Old State Capitol historic Site, cioè il vecchio state Capitol nel quale è possibile effettuare una visita. Prima di lasciare la città merita una visita il nuovo Illinois State Capitol e l'Abraham Lincoln Presidential Library and Museum (Jefferson e Sixth St). In uscita da Springfield non dimenticatevi di fare una sosta al Cozy Dog Drive In (2935 So. Sixth Street), una vera e propria "road side attraction" nella quale sono stati inventati i Corn Dog, cioè i wurstel impanati e fritti serviti su uno stecco.

 

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Prima di raggiungere St. Louis, ci sono ancora alcuni luoghi da segnalare:

-Litchfield: l'Ariston Cafè (south old route 66) è uno dei più antichi ristoranti tuttora in attività lungo la Route 66

-Mt. Olive: se siete di passaggio in questo paesino fate un giro al Russell Soulsby Shell Station (201 S Route 66 Mt. Olive), una vecchia stazione di servizio della Shell del 1920 recentemente restaurata.

-Staunton: se siete appassionati di vecchie auto e memorabilia ad esse legate fate un giro all'Henry's Rabbit Ranch.

L'Illinois ormai è alle nostre spalle, si entra a St. Louis e nello Stato del Missouri. Tra i ponti che attraversano il grande fiume Mississippi, il più storico da vedere è l'Old Chain of the Rock Bridge, un ponte di 1.5 km accessibile solo a piedi.

 

 

MISSOURI

Passato il fiume Mississippi si entra nel Missouri ed in particolare si arriva nella città di St. Louis, la porta del west! Infatti St. Louis ha un'importanza storica fondamentale per l'espansione del popolo americano verso il far west, poichè era il primo grosso centro del Midwest passato il Mississippi e fungeva da ultima tappa civilizzata prima della grande avventura nelle grandi pianure. Da qui sono partite le spedizioni di Lewis e Clark, i pionieri che per primi hanno tracciato le rotte e scoperto nuovi territori e da qui sono partiti centinaia di migliaia di persone in caccia di fortuna nel west.

Per sottolineare il soprannome di porta del west venne eretto il Gateway Arch (http://www.gatewayarch.com/), all'interno del Jefferson National Expansion Memorial. Una visita a questo parco è assolutamente imprescindibile, potendo salire sulla sommità dell'arco da cui si gode una bellissima vista sul fiume e sulla città e visitando l'interessante Museum of Westward Expansion che si trova proprio sotto l'arco. Dall'altra parte della strada c'è l'Old Courthouse che merita una visita, che può poi proseguire risalendo Market St. fino alla Union Station, una ex stazione ferroviaria recuperata ed adibita a centro commerciale. St. Louis non finisce di stupire, perchè anche qui troviamo una Walk of Fame lungo Delmar Av. in stile L.A. con personaggi meno glamour ma altrettanto importanti per la storia americana. La zona di Delmar Av. merita sicuramente di essere vista, poichè è molto giovane essendo nei pressi della zona universitaria e racchiude alcuni posti carini per fare una sosta come il Blueberry Hill Cafè (6504 Delmar Blvd) o il Fitz's American Grill and Bottling Works(6605 Delmar Boulevard), dove producono la famosa Fitz's Root Beer (una bevanda imbevibile per un non-americano). Un altro luogo molto famoso per un breve spuntino, anche se in una zona diversa, è il Ted Drewes Frozen Custard (6726 Chippewa St. - http://www.teddrewes.com/home/default.aspx), dove servono un gelato talmente denso da essere servito all'ingiù e che potrà essere arricchito con ben 27 diverse guarnizioni. Infine meritano una visita sia il Forest Park, il parco cittadino urbano più esteso degli Stati Uniti, nel quale venne tenuta l'esposizione mondiale del 1904 e che ora contiene tra le altre cose un parco zoologico, un museo d'arte e un museo di storia, sia la Cathedral Basilica of St. Louis una cattedrale sfarzosa (ha il più grande mosaico del mondo), che un turista non si aspetterebbe mai di trovare nel cuore del Midwest.

 

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La Route 66 nel Missouri ripercorre alcuni sentieri indiani che poi divennero la "wire road", una volta che fu costruita la linea telegrafica tra St. Louis e Springfield, che successivamente venne a far parte dell'Ozark Trail. Lasciata St. Louis le strade diventano improvvisamente ondulate, si entra nella zona dei monti Ozark, il piacere diventa anche solo guidare attraverso queste verdi colline. Dal finestrino cominciano a sfilare nuovamente vari paesini e la prima attrazione ha ben poco a che fare con la Route 66: ad Eureka c'è uno dei tanti parchi a tema della catena Six Flags, giusto per fare una sosta e distrarsi dal revival della Mother Road. Un'altra segnalazione bizzarra, per gli amanti del genere, è quella legata al paesino di Gray Summit, nel quale c'è il quartier generale della "Purina", la famosa marca di prodotti per cani, presso la Purina Farms.

Poco più avanti, vicino Stanton, le colline degli Ozark contengono un grande gioiello, le Meramec Caverns, un sistema di quasi 8 km di caverne. Questo spettacolo della natura divenne legato alla Route 66, perchè già da decine di chilometri prima veniva segnalato (e lo è tuttora) con cartelloni pubblicitari sempre più impressionanti e insistenti per attirare i turisti che percorrevano la strada verso il west. Si sono trovate testimonianze della presenza di manufatti indiani dell'America pre colombiana, ma il mito di queste caverne è legato ad avvenimenti più recenti, come la Guerra Civile americana, e perchè sono state il rifugio prediletto del famoso bandito Jesse James (per chi fosse interessato nella vicina città di Stanton c'è anche il museo a lui dedicato).

 

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Dopo tanto guidare eccovi finalmente arrivati a... Cuba! Scherzi della toponomastica, in questo paesino non troverete spiagge assolate e mare cristallino, ma un paio di attrazioni interessanti. Cuba è conosciuta come la "mural city USA" poichè molti edifici sono abbelliti da fantastici murales (http://www.cubamomurals.com/murals.html). Inoltre per i veri appassionati della Route 66 è stato recentemente restaurato il Wagon Wheel Motel, il motel anni '30 meglio conservato sulla mother road. Infine Cuba è ricordata per una curiosità: nel 1990 rappresentava il baricentro della popolazione degli Stati Uniti (http://en.wikipedia.org/wiki/Mean_center_of_United_States_population), che nel 2010 invece è passato presso il paesino di Palto (MO), un interessante dato statistico che dimostra come la popolazione nel corso dei decenni si stia spostando verso ovest e verso sud. Uscendo dal paesino di Cuba si trova subito un bizzarro landmark, rappresentato dal Fanning Outpost General Store, che viene segnalato all'automobilista con la più grande sedia a dondolo del mondo.

La Route 66 dopo Rolla e fino a Springfield ripercorre quella che viene tristemente ricordata come il Cherokee Trail of Tears, uno dei tanti percorsi che gli indiani Cherokee furono costretti a percorrere dopo che vennero forzatamente spostati dai loro territori. Peccato per questa triste denominazione perchè la Route 66 in questo tratto risale gli Ozark verso Arlington e Devil's Elbow in un percorso paesaggistico e suggestivo.

 

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La prossima sosta dovrebbe essere fissata a Lebanon magari per alloggiare al Munger Moss Motel (http://www.mungermoss.com/), che mantiene vivo lo spirito della Route 66 con un insegna al neon perfettamente tenuta e camera a tema. Successivamente sfileranno molti paesini senza tanto da dare, fino ad arrivare a Springfield, la regina degli Ozark. In questa città vi sono due motel risalenti all'epoca d'oro della Route 66 ed ancora ben tenuti, il Rest Haven ed il Rail Haven, ma la vera attrazione è sicuramente la sede principale della catena Bass Pro Shop (http://www.basspro.com/webapp/wcs/stores/servlet/CFPageC?storeId=10151&catalogId=10001&langId=-1&appID=94&storeID=15). In sostanza è un negozio di caccia e pesca ma vi assicuro che anche se non vi interessa nulla pescare o sparare agli animali questo negozio merita una visita. Perchè siamo negli States e nulla è come ce lo aspetteremmo! Nel più grande negozio di questa catena hanno ricreato ecosistemi naturali con animali veri, acquari enormi con un'infinità di specie, cascate, ecc ecc. Prima di lasciare la città, se siete appassionati del mondo western o volete solo scegliere uno stivale tra una scelta di migliaia di paia, fate un salto al PFI Western Store (2816 S. Ingram Mill Rd).

 

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Lasciata Springfield la nuova Interstate si discosta di molto dal vecchio tracciato della Route 66, mostrando in maniera tangibile gli effetti devastanti che il nuovo sistema delle Interstate ha comportato per le piccole comunità locali che erano fiorite lungo il percorso della Route 66. Il tratto finale della Mother Road in Missouri è chiamato per questo motivo anche "ghost highway", proprio per sottolineare lo stato di abbandono di questo territorio. Per gli amanti della Route 66 potrebbe essere un'occasione per ritornare indietro nel tempo, passando per paesini addormentati e rallentando il percorso per godersi un pezzo autentico della Mother Road fino a Carthage, una piccola cittadina quasi idilliaca. A Carthage ci sono due cimeli della Route 66: il Boots Motel (107 S Garrison Ave) e il Route 66 Drive-In Theater, attrazione fantastica recentemente restaurata che ci riporta indietro ad un classico della cultura pop americana, il drive-in. Inoltre Carthage ha un bellissimo palazzo di giustizia (302 S Main St) costruito a fine '800 che merita di essere visto. Infine questa città, per gli appassionati di storia, verrà ricordata per la battaglia che si è tenuta durante la Guerra Civile americana, che viene rievocata sia nel Battle of Carthage Civil War Museum (205 Grant St.) sia nel Battle of Carthage State Historic Site (lungo E Chestnut Road subito passato il fiume).

Lasciata Carthage, si passa per Joplin e poi si arriva nel Sunflower State, il Kansas.

 

 

KANSAS

Il Kansas ha solo 13 miglia di Route 66, ma sono densissime di storia e di attrazioni e di certo la Mother Road non poteva saltare il Kansas, storico crocevia di tracciati per l'espansione verso il west (passano per il Kansas l'Oregon Trail, il Santa Fe Trail, la Pony Express Route ed il Chisholm Trail, l'antico percorso che guidava le mandrie ed i cowboy dal Texas al Kansas).

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La prima città che si incontra lungo la strada è Galena ed una sosta merita la stazione di servizio restaurata "Four Women on the Route" (http://www.kansastravel.org/4womenontheroute.htm), in cui nel cortile antistante è parcheggiato il carrattrezzi arrugginito che ha ispirato il personaggio di Cricchetto del film Cars.

Si riparte da Galena per raggiungere Riverton, nella quale si trova l'Eisler Brothers Country Store, un negozio che vende di tutto e che è in attività dal 1925. Appena usciti dalla città si attraversa il fiume sullo Marsh Rainbow Arch Bridge, un ponte a capriata unica costruito nel 1923 che è l'unico rimasto lungo la Route 66. Prima di lasciare il Kansas ed entrare in Oklahoma si passa per Baxter Springs, nota per essere un punto di ritrovo per i cowboy che portavano le mandrie nel Kansas e per il massacro di nordisti avvenuto nel corso della Guerra Civile.

 

 

OKLAHOMA

La Route 66 entra in Oklahoma dal Kansas contrapponendo lo stato con meno miglia a quello in cui sopravvivono il maggior numero di miglia della Mother Road. Da questo Stato vengono il comico a cui è stata dedicata, Will Rogers, ed il "padre" della Route 66, Cyrus Avery, il quale ha voluto questo percorso, anziché seguire un percorso più diretto tra Chicago e L.A., per mettere l'Oklahoma "sulla mappa". A dir la verità questo Stato era percorso da antichi tracciati come l'Ozark Trail ed il Texas Postal Trail, che furono il percorso iniziale della Route 66, che però nel corso degli anni subì notevoli modifiche, soprattutto per colpa della costruzione delle Turnpike (autostrade a pagamento) che tagliarono fuori molti paesini, causando l'abbandono dell'originario tracciato, che è ancora percorribile tra Miami e Afton.

 

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La prima sosta che l'Oklahoma propone se avete bisogno di mettere qualcosa nello stomaco è a Vinita, al Clanton's Cafè, a conduzione familiare dal 1927, con la sua famosa bistecca di pollo fritto. Se non volete seguire le tradizioni e andare al Mc Donald, qui a Vinita sarete perdonati, poichè c'è un locale della famosa catena di fast-food che per decenni è stato il più grande punto vendita di Mc Donald al mondo (impossibile non notare l'arco giallo che sovrasta la will rogers turnpike). Seguendo il percorso della Route 66, passata la comunità di Chelsea si arriva a Foyil, città natale dell'indiano Cherokee che nel 1928 vinse la gara podistica promozionale lungo la Route 66 e che ospita il Totem Pole Park, il più grande totem di cemento al mondo, dedicato alla cultura dei nativi americani. Lasciando Foyil si arriva a Claremore, patria del più volte nominato Will Rogers, e successivamente a Catoosa, dove nei dintorni troviamo una road side attraction kitsch in puro stile Route 66: la grande balena blu dentro la quale si può entrare dalla bocca.

Quest'ultima attrazione è praticamente alle porte di Tulsa, città in stile art decò che non deluderà gli appassionati che vorranno fare un giro nel centro cittadino e che è stata fondamentale per lo sviluppo della Route 66. Una notizia curiosa legata a questa città è che la catena di stazioni di servizio Phillips 66 lega il suo nome alla città di Tulsa e alla Mother Road. Infatti si racconta che il "66" sia dovuto al fatto che un giorno, testando un nuovo carburante, un'auto raggiunse le 66 miglia orarie proprio sulla Route 66. La città di Tulsa e la Route 66 in quanto a cibo non deludono mai: Hank's Hamburger (8933 East Admiral Place) è in attività dal 1949 e promette di servire ottimi hamburger fatti come una volta.

 

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Lasciando Tulsa, la prossima sosta è a Stroud, con il suo Rock Cafè (114 W. Main St) una vera e propria icona della Route 66 che merita una visita per rivivere l'atmosfera dei tempi passati, e la seconda è ad Arcadia, al Round Barn, un fienile rotondo costruito nel 1898, che ora è un negozio di regali e memorabilia. Sempre ad Arcadia l'attenzione sarà sicuramente attratta da una bottiglia alta 20 metri, che segnala POPS (660 West Highway 66 http://route66.com/72.0.html), un distributore di benzina, che somiglia ad un'astronave, al cui all'interno sono servite circa 530 varietà di bevande gassate, oltre agli immancabili hamburger.

 

Se siete riusciti a scegliere la vostra soda e vi siete rimessi in viaggio, sarete a pochi chilometri da Oklahoma City. In questa città si respira il clima da avamposto da far west: molte attrazioni in città sono legate al mondo dei cowboy e sicuramente le mandrie di bovini hanno svolto un ruolo importante per la città. Una zona della città, chiamata Stockyards City, è il più grande mercato al mondo di bovini e tutto intorno ci sono negozi in stile western per soddisfare ogni esigenza oppure ottime steak house. In centro molto turistica e ben tenuta è la zona di Bricktown (http://www.bricktownokc.com/), nella quale sicuramente troverete negozi per tutti i gusti ed attrazioni come il water taxi. Ma sicuramente non si può lasciare Oklahoma City senza aver prima visto il National Cowboy & Western Heritage Museum e l'Oklahoma City National Memorial. Il primo è un fantastico museo (http://www.nationalcowboymuseum.org/) sul mondo dei cowboy ed in generale sull'espansione ad ovest del popolo americano con interessantissime mostre, per sapere tutto, ma proprio tutto sui cappelli da cowboy, sul filo spinato, su come erano formate le carovane dei pionieri, ecc ecc. E' veramente immenso quindi una mezza giornata passa tranquillamente! L'Oklahoma City National Memorial (http://www.oklahomacitynationalmemorial.org/) invece è il memoriale dedicato alla strage che sconvolse l'America il 19 aprile 1995, quando Timothy McVeigh fece esplodere un minivan abbattendo completamente l'Alfred Murrah Federal Building uccidendo 168 persone. Ora al posto del perimetro dell'edificio c'è un laghetto, attorno al quale c'è il Field of Empty Chairs, in ricordo delle persone che quel giorno persero la vita all'interno dell'edificio.
Dopo Oklahoma City si incontrano la città di Yukon, famosa per aver dato i natali a Garth Brooks, mito della musica country, e El Reno, crocevia tra la Route 66 e il Chisholm Trail.

 

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Dopo El Reno la Route 66 permette di percorre, fuori dalla veloce Interstate, dei tratti veramente lunghi dell'originale percorso ad una sola corsia per senso di marcia, passando anche sul Pony Bridge per oltrepassare il South Canadian River nei pressi di Bridgeport ed altri paesini desolati, con alcuni gioiellini come la vecchia pompa di benzina Lucille's, a Hydro, in funzione dal 1941.
Una sosta sicuramente è doverosa a Clinton, al bellissimo Route 66 Museum (2229 Gary Blvd.) che racconta la storia della Route 66 tramite foto, oggetti da collezione, musica e video. Un altro bel museo dedicato alla Mother road è a Elk City (2717 West 3rd Street), all'esterno del quale è ricreata una zona storica (Old Town Museum Complex) in continua crescita ed evoluzione.
Uscirete dall'Oklahoma passando per Erick, città natale del compositore Roger Miller, e per Texola, praticamente una città fantasma.
TEXAS
La Route 66 attraversa il Texas nella sua emanazione più settentrionale, la regione detta Panhandle, o, come era stata ribattezzata dai primi pionieri, "Llano Estacado", cioè pianura degli steccati, poichè il panorama era così monotono che per orientarsi erano costretti a piantare palizzate. In effetti dal punto di vista paesaggistico non aspettatevi nulla, solo una pianura piatta e abbastanza arida con lontanissime abitazioni isolate all'orizzonte, che qui sembra non finire mai.

 

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La prima sosta "texana" la Mother Road la riserva a Shamrock dove lo U Drop Inn (216 E 12th St), un bellissimo edificio art decò del 1936 recentemente restaurato che funge sia da ristorante che da pompa di benzina, merita una sosta anche solo per una foto. Ripresa la direzione verso ovest si incontra Mc Lean, nota per due musei: il primo dedicato alla Route 66 e l'altro, molto particolare ed interessante, dedicato alla "corda del diavolo", come gli indiani chiamavano il filo spinato, che mostra quanto sia stato importante questo strumento per la conquista del West. Prima di lasciare Mc Lean una foto la merita la stazione di servizio della Phillips 66 (219 Gray St), restaurata, che mostra una classica tipologia a cottage di stazione di servizio. Lasciando Mc Lean vi troverete davanti quello che si chiamava Jericho Gap, cioè il tratto di strada tra Mc Lean e Groom, che non era asfaltato e permetteva agli abitanti del luogo di fare soldi tirando fuori le auto intrappolate nel denso fango. Ed in effetti, anche se oggi la strada è asfaltata, incontrerete solo dei paesini pressoché abbandonati come Alanreed e Jericho. Prima di arrivare ad Amarillo ecco due attrazioni assurde in stile Route 66: la croce alta 57 metri a Groom ed i Maggiolini Volkswagen col muso piantato per terra a Conway.
Ripreso il percorso si arriva velocemente ad Amarillo, la sola città che può definirsi tale lungo il percorso della Route 66 in territorio texano. Siamo in un angolo remoto del Texas, se pensate che Amarillo è più vicina ad altre quattro capitali di Stato (Santa Fe, Denver, Topeka, Oklahoma City) rispetto alla capitale del Texas (Austin). Pianificate di arrivare ad Amarillo per ora di pranzo o cena perchè uno dei motivi per fermarsi in città è il Big Texan Steak Ranch (http://www.bigtexan.com/), una steakhouse super kitsch che però serve ottima carne in puro stile texano. Il vero motivo per fermarsi è provare la sfida "72 oz. steak dinner": bisogna riuscire a mangiare una mega bistecca di quasi 2 chili e mezzo in un'ora! Chi accetta la sfida sarà messo in un tavolo a parte, leggermente rialzato, e ripreso da una webcam che trasmette le immagini in diretta sul sito. Su Youtube ci sono molti filmati dei "supereroi" che hanno concluso l'impresa ed una menzione d'onore va a Joey Chestnut, un mangiatore da competizione (ha anche mangiato 66 hot dog in 12 minuti il ragazzo...), che ha stravinto la sfida mangiando la bisteccona in neanche 9 minuti! L'altra attrazione di Amarillo è il Cadillac Ranch, situato lungo la Interstate 40 tra le uscite 60 e 62. Questa installazione artistica consiste in 10 Cadillac piantate col muso per terra da un eccentrico milionario che ha voluto rendere omaggio ad un'icona motoristica americana e alla Route 66. Infine un altro muffler man con le sembianze di un cowboy attende gli appassionati appena fuori città (8200 W Interstate 40).

 

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Lasciando Amarillo, prima di uscire dal Texas, si arriva al "midpoint" della Route 66, il punto centrale del percorso della Mother Road. Definire dove sia esattamente non è comunque cosa facile visto che il percorso è cambiato molte volte, ma il titolo se lo contendono le cittadine di Vega e di Adrian. Nella prima i patiti della Route 66 dovrebbero fermarsi al Dot's Mini Museum (105 N. 12th St.), che è appunto un mini museo di un collezionista privato, visitabile unicamente quando il proprietario è presente. Nella seconda c'è un'icona della Route 66, il Midpoint Cafè, un diner anni '50 che serve le famose "ugly crust pie", le torte dalla crosta brutta ma buona.
Dopo Glenrio, la classica città diventata "ghost town" dopo l'arrivo delle Interstate, il Texas è ormai passato e si entra nel New Mexico, anche se il "Llano Estacado" continua ancora per un po'.


NEW MEXICO
La Route 66 nel New Mexico segue due percorsi distinti: quello più storico si direziona verso Santa Fe, la prima capitale del Nord America, seguendo la Santa Fe Trail e El Camino Real (la più antica strada americana). Infatti in origine la Route 66 dopo Santa Rosa si direzionava a nord verso Romeroville, poi verso Santa Fe e a sud di nuovo verso Albuquerque, seguendo gli antichi percorsi che aggiravano gli ostacoli naturali. Era un percorso che nascondeva insidie per i viaggiatori del tempo, come la Bajada Mesa che in 2,5 chilometri faceva superare 245 metri di dislivello. Il percorso più recente è dovuto ad un politico, Albert Hannett, che, dopo aver perso le elezioni per la rielezione a governatore nel 1925, si vendicò facendo in modo che fosse costruita un'autostrada tra Santa Rosa ed Albuquerque, tagliando fuori la capitale Santa Fe. L'opera venne completata in un mese, accorciando di molto il percorso che gli automobilisti dovevano seguire attraverso il New Mexico, sancendo di fatto il nuovo percorso della Route 66.

 

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I primi 100 km dopo il confine non regalano grandi emozioni, fino all'arrivo a Tucumcari, quintessenza del paesino lungo la Route 66, con vecchie insegne al neon e luoghi simbolo, come il Blue Swallow Motel (http://www.blueswallowmotel.com/#), costruito nel 1940 ed il Tee Pee Curios (924 E. Tucumcari Blvd), un negozio di souvenir ricreato all'interno di una tenda indiana. In uscita da Tucumcari, lungo W Tucumcari Blvd, sulla sinistra troverete una recente aggiunta ai monumenti celebrativi lungo la Mother Road, il Route 66 Monument di Thomas Coffin. Il New Mexico continua a correre lasciando dietro di sè solo una pianura arida, scenario classico di molti film western: volendo fare una deviazione prima di arrivare a Santa Rosa, verso sud, c'è la città di Fort Sumner, dove nel 1881 il leggendario Billy the Kid fu assassinato (inutile dire che attorno a questa vicenda si snoda l'unico motivo per visitare il paesino). Rimanendo invece sulla Route 66 o sulla Interstate 40, si arriva a Santa Rosa, nella quale gli appassionati possono fare una sosta al Route 66 Auto Museum (2866 Will Rogers Drive).

 

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Dopo Santa Rosa il percorso della Route 66 si divide in due percorsi che si riuniscono ad Albuquerque. Il percorso storico, maggiormente fedele alle origini e che ripercorre in parte il glorioso Santa Fe Trail, si dirige a nord in direzione Las Vegas (no, non è quella ben più famosa del Nevada!). A dire il vero, questa Las Vegas "povera" viene solo sfiorata dalla Route 66, ma ha anch'essa una storia importante per il vecchio West, poichè ha avuto cittadini illustri come Doc Holliday, Wyatt Earp, Butch Cassidy, ecc. e molti western furono girati qui ed anche la stazione dei pompieri appare in una scena di Easy Rider. Al di là di queste curiosità, Las Vegas ha oltre 900 edifici iscritti nel National Register of Historic Places, pertanto merita una sosta ristoratrice. Ora il New Mexico regala panorami ben più belli, la pianura semidesertica è un ricordo e si arriva alla bellissima Santa Fe, la più antica capitale degli Stati Uniti (nel 1610), posta alla fine del Santa Fe Trail, che viene segnalato da un piccolo monumento nella Santa Fe Plaza. L'atmosfera è molto suggestiva soprattutto nel "centro storico" dove tutti gli edifici sono in adobe e sembra di essere tornati indietro nel tempo, ai tempi dei conquistadores spagnoli. A Santa Fe e dintorni ci sono molte attrazioni, storiche e naturalistiche: la Santa Fe Plaza con il Palace of Governors, la Santa Fe Cathedral Basilica, la Loretto Chapel (207 Old Santa Fe Trail) con l'interessante Miraculous Staircase, il Bandelier National Monument ed il Tent Rock Canyon. Inutile dire che Santa Fe merita ben più di una sosta, poichè lasciando il percorso della Route 66 e deviando verso nord per circa 120-130 km, si raggiunge la splendida cittadina di Taos, con il suo bellissimo Taos Pueblo e nota per aver a lungo ospitato Kit Carson.
Ritornando al percorso della Route 66, da Sante Fe si percorre la strada verso sud ovest verso Albuquerque (vi è anche un percorso alternativo ed altrettanto affascinante che consiste nel seguire il Tuquoise Trail http://www.turquoisetrail.org/ che oltre ai paesaggi stupendi vi farà attraversare tre ghost town: Golden, Madrid e Cerrillos). La natura in questo tratto è la protagonista e prima di arrivare a Bernalillo è possibile concedersi una bellissima deviazione lungo la Jemez Mountain Trail National Historic and Scenic Byway, di cui di seguito inserisco una mappa per non dilungarmi troppo in percorsi fuori dalla Route 66.

 

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Facendo un passo indietro, come già detto, dopo Santa Rosa si può anche seguire il percorso più diretto ed innovativo della Route 66 senza dirigersi verso Santa Fe, rimanendo su quello che è il percorso ora seguito anche dalla Interstate 40. In questo tratto non c'è nulla di particolare da segnalare fino all'arrivo ad Albuquerque, gradevole sosta lungo la strada e vetrina per moltissimi motel dai neon vintage, visto che lungo solo Central Avenue nei tempi d'oro della Route 66 si contavano un centinaio di motel. Il percorso principale è proprio lungo Central Av., che passa attraverso il quartiere di Nob Hill e Downtown, lungo i quali potete ammirare vecchie attrazioni della Mother Road ed i classici diner. Uno di questi, il 66 Diner (1405 Central Avenue NE), è molto pittoresco e serve i classici hamburger in un'atmosfera che richiama apertamente gli anni '50. Sempre lungo Central Avenue merita una sosta la Old Town di Albuquerque, racchiusa tra Rio Grande Blvd. a ovest , Central Avenue a sud e Mountain Rd. a nord.

 

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Lasciata Albuquerque, nei pressi della comunità di Casa Blanca dopo Laguna, è possibile effettuare una piccola deviazione verso sud di una ventina di chilometri per visitare l'Acoma Pueblo (o Sky City), la più antica comunità abitata in continuità negli Stati Uniti visto che i primi segni di abitanti portano la data del 1075, situata su una mesa di arenaria alta 110 metri. Rimettendosi sulla Route 66, da Grants fino a Gallup, non ci sono attrazioni particolari, escludendo la possibile deviazione per El Malpais National Monument e la sosta al Route 66 Swap Meet, tra Bluewater e Prewitt, un muro ricoperto di targhe automobilistiche. Dopo il paese di Thoreau si passa attraverso il Continental Divide, l'ideale spartiacque del continente nordamericano e si arriva a Gallup, cittadina molto pittoresca con alcune attrazioni della Mother road ottimamente tenute, anche perchè qui la Route 66 è la via principale della città (parallela alla ferrovia). Per passare qualche ora a Gallup si può fare un giro a downtown Gallup oppure vedere El Rancho Hotel.
Usciti da Gallup ormai si è prossimi al confine con lo Stato dell'Arizona.

 


ARIZONA
L'Arizona è uno stato magnifico, pieno di meraviglie naturali e la Route 66 collega molte di queste splendide destinazioni. A metà '800 Edward Beale esplorò un percorso dal New Mexico al fiume Colorado, che fu poi la base per la Atlantic and Pacific Railroad e la Santa Fe Railroad. Un altro percorso seguito dalla Route 66 in Arizona è quello parallelo alla ferrovia che va da Lupton a Holbrook. Dopo Kingman si dirigeva verso Oatman, lungo un percorso pericoloso che nel 1952 venne bypassato più a sud a Topock.

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Un centinaio di chilometri dopo il confine, l'Arizona mostra immediatamente due bellezze naturali come il Painted Desert e la Petrified Forest. Il primo, a nord della Interstate 40, è costituito da "badlands" con rocce stratificate che offrono colori fantastici soprattutto all'alba o al tramonto. Il secondo è un parco nazionale molto importante dal punto di vista geologico, poichè consiste in tronchi di vecchi alberi di oltre 200 milioni di anni fa che si sono pietrificati, pertanto quella che una volta era una foresta ora è un insieme di tronchi completamente mineralizzati, che possono essere ammirati percorrendo il "loop" all'interno del parco di circa 50 km. Il vantaggio di questi due parchi nazionali è che sono immediatamente a nord e a sud del percorso della Mother Road, quindi la deviazione da fare per godere delle loro bellezze è relativamente breve. La prima vera sosta lungo la Route 66 è Holbrook conosciuta per il Wigwam Motel (811 West Hopi Drive), un motel le cui camere sono delle ricostruzioni di teepee indiani. Tra Holbrook e Joseph City c'è il Geronimo Trading Post (5372 Geronimo Rd - uscita 280 della I-40) nel quale si potrà vedere l'albero fossile più grande del mondo. Arrivati a Joseph City si vede uno dei luoghi più conosciuti lungo la Route 66 il Jackrabbit Trading Post, nel quale si trova qualsiasi souvenir legato alla Mother Road e manufatti indiani. Ripresa la strada si giunge a Winslow nota per essere stata inserita nella canzone degli Eagles "Take it easy" e per la presenza de La Posada (http://www.laposada.org/), un hotel del 1929 che fa parte dei capolavori voluti dall'imprenditore Fred Harvey. In particolare La Posada è tra i progetti meglio realizzati divenendo un esempio di architettura del southwest, tramite l'unione di tappeti e manufatti Navajo e stile spagnolo. Ripreso il percorso, poco dopo Winslow si può fare una deviazione di pochi chilometri per vedere Meteor Crater, un immenso cratere meteoritico con un diametro di 1.200 metri. Se non vi interessa potete proseguire ed arrivare velocemente a Flagstaff, bellissima cittadina ai piedi dei San Francisco Peaks, che viene percorsa nel centro dalla vecchia Route 66 (parallela alla ferrovia). Per gli appassionati della Route 66, Flagstaff regala "unicamente" l'atmosfera rilassata del classico paesino di montagna mischiato col il sapore del southwest e molti hotel e ristoranti dei tempi d'oro della Mother Road ancora in attività. Flagstaff ovviamente è anche nota per le bellezze che si trovano nelle sue vicinanze: a circa un'ora e mezza si può ammirare il Grand Canyon oppure a sud (circa 30 miglia) si può godere della bellezza di Sedona.

 

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Dopo essersi rifatti gli occhi, la strada riparte verso Williams, l'ultima comunità lungo la Route 66 che nel 1984 venne bypassata dalla Interstate. Il cuore di questo paesino è costituito proprio dal passaggio della Mother Road, che qui corre con due allineamenti paralleli con in mezzo ed ai lati motel e diner storici.
Fatta questa doverosa sosta, la Route 66 riparte verso Seligman dalla quale comincia un tratto molto ben tenuto e definito della vecchia strada fino a Kingman. A Seligman vi sono due posti che offrono l'occasione di una sosta culinaria, per tornare ai tempi d'oro della Route 66: lo Snow Cap Drive In (301 E Chino Ave), detenuto dal 1953 dalla famiglia Delgadillo, e l'Historic Route 66 Sundries (22405 Historic Route 66). Questo tratto della Route 66 non potrà lasciarvi senza emozioni, si ritorna con l'orologio indietro nel tempo: la Interstate è lontana e la strada corre dritta verso ovest tra piccoli paesini e paesaggi polverosi. Una sosta obbligatoria dopo Peach Springs è l'Hackberry General Store: un folle negozio di souvenir, fotografie dei gloriosi tempi passati sulla Route 66, insegne vintage e altre vecchie memorabilia della Mother Road. Questo lungo tratto originale della Route 66 termina a Kingman che accoglie il turista con vecchi motel d'epoca e la vecchia centrale elettrica ristrutturata che ora ospita un interessante museo sulla Route 66 (120 W. Andy Devine). Se volete mettere qualcosa sotto i denti e vi piace l'atmosfera di un diner anni '50 potete fermarvi da Mr. D'z Diner (http://www.mrdzrt66diner.com/).
Ovviamente molti turisti che sono arrivati fino a Kingman si dirigono a nord visto che Las Vegas è molto vicina (circa 100 miglia), un peccato per gli amanti della Route 66 che, invece, dirigendosi a sud-ovest si arrampica sulle Black Mountains regalando uno dei tratti più scenografici. Per le attuali autovetture le miglia che separano Kingman a Oatman sono molto piacevoli tra tornati e bei panorami, ma per i veicoli degli anni '40 e '50 arrivare fino allo Sitgreaves Pass, poco più a est della città mineraria abbandonata di Goldroad, era una piccola impresa. Valicato questo passo la strada corre in discesa verso Oatman, una piacevolissima cittadina che era fiorente nel periodo d'oro della Route 66 e quando le miniere nascondevano molti filoni da scavare. Quando nel 1942 i filoni d'oro si sono esauriti e la Route 66 nel 1952 è stata spostata più a sud, questo paesino si è dovuto reinventare come set cinematografico. Rimane il fatto che il turista respira una bella atmosfera "old west" ed una sosta ad Oatman è sicuramente meritata, se non altro per dare da mangiare carote agli asini selvatici che girano per la città. Una curiosità di questa autentica cittadina mineraria del vecchio west è l'Oatman Hotel , un edificio di inizio secolo, nel quale Clark Gable e Carole Lombard passarono la luna di miele nel 1939.
La Route 66 continua il suo percorso verso sud-ovest in uscita da Oatman ed ormai anche l'Arizona è passata: attraversate il fiume Colorado ed eccovi nella "promised land", la California!


CALIFORNIA
Per il turista moderno la California è lo Stato in cui termina la Route 66, è la tappa finale di un lungo viaggio, ma per i cosiddetti Dust Bowlers (coloro che fuggivano dalle pianure del midwest funestate da siccità e venti) era la motivazione di un viaggio, era l'arrivo per un nuovo inizio della propria vita. Certamente sia il viaggiatore moderno che l'emigrante di un tempo rimarranno forse un po' delusi da questo primo approccio di California: per circa 200 km oltre il confine, il Golden State si presenta con l'arido deserto del Mojave, senza mostrare nulla dell'infinita bellezza di questo Stato.

 

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Tra Needles e Barstow il panorama è desertico non solo come paesaggio ma anche come attrazioni: si passano Essex, Chambless, Bagdad (location del film Bagdad Cafè) senza niente da segnalare, fino ad Amboy dove una sosta la merita il Roy's Cafè and Motel, un luogo storico per la Route 66. Prima di arrivare a Barstow una piccola deviazione a nord (una decina di miglia da Barstow) vi porterà alla città fantasma di Calico. Barstow ospita il Route 66 Mother Road Museum (681 N. First Avenue presso la Casa del Desierto un'altra realizzazione di Harvey) e molteplici edifici ed insegne dei tempi della vecchia Route 66

 

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Usciti da Barstow la prima sosta è a Helendale per attrazioni "assurde" come l'Exotic World Burlesque Museum & Hall of Fame, nel quale l'assurdità sta nel trovare in un paesino sperduto nel deserto della California un fornitissimo museo dedicato alle ballerine di burlesque e alle strippers (probabilmente ora il museo è chiuso, anche se l'intenzione è quello di tenerlo in vita). Un'altra assurdità di Helendale è la "forest of bottle trees" (24266 National Old Trails Hwy), che come dice il nome stesso è una sorta di foresta i cui alberi sono formati da pali piantati per terra che come rami hanno migliaia di bottiglie. Prima di arrivare a San Bernardino e di fatto all'estrema periferia della megalopoli Los Angeles passerete da Cajon Junction, ora un punto anonimo tra voi e L.A., ma che fu di grande importanza per i pionieri: passavano di qua sia il Pacific Crest Trail (una sorta di Appalachian Trail della costa ovest) che congiungeva Messico e Canada, sia il Mormon Trail un percorso esplorato dai primi pionieri mormoni che univa Salt Lake City a Los Angeles.

 

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Come detto in precedenza ora la Route 66 non è più una strada polverosa da cercare in vecchi paesini ormai abbandonati o seguendo gloriose attrazioni, perchè si è giunti nell'enorme periferia che contorna la megalopoli di Los Angeles. Trovare il vecchio percorso della Mother road è veramente qualcosa di complicato tra semafori ed anonimi sobborghi, ma a Rialto si può incontrare nuovamente il Wigwam Motel, con i teepee di cemento recentemente restaurati oppure all'incrocio tra N E St. e W 14th St. a San Bernardino potrete vedere la prima location di un McDonald's, dove i due fratelli diedero inizio alla più grande catena di fast food del mondo. A Fontana si potrà vedere un'altra curiosità, presso il Bono's Historic Orange (15395 Foothill Boulevard), uno dei pochi stand a forma di arancia rimasti come andavano molto di moda un tempo in California e che serviva spremute fresche.
 

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Seguendo la mappa arriverete a Pasadena, un sobborgo di L.A., che conserva molti edifici risalenti ai tempi d'ora della Route 66. Da qui per cercare di rispettare il percorso della Route 66 seguite la Arroyo Seco Parkway che prosegue su Sunset Blvd. fino al Santa Monica Blvd.. Se siete stanchi del caotico traffico di L.A. fermatevi da Barney's Beanery (8447 Santa Monica Blvd), uno storico ristorante a West Hollywood con un arredamento molto kitsch in pieno stile Route 66.
La Route 66 giunge al termine, dopo quasi 2.500 miglia, a Santa Monica, originariamente all'incrocio tra Lincoln Blvd e Olympic Blvd. Oggi la fine molto più turistica della Mother Road è al molo di Santa Monica e al Palisades Park nei pressi dell'insegna della Will Rogers Highway.

 


CONSIGLI DI VIAGGIO

 

Dare consigli di viaggio è sempre molto complesso perchè ognuno di noi conosce quali sono le proprie preferenze, i propri tempi, i propri desideri. Sulla Route 66 è ancora peggio perchè come avrete capito questo viaggio può essere interpretato in molte maniere diverse, dipende se cerchiamo di vivere chilometro per chilometro la "Mother Road" oppure se vogliamo solo ripercorrerne il mito da novelli pionieri.
A mio modesto avviso, il tempo minimo da dedicare a questo viaggio è di tre settimane considerando qualche giorno a Chicago ad inizio tour e Los Angeles alla fine ed i possibili "detour" che la Route 66 concede lungo il percorso. Ovviamente se l'intenzione è quella di scoprire ogni attrazione scritta su questa guida tre settimane non basteranno e stessa cosa dicasi se dedicherete tempo alle tante "tentazioni" lungo il percorso (per esempio i parchi del southwest). Pertanto di seguito propongo un viaggio "standard", una base di viaggio lungo la Route 66 che ognuno potrà adattare in base alle proprie esigenze, nel quale inserisco come informazione indicativa i km da percorrere in giornata, ma non le cose da vedere o i posti in cui è consigliato mangiare/dormire perché rimando alla Guida.

 

1) Italia - Chicago
2) Chicago
3) Chicago
4) Chicago
5) Chicago – Wilmington – Pontiac – Atlanta - Springfield (IL): circa 350 km.
6) Springfield (IL) - St. Louis – Cuba - Lebanon (MO): circa 450 km.
7) Lebanon(MO) – Springfield (MO) – Galena – Vinita – Catoosa – Tulsa: circa 400 km.
8) Tulsa – Arcadia - Oklahoma City: circa 200 km.
9) Oklahoma City – Clinton – Shamrock – McLean – Amarillo: circa 430 km.
10) Amarillo – Adrian – Tucumcari – Las Vegas (NM) - Santa Fe: circa 500 km.
11) Santa Fe
12) Santa Fe – Albuquerque – Acoma Pueblo – Gallup: circa 350 km.
13) Gallup - Painted Desert – Petrified National Forest – Winslow: circa 350 km.
14) Winslow – Flagstaff – Williams – Seligman – Peach Springs – Kingman: circa 360 km.
15) Kingman - Oatman - Las Vegas: circa 260 km.
16) Las Vegas
17) Las Vegas - Santa Monica: circa 460 km.
18) L.A.
19) L.A.
20) L.A. - Italia

 

 

CONCLUSIONI
Questa guida è frutto della mia grandissima passione per gli USA e per la Route 66 ed invito tutti a contribuire per il miglioramento della Guida stessa. Infatti non prendete quello che ho scritto alla lettera perchè alcuni esercizi commerciali potrebbero chiudere oppure alcune attrazioni essere chiuse o rimosse, pertanto chiunque mi può dare le proprie impressioni e gli aggiornamenti necessari.
Alcuni spunti sono frutto della mia esperienza diretta, ma gran parte della guida deriva da letture e dalla navigazione online, in particolare:
Drew Knowles - Route 66 Adventure Handbook
Stati Uniti On The Road - Lonely Planet
Joe Sonderman - Route 66
http://www.byways.org
http://www.historic66.com/
Auguro a tutti quelli che vorranno intraprendere questo percorso di farlo con lo spirito giusto e di trovare quello che stavano cercando lungo le strade del mito.
Se questa guida vi è stata utile fatemelo sapere, mi farà contento e questa è la mia unica ricompensa!
Infine ringrazio gli amministratori, i moderatori e tutti gli amici di questo fantastico Forum!

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Bravissimo!!!! :clap::clap:

la route 66 è il mito, la leggenda!!!...e uno dei miei viaggi mancanti (ma ci andròòòò!!!!)

complimenti!!!! : Thumbup :

La bibbia della R66 è la fantastica "guida alla route 66" di Roberto Baggiani...(Clup Guide)..oltre 350 pagine in italiano, purtroppo non è più in commercio ma forse la si può ancora trovare su e-bay o mercatini.

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